Quando il Web fa la spia e ti fa perdere un'occasione di lavoro
Lavoro & Internet
Occhio a quello che scrivi su Internet, perché tra qualche anno potrebbe sbarrarti la carriera. Secondo un sondaggio svolto dal sito di offerte di lavoro CareerBuilder, sono sempre più numerosi i manager che prima di assumere nuovi dipendenti vanno a scandagliare su Google il loro passato, alla ricerca di scheletri e altarini.
Sugli oltre mille manager americani intervistati dal sito, almeno un quarto segue quest’abitudine. E nel cinquantuno per cento dei casi, scarta i candidati a causa di materiale compromettente trovato su Internet: bugie nel curriculum, mancanza di abilità comunicative, fedina penale sporca, rapporti troppo intimi con alcool e droghe, foto osé, tendenza a parlar male dei propri datori di lavoro, e così via.
Poi c’è anche il rovescio virtuoso della medaglia, cioè quelle assunzioni facilitate da un’ottima e rispettabile presenza online: se il candidato ha un sito professionale, mostra creatività e carisma e magari cura un blog molto apprezzato, allora il manager sarà più portato ad aprirgli le porte dell’azienda.
La lezione è chiara: meglio non sottovalutare Internet. Sfavillante, libertaria, disponibile a ospitare qualsiasi testo, foto o video, la grande Rete ha un'altra caratteristica che la rende davvero speciale: non dimentica niente. I messaggi sui forum, i post e i commenti dei blog, gli articoli scritti sulle webzine universitarie, non scompaiono con il tempo. Nella maggior parte dei casi sono sempre reperibili in qualche antro digitale, pronti a cedere alle richieste di qualche zelante manager.
Sebbene molti siano convinti del contrario, Internet non è uno stadio, dove si possono urlare le peggio cose sulla mamma degli arbitri, dei carabinieri e dei tifosi avversari, sapendo che nessuno verrà mai a chiedertene conto. Se si scrive un messaggio infuocato contro il proprio datore di lavoro, inserendo nomi e cognomi, quello non svanirà nel giro di poche ore. Rimarrà lì, potenziale bomba atomica in grado di distruggere una futura possibilità di assunzione.
Le aziende lo stanno imparando e il loro controllo è sempre più stretto. Oltre ai responsabili del personale a caccia di segreti nascosti nel passato dei candidati, ci sono anche i dirigenti che setacciano le attività online dei propri dipendenti. A qualsiasi livello. Giusto ieri Xeni Jardin raccontava su Wired le tristi sorti dei “mil-bloggers”, i blogger militari americani, che se la devono vedere con un Pentagono sempre meno contento delle loro testimonianze dirette sull’Iraq.
E’ la doppia faccia della comunicazione online. Praticamente impossibile da zittire, a meno che tu non viva in Corea del Nord, ma anche molto difficile da nascondere, soprattutto se affrontata con troppa disinvoltura. Se avete dubbi sulla moralità della mamma del vostro capo o se ieri sera avete fumato uno spinello con alcuni compagni di università, magari pensateci due volte prima di scriverlo su un blog. Tra qualche anno potreste pentirvene.
Fonte: La Stampa


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