Internet compie venti anni
Lavoro & Internet
La rete è giovane, frizzante, senza età e sembra vivere sempre nel futuro. È per questo che rimango felicemente stupito quando leggo di compleanni e ricorrenze legate al web, anniversari di cui sovente ignoriamo l’esistenza fino a quando non ne sentiamo parlare.
Tant’è che il dominio .it festeggia i suoi primi 20 anni. L’estensione italiana della rete nasce con il sito del CNR, www.cnr.it, che il 23 dicembre 1987 è diventato ufficialmente il primo nome a dominio italiano. Da allora sono passati due decenni, un periodo di tempo che informaticamente parlando equivale ad un paio di secoli, un batter di ciglia in cui è cambiato tutto quello che poteva cambiare e quello che non poteva cambiare è stato inventato.
La rete italiana è cresciuta, si è sviluppata, fino a diventare la sesta rete nazionale per importanza nel mondo, con oltre un milione e mezzo di siti registrati e circa 20 mila nuovi domini al mese.
IT come Italia quindi, un’estensione che richiama immancabilmente la rete vissuta nel Bel Paese, con limiti e contraddizioni della vita reale che si riflettono anche in quella digitale.
La scintilla italiana di Internet che è scoccata nell’87 è ormai diventata un focolare significativo, quasi un incendio e Focus ha dedicato a questo anniversario un numero monografico speciale. Il primo collegamento alla rete Internet è avvenuto nel 1986, da Pisa agli Stati Uniti, passando per il satellite e fu il risultato del lavoro dei ricercatori dell’allora neonato Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (Cnuce). Alla stessa struttura, venti mesi dopo, le autorità americane che regolavano (e regolano ancora) la rete, assegnavano la gestione del Registro dei domini .it, quarti in ordine di tempo in Europa ad adottare l’Internet protocol. Per fare un paragone, se oggi si parla di web 2.0, allora probabilmente non era lecito parlare nemmeno di web 0.0: il World Wide Web così come lo conosciamo si è sviluppato anni dopo e l’Internet come lo intende oggi la platea mondiale era solo un embrione o addirittura un’idea.
Come osserva l’ingegner Enrico Gregori, direttore dell’Iit-Cnr e responsabile del Registro del ccTLD .it “Nessuno, tra i ricercatori che allora contribuirono a realizzare la prima infrastruttura di rete e ai quali mi onoro di appartenere, avrebbe mai creduto che quello strano modo di far parlare tra loro computer diversi, sparsi in ogni luogo nel mondo, un giorno avrebbe rappresentato uno dei principali mezzi di comunicazione. E non per gli scienziati, ma per la gente comune”.
Lo slancio della rete è stato duplice: si è evoluta tecnicamente e non è rimasta confinata all’ambito scientifico o militare, ma è entrata nelle case delle persone. Quella che i ricercatori degli anni 80 stavano mettendo a punto era in realtà una bomba comunicativa, i cui effetti stiamo oggi solo intravedendo. Il meglio, deve ancora arrivare. Oggi la rete è in fermento e i domini. it non fa differenza. Se dall’1987 al 1993 le registrazioni si contavano sulle dita di una mano e venivano fatte solo da enti di ricerca e università, tra il 1999 e il 2000 c’è stato il vero e proprio boom: la bolla della ‘new-economy’ da un lato e la modifica delle norme del Registro del ccTLD .it dall’altro (anche ai soggetti senza partita IVA potevano finalmente avere un loro sito) sono stati i due fattori scatenanti per formare davvero l’Italia digitale che ancora oggi sta crescendo. Dall’estate 2004, infine, ciascun cittadino maggiorenne appartenente a un Paese dell’Unione Europea può registrare un numero illimitato di domini .it.
Internet oggi è menzionato – spesso a sproposito – in relazione a qualsiasi tema e situazione, personaggio e evento. Le vere potenzialità della rete sono ancora di la dall’essere sfruttate realmente. Ma, almeno per quanto riguarda l’Italia, tutto è iniziato con il .it
Fonte: Unimagazine.it


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