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28 aprile, 2006

Chi naviga non può essere licenziato

Lo ha stabilito un giudice americano: «Internet equivale alla lettura dei quotidiani». E in Italia? «Tollerate le piccole pause»

Un'occhiata alla posta elettronica, uno sguardo alle ultime notizie, una sbirciata ai siti di viaggio. Durante il lavoro si può. Al massimo, si rischia una ramanzina da parte del capoufficio. E' quello che ha stabilito un giudice americano, secondo il quale navigare su Internet equivale a sfogliare le pagine di un quotidiano o parlare al telefono. Se questo non interferisce con le proprie mansioni, non si può essere licenziati.

LA VICENDA - Il caso riguardava un dipendente del Dipartimento dell'educazione di New York, Toquir Choudri. I suoi superiori lo avevano beccato mentre navigava sul web e gli avevano chiesto di smetterla, ma lui aveva continuato. Il caso è finito così in tribunale. Il giudice John Spooner ha però accertato che Choudri frequentava siti di informazione e di viaggio. Dopo aver spiegato che «Internet è diventato l'equivalente del giornale o del telefono», il magistrato ha stabilito che un giro in Rete non può costare il licenziamento. Al massimo, è ammesso un rimprovero.

LA SITUAZIONE ITALIANA - E nel nostro Paese? Anche in Italia ci sono state negli ultimi anni parecchie sentenze che riguardavano casi simili. Alcune favorevoli ai lavoratori, altre no. Ma allora: è possibile navigare durante l'orario di ufficio? «Una breve pausa, anche nel pieno dell'orario di lavoro, è sempre tollerata - spiega Pietro Ichino, docente di Diritto del Lavoro presso l'Università degli studi di Milano -. La questione è sempre quella della misura: tanto più le pause di questo genere sono lunghe o frequenti, tanto più ci si avvicina al limite della scorrettezza e dell'inadempimento contrattuale. Dove si collochi questo limite, dipende dalla maggiore o minore severità del giudice». Ma il datore di lavoro può controllare il computer dei propri dipendenti, come è avvenuto nel caso americano? «Sì, perché si tratta di uno strumento di lavoro a disposizione dell'azienda - spiega Ichino -. Come tale la memoria informatica non costituisce spazio protetto dal diritto alla riservatezza del lavoratore. Fa eccezione quello spazio che sia esplicitamente riservato a uso personale: per esempio una particolare directory o una casella di posta elettronica». In sintesi: navigare si può. Ma con un certo controllo.

Fonte: Corriere della Sera


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