Lavoro & Internet

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24 gennaio, 2008

Il telelavoro secondo la legge: a metà strada tra datore e dipendente

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Il telelavoro è qualcosa di cui spesso si è sentito parlare - anche qui da noi - ma spesso pare sembrare più una semplice elucubrazione futuristica che non una possibilità offerta dalla nuova tecnologie a favore dell’impiego. Ma dal punto di vista legale, cos’è?

Secondo l’Accordo interconfederale per il recepimento dell’accordo-quadro europeo sul telelavoro del 16 Luglio 2002, il telelavoro è un forma di lavoro concordata tra azienda e dipendente per cui, benché l’attività lavorativa in oggetto del lavoro potrebbe essere effettuata nei locali dell’azienda, se ne prevede lo svolgimento al di fuori di essa.

Come si può notare, la definizione ufficiale sfata un po’ di miti o meglio fa luce sulla semplicità (almeno teorica) di questa forma di lavoro. Forma di lavoro che, a detta di molti, rappresenta il futuro prossimo venturo.

Guardando la situazione attuale certo non ci si aspetterebbe grandi sviluppi o impennate dei dati del mercato, in tal senso. In Italia i dipendenti assunti in modalità di telelavoro, infatti, sono davvero pochi.

Ai datori di lavoro scettici forse è bene sottolineare che le soluzioni odierne a favore del networking o della mobilità altro non sono che risposte alle esigenze del mercato. L’evoluzione prospettata dai tecnologi effettivamente ha preso piede ma, probabilmente per paura o sospetto, sotto forme ibride.

In altre parole: benché le forme del lavoro moderno tendano sempre più allo svolgimento dell’attività lavorativa al di fuori dei locali dell’azienda, la contrattualistica rimane ancorata a vecchi stereotipi.

L’Accordo interconfederale succitato specifica che il telelavoro non comporta diversi tipi di contratti in quanto è semplicemente una modalità di lavoro in cui risultano essenziali:

-la delocalizzazione dell’attività
-l’uso di tecnologie informatiche e telematiche atte a favorire la comunicatività e lo svolgimento dei compiti assegnati
-la sistematicità del lavoro

Stando a ciò il telelavoro può essere soggetto a contratto part time o a tempo determinato. Ciò che è importante è che non vi siano sostanziali differenze, anche in termini di mole e impegno, tra il lavoro in loco e quello a distanza.

Al dipendente che dovesse scegliere tale forma di impiego in accordo con il datore di lavoro sono assicurati i diritti sindacali, quelli alla riservatezza e alla protezione dei dati. Inoltre sono previste agevolazioni per favorire la comunicazione e la mancanza di isolamento del “teledipendente” rispetto ai suoi colleghi indoor.

La legislazione in materia è completa, in quanto non è stato necessario svilupparne una nuova ma semplicemente far rientrare nella vecchia anche questo caso.

La volontà delle due parti in questione di affidarsi al telelavoro porta non pochi benefici sia in termini di risparmio di risorse e spazi, da un lato, sia in termini di mobilità e flessibilità del lavoro, dall’altro. Ormai ci sono tutte le carte in regola per affidarsi a soluzioni lavorative a distanza.

Fonte: PMI.it


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10 gennaio, 2008

Rapporti di lavoro? Si comunicano online

Lavoro & Internet

Da domani, 11 Gennaio 2008, entra in vigore il decreto che stabilisce gli standard e le regole della trasmissione informatica delle comunicazioni di instaurazione, trasformazione, proroga e cessazione dei rapporti di lavoro e di altre esperienze lavorative inerenti.

In particolare, dunque, tutti i datori di lavoro, comprese le Pubbliche Amministrazioni, dovranno sostituire la vecchia modalità cartacea con quella di ultima generazione: la Rete.

Si tratta, questa, di una disposizione resa pubblica nella circolare n. 8371 del 21 Dicembre 2007, relativa alle disposizioni attuative del Decreto Interministeriale del 30 Ottobre 2007.

Come si può leggere nella circolare, la definizione degli standard e delle regole ha come obiettivo quello di creare un Sistema Informativo Lavoro in modo unitario e omogeneo sull'intero territorio nazionale.

A tal proposito, il Decreto Interministeriale a cui si fa riferimento prevede che ogni Regione abbia a disposizione dei servizi informatici adeguati in grado di consentire l'effettivo invio dei moduli, e anche delle infrastrutture tecnologiche per la fornitura dei servizi di connettività.

La disposizione che entra in vigore, come già detto, domani, sarà obbligatoria a partire dal 1° Marzo 2008, termine entro il quale non saranno più accettate comunicazioni su carta. Solo per la Provincia di Bolzano, a causa delle esigenze di adeguamento al bilinguismo, il periodo di transizione arriva fino al 1° Dicembre 2008.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net


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02 gennaio, 2008

Internet compie venti anni

Lavoro & Internet

La rete è giovane, frizzante, senza età e sembra vivere sempre nel futuro. È per questo che rimango felicemente stupito quando leggo di compleanni e ricorrenze legate al web, anniversari di cui sovente ignoriamo l’esistenza fino a quando non ne sentiamo parlare.

Tant’è che il dominio .it festeggia i suoi primi 20 anni. L’estensione italiana della rete nasce con il sito del CNR, www.cnr.it, che il 23 dicembre 1987 è diventato ufficialmente il primo nome a dominio italiano. Da allora sono passati due decenni, un periodo di tempo che informaticamente parlando equivale ad un paio di secoli, un batter di ciglia in cui è cambiato tutto quello che poteva cambiare e quello che non poteva cambiare è stato inventato.

La rete italiana è cresciuta, si è sviluppata, fino a diventare la sesta rete nazionale per importanza nel mondo, con oltre un milione e mezzo di siti registrati e circa 20 mila nuovi domini al mese.

IT come Italia quindi, un’estensione che richiama immancabilmente la rete vissuta nel Bel Paese, con limiti e contraddizioni della vita reale che si riflettono anche in quella digitale.

La scintilla italiana di Internet che è scoccata nell’87 è ormai diventata un focolare significativo, quasi un incendio e Focus ha dedicato a questo anniversario un numero monografico speciale. Il primo collegamento alla rete Internet è avvenuto nel 1986, da Pisa agli Stati Uniti, passando per il satellite e fu il risultato del lavoro dei ricercatori dell’allora neonato Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (Cnuce). Alla stessa struttura, venti mesi dopo, le autorità americane che regolavano (e regolano ancora) la rete, assegnavano la gestione del Registro dei domini .it, quarti in ordine di tempo in Europa ad adottare l’Internet protocol. Per fare un paragone, se oggi si parla di web 2.0, allora probabilmente non era lecito parlare nemmeno di web 0.0: il World Wide Web così come lo conosciamo si è sviluppato anni dopo e l’Internet come lo intende oggi la platea mondiale era solo un embrione o addirittura un’idea.

Come osserva l’ingegner Enrico Gregori, direttore dell’Iit-Cnr e responsabile del Registro del ccTLD .it “Nessuno, tra i ricercatori che allora contribuirono a realizzare la prima infrastruttura di rete e ai quali mi onoro di appartenere, avrebbe mai creduto che quello strano modo di far parlare tra loro computer diversi, sparsi in ogni luogo nel mondo, un giorno avrebbe rappresentato uno dei principali mezzi di comunicazione. E non per gli scienziati, ma per la gente comune”.

Lo slancio della rete è stato duplice: si è evoluta tecnicamente e non è rimasta confinata all’ambito scientifico o militare, ma è entrata nelle case delle persone. Quella che i ricercatori degli anni 80 stavano mettendo a punto era in realtà una bomba comunicativa, i cui effetti stiamo oggi solo intravedendo. Il meglio, deve ancora arrivare. Oggi la rete è in fermento e i domini. it non fa differenza. Se dall’1987 al 1993 le registrazioni si contavano sulle dita di una mano e venivano fatte solo da enti di ricerca e università, tra il 1999 e il 2000 c’è stato il vero e proprio boom: la bolla della ‘new-economy’ da un lato e la modifica delle norme del Registro del ccTLD .it dall’altro (anche ai soggetti senza partita IVA potevano finalmente avere un loro sito) sono stati i due fattori scatenanti per formare davvero l’Italia digitale che ancora oggi sta crescendo. Dall’estate 2004, infine, ciascun cittadino maggiorenne appartenente a un Paese dell’Unione Europea può registrare un numero illimitato di domini .it.

Internet oggi è menzionato – spesso a sproposito – in relazione a qualsiasi tema e situazione, personaggio e evento. Le vere potenzialità della rete sono ancora di la dall’essere sfruttate realmente. Ma, almeno per quanto riguarda l’Italia, tutto è iniziato con il .it

Fonte: Unimagazine.it


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09 ottobre, 2007

Il giornalista web, mestiere ancora da inventare

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Una professione costruita molto più sulla pratica che sulla codifica teorica di un profilo, tutto ancora da inventare. Un po’ giornalisti, un po’ smanettoni, un po’ esperti di marketing dell’informazione, un po’ copywriter, coloro che scrivono per il web sono alla ricerca di una identità. Per una molecola ancora in costruzione, niente di meglio che un Laboratorio per sperimentare.Come quello organizzato a Mestre dalla Rete civica della Provincia, praticamente gratuito.
Chi scrive per il web fino a oggi fa un po’ fatica a collocarsi in una qualche categoria professionale e forse non ha mai avuto interesse a farlo.
Che il web utilizzi linguaggi e modi di scrittura che sono diversi e peculiari rispetto a quelli di professioni già codificate come quella del giornalismo tradizionale o del copywriter che scrive per la pubblicità tabellare o per la brochure aziendale, è una cosa che tutti i “web addict” (nel senso anglosassone del termine, cioè di “dipendenti da”) si dicono tra loro.
Ma cosa differenzia realmente il lavoro di chi scrive per il web, ed in particolare di chi si occupa di informazione online, da chi coloro che invece scrivono sulla carta stampata ?
Quello che molto spesso oggi succede è che a scrivere l’informazione online sono principalmente tre categorie di soggetti:

- I giornalisti provenienti dalla carta stampata che hanno adattato (o si fanno adattare) il loro modo di scrivere per la pagina web, con un processo che quando non è mal digerito (quasi a pensare il web come mestiere di serie B) è addirittura rifiutato. “Io scrivo così e basta, se vi va bene pubblicatelo, altrimenti non rompetemi i ……., tanto per quel che mi pagate….”
- I “web smanettons”, giovani spesso con una buona preparazione tecnica di base, magari nati come webmaster, che si sono ritrovati, spesso su sollecitazione di editori o gestori di portali, a reinventarsi giornalisti online. Sono normalmente sottopagati (20-30 euro a pezzo) e sono dei grandi praticanti del “taglia-assembla-incolla”.
- Gli esperti di un qualche settore che, abituati a scrivere per riviste specializzate cartacee hanno riversato i loro contenuti sul web, spesso senza nessun filtro o rielaborazione, producendo in molti casi polpettoni illeggibili per il frettoloso lettore del web

Quindi il pericolo che questa professione nascente sia trattata in malo modo è molto presente; un processo di dequalificazione che è deleterio per tutti: editori che vedono pericolosamente decadere la qualità dell’informazione da loro prodotta e operatori dell’informazione online (non sapevo che altra perifrasi usare…) che avrebbero a disposizione uno strumento straordinario di espressione e che invece rischiano di veder svilito (e mal pagato) il loro lavoro, con una rincorsa al ribasso pezzo-qualità le cui conseguenze lascio immaginare.
Poche fino ad oggi le iniziative che servano a creare interesse, coesione intorno a questa nuova figura di professionista della comunicazione; qualche corso di giornalismo sta introducendo timidamente qualche modulo dedicato al mondo del web; ci sono corsi/seminari (in genere molto costosi) sul web copywriting, più qualche lodevole iniziativa qua e là che cerca di tessere una trama ed un ordito attorno a questa nuova figura, quella del giornalista web.

Fonte: MG News


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12 settembre, 2007

Facebook ammazza il lavoro

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Che negli uffici sia pratica più o meno ricorrente quella di navigare su siti che con la propria occupazione c'entrano poco, è cosa nota. Ma le dimensioni del fenomeno assumono proporzioni molto vaste, stando ad una ricerca condotta in Inghilterra.

La caduta di produttività appare inequivocabile: ogni mese, durante l'orario lavorativo, vengono perse 233 milioni di ore di lavoro, che i lavoratori impiegano sul web, in social network come Facebook. Lo studio - a cura della società di consulenza Peninsula e diffuso oggi dalla BBC - si è basato su sondaggi condotti in 3500 aziende britanniche. Le aziende si sono accorte di questo fenomeno, chiamato cyberslacking, e hanno preso le dovute contromisure.

Così, diverse persone, sorprese in ufficio mentre navigavano sui social network, sono state licenziate in tronco per perdita di tempo. Gli unici momenti in cui è consentito visitare Facebook, Bebo, MySpace sono le pause per il pranzo. Un fenomeno, quello del cyberslacking, che sta ricevendo sempre più attenzioni da parte delle imprese all'estero, e che ora risulta - per la fortuna di tutti i dipendenti amanti del web - non seguito in modo diffuso in Italia.

Fonte: Excite Web 2.0


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L'ufficio sul web è inutile?

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La sveglia che suona, la colazione fatta di corsa, l'odissea quotidiana nel traffico per raggiungere il posto di lavoro. Poi una giornata intera tra persone il più delle volte irritanti, su una scrivania alla mercé di tutti quelli che passano, oppure, se si è fortunati, rintanati dentro una stanzetta 2x2. La vita del travet, ridotta a questi elementi, è davvero uno strazio. Alla fine forse l'unica cosa positiva della giornata è il lavoro da sbrigare. E allora perché non tenere solo il lavoro e togliere tutto ciò che ci sta attorno?

In tanti avrebbero il desiderio di farla finita con questa tortura e sognano apertamente il lavoro da casa. Per ottimizzare i tempi e per evitare di farsi venire la depressione entrando ogni mattina nell'amato-odiato ufficio. In America, dove le cose si verificano sempre un po' prima che da noi, alcune grandi aziende hanno da tempo iniziato a smantellare uffici. Ebbene sì, continuano ad avere dipendenti indaffarati ma non li obbligano a raggiungere tutti i giorni il posto di lavoro. L'ufficio sembra essersi quindi trasferito da una sede fisica, al cyberspazio.

Un'inchiesta della Abc ha mostrato come in alcune aziende hi-tech questo processo di destrutturazione sia ormai molto avanzato. Alla Ibm, per esempio, il 42% dei quasi 350mila dipendenti va in ufficio raramente, ricorrendo in modo pressoché sistematico alla videoconferenza. Il principio fondamentale sembra essere: "Non c'importa dove e in che modo si lavora, ci interessa che il lavoro venga fatto". Con doppio vantaggio per il dipendente e l'azienda: l'uno risparmia tempo e denaro per raggiungere l'ufficio, l'altra taglia in modo netto costi fissi molto onerosi. L'Ibm da questo tipo di riorganizzazione del lavoro risparmia circa 100 milioni di dollari all'anno.

Ma ci sono anche realtà più spinte. L'ad di Accenture, società di consulenza aziendale, si vanta di non avere un vero e proprio ufficio ma di lavorare, come d'altronde buona parte dei suoi dipendenti ovunque capiti e ci sia una connessione internet. Ci sono infine dei casi estremi di società che non hanno nemmeno una sede fisica ma solo virtuale e i dipendenti si incontrano una volta alla settimana via webcam o messenger.

Tempo risparmiato, soldi non scialacquati in biglietti del tram o benzina, certo, però anche il rischio concreto di ritrovarsi isolati. Solo contatti impersonali al telefono o via mail, nessuna complicità che sta alla base di un normale team-work, nessuna discussione nella pausa-caffè che fa solidarietà di gruppo. E poi niente timbratura con il rischio molto concreto di giornate lavorative che non finiscono mai...

Fonte: Magazine Libero.it


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10 settembre, 2007

Evoluzioni: sempre di più verso l'ufficio on-line

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Secondo i maggiori esperti presenti alla Office 2.0 Conference, è questa la direzione che stanno prendendo i luoghi di lavoro. Ma è un bene o un male?

È questo il futuro della produttività aziendale, almeno secondo le opinioni espresse alla Office 2.0 Conference da parte dei rappresentanti delle maggiori compagnie nel campo dell'IT. A partire dalle due rivali Google e Microsoft, le affermazioni sono state unanimi: il destino dell'ambiente di lavoro è quello di venire influenzato dalla collaborazione on-line.

«Pensiamo che sia un terreno estremamente fertile» ha dichiarato un portavoce del colosso di Redmond intervistato sul tema, riferendosi al recente ingresso di Microsoft nel mondo dei social network collaborativi che strizzano l'occhio al business. Un mercato sempre più florido, con l'ingresso di nuovi attori come ad esempio Zoho Business.

Ma c'è anche chi avanza qualche dubbio sulla bontà di questa rivoluzione in atto. Come Google, azienda che col suo Google Apps for your Domain si è ritagliato un ruolo da protagonista nel settore della produttività on-demand. Che lancia un monito: questo nuovo "ufficio on-line" permetterà al professionista di lavorare ovunque lui voglia, ma a un costo. Rendere difficile distinguere il lavoro dalla vita d'ogni giorno.

Fonte: PMI.it


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04 settembre, 2007

Yahoo Kickstart: trovare lavoro col Web 2.0

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Il social networking è un ottimo sistema per condividere risorse, esperienze ed informazioni; allora perchè non sfruttarlo per trovare lavoro? Per fortuna qualcuno ci ha già pensato e presto Yahoo! si arricchirà di un nuovo servizio: Kickstart.

Kickstart non sarà il solito sito di elenchi con annunci "cerco/offro lavoro", ma permetterà di contattare direttamente le aziende che avranno al loro interno un referente appositamente nominato per comunicare con i possibili candidati.

Il progetto pensato dal team del motorone di ricerca sarà concepito per aiutare in particolare gli studenti universitari neolaureati, giovani che spesso non hanno i contatti necessari per proporre la loro manodopera nel mercato del lavoro.

Fonte: Mr.Webmaster


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30 agosto, 2007

Tele-lavoro? Tele-sciopero!

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Nell’era del tele-lavoro, aspettatevi il tele-sciopero. Una chiave per interpretare la scelta americana di vendere i pc agli asiatici (prima Ibm che ha passato i suoi Thinkpad a Lenovo, poi Gateway da poco acquisita da Acer) è che nel business di Internet vince chi punta sui servizi «soft» e non sui prodotti «hardware».
L’ha capito benissimo Ibm, il colosso informatico che auspica un futuro senza uffici: il tele-lavoro (dove ciò che conta è che il lavoro sia fatto nei tempi e nei modi giusti, non il luogo di lavoro) finora è stato un sogno per noi tutti, ma incomincia a fare tendenza proprio grazie a «Big Blue» Ibm, che ha addirittura aperto uffici nel mondo virtuale di Second Life.
Ed è proprio da lì che arrivano anche i primi guai: all'Ibm Italia i lavoratori ieri hanno lanciato la prima protesta sindacale virtuale, in cui a scendere «in piazza» per chiedere il contratto integrativo con il premio aziendale saranno i loro avatar (il sindacato mondiale Ibm coinvolge i sindacati di oltre 16 paesi, tra cui l’emergente tecnologica India).
Una multinazionale come Big Blue, che per la Seconda Vita ha da poco creato un centro acquisti e assistenza mandato avanti da persone in carne e ossa, prima o poi se lo doveva aspettare.

Fonte: La Stampa


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29 agosto, 2007

Al lavoro si perde sempre più tempo sul web

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Secondo diversi studi ormai l'impiegato medio occupa un quinto della sua giornata lavorativa navigando su internet

MILANO - Se state leggendo questo articolo forse state perdendo il vostro tempo. O forse lo state impiegando meglio di quanto pensino i vostri capi. Diversi studi dicono ormai che l'impiegato medio spende circa un quinto del suo orario di lavoro in attività personali. Qual è il mezzo preferito per passare il tempo? Internet, ovvio. Basta entrare in un qualsiasi ufficio per rendersi conto che i rumori più comuni sono i bip dei servizi di chat e dei giochi online, che oggi più che mai sono il modo più diffuso tra i lavoratori per occupare le pause tra un compito e l'altro.

PASSATEMPI - Secondo Patricia Wallace, autrice del libro «Internet in ufficio: come le nuove tecnologie stanno cambiando il lavoro», i lavoratori hanno sempre trovato un modo per lavorare di meno. «La differenza è che ora si ha uno strumento perfetto per perdere tempo, una finestra aperta sul mondo direttamente sulla scrivania», spiega Wallace, titolare di una cattedra alla Johns Hopkins University di Baltimora. Gli impiegati che utilizzano la Rete sul posto di lavoro spendono la maggior parte del loro tempo mandando email e quasi un terzo dei messaggi spediti non hanno a che fare con il loro lavoro, dice James Philips, professore di psicologia all'università australiana di Monash. Tra i passatempi preferiti, non mancano i social network, come Facebook o MySpace, che spesso riportano nella casella di stato dei loro utenti la formula "al lavoro". Per questo si sono verificati negli Usa anche i primi casi di licenziamento per cyberslacking - così viene definito il perdere tempo in Rete - da parte di aziende che lamentavano l'utilizzo di internet per motivi inappropriati.

Fonte: Corriere della Sera


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07 luglio, 2007

Almeno tre colloqui prima del posto di lavoro

Lavoro & Internet

E' necessario svolgere almeno tre colloqui prima di ottenere il sospirato posto di lavoro. Lo rileva un'indagine svolta dal quotidiano LaRepubblica online e dall'associazione dei direttori delle risorse umane (Gidp) che ha interpellato 120 capi del personale e oltre 3 mila candidati. Secondo la rilevazione ben il 59% dei datori di lavoro richiede almeno tre e più colloqui prima di offrire un posto di lavoro a un candidato. Soltanto il 39% si accontenta di far tornare due volte il candidato e il 2% si affida alla sorte basandosi sulla prima impressione. E' quindi frequente dover svolgere diversi colloqui prima di giungere all'agognata meta. L'indagine ha svelato anche un comportamento diffuso da parte delle aziende nel ricercare informazioni tramite internet sui candidati prima del colloquio. Se quindi durante la selezione di lavoro vi chiedono di tornare una seconda e una terza volta, sappiate che è normale. Siete nella media e la selezione sta procedendo bene.

Fonte: ECOMatrix


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28 giugno, 2007

OGGI IL LAVORO SI TROVA COSI'

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La videocurriculum mania

La formula “web più video” contamina anche il campo della ricerca di lavoro. Dopo la carta e l’email, ecco l’era del videocurriculum.

Da YouTube al videocurriculum il passo è breve. Nata negli Usa, la nuova tendenza per chi cerca lavoro prende piede anche da noi.

IALweb è il primo sito in Italia a offrire questo servizio gratuitamente e su scala nazionale. I candidati possono infatti presentarsi col proprio videocurriculum a migliaia di aziende.

E’ sufficiente avere una webcam e un microfono e registrare il proprio video. Oppure caricarne uno già esistente.

Il videocurriculum è in pratica una sintetica presentazione che accompagnerà il “tradizionale” curriculum online (pubblicabile sempre su IALweb).

Basteranno uno-due minuti per esporre in video le proprie attitudini e aspirazioni. Un esempio di videocurriculum lo offre Francesca, la nostra testimonial, che appare anche nelle videoistruzioni per pubblicare il curriculum e il videocurriculum.

Ma perché un videocurriculum? Viviamo nell’epoca di YouTube, dell’integrazione tra internet e video: una commistione destinata a contaminare tutti i campi, non ultimo quello del lavoro e della sua ricerca.

Tanto vale, quindi, muoversi per tempo e dimostrare al futuro datore di essere una persona che maneggia le novità.

Senza contare poi l’invincibile impatto suscitato dalle immagini. Immedesimatevi in un selezionatore che naviga ogni giorno tra centinaia di curriculum. Non sareste subito incuriositi da un candidato che si presenta in video? Certamente si.

Tanto che i primi ad avere l'idea di presentarsi con un biglietto da visita così originale, su YouTube, hanno avuto un gran successo.

In seguito all’espandersi del fenomeno, i siti americani di e-recruitment si sono attrezzati, permettendo ai candidati di operare in uno spazio più pertinente e professionale rispetto al gran calderone di YouTube.

La medesima idea l’ha avuta IALweb, dove è appunto possibile pubblicare il curriculum e il videocurriculum e lasciarlo a disposizione delle aziende che cercano personale.

Fonte: IAL web


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03 maggio, 2007

Monster ci rivela quanto non lavoriamo mentre siamo al lavoro

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Non è una novità che durante le ore lavorative si possa fare - e si faccia - molto altro piuttosto che lavorare. Una ricerca appena pubblicata da Monster.it (il portale per chi cerca o dà lavoro) ha messo a confronto cosa fanno i lavoratori italiani e quelli europei, chiedendo direttamente loro come trascorrono le ore che dovrebbero, al contrario e da contratto, dedicare al lavoro.

L'ironia? Innanzitutto che chi cerca lavoro lo fa dal lavoro: gli accessi dello stesso Monster avvengono per lo più dall'ufficio.

L'indagine, realizzata interamente online, chiede di rispondere all’affermazione “Mentre sei al lavoro…”: il 45% degli italiani votanti ha risposto che utilizza Internet per motivi privati e non per questioni legate alla propria professione.
Su 897 partecipanti al sondaggio, dunque, la maggioranza compra cd, prenota viaggi, o controlla il proprio conto bancario durante le ore d’ufficio, facendo quindi tutt’altro rispetto a ciò per cui si é stati assunti.

Se il Web è la prima causa di distrazione, non sono pochi coloro che scelgono addirittura di lasciare la propria scrivania per trascorrere una pausa da passare all’aperto. Il 24% degli italiani che ha espresso il proprio voto su Monster.it, infatti, più che rimanere seduto di fronte ad un monitor, preferisce “perdere tempo” uscendo dal proprio ufficio e concedendosi una pausa sigaretta. Potrebbe anche essere visto come un modo per intrattenere relazioni sociali e conoscere meglio colleghi d’ufficio coi quali, spesso, si hanno solo scambi di mail o brevi telefonate per motivi, giustamente, di lavoro.

Tanto meno si creano problemi di sorta coloro che scrivono mail private o utilizzano le linee dell’ufficio per fare telefonate personali, vale a dire rispettivamente il 14% e il 9% dei partecipanti all’indagine.

Secondo i dati rilevati da Monster.it, che ha un osservatorio sul mondo del lavoro di 2,9 milioni di visite mensili, più di un milione di utenti registrati e un milione e duecentomila curriculum vitae inseriti nel proprio database, c’è anche chi - lavorando - si concede libero accesso alle chat, ovvero un 9% che fa finta di lavorare al pc e contemporaneamente dialoga con tranquillità con amici o coi colleghi di lavoro della scrivania a fianco.

Il suggerimento di Nicola Rossi, direttore marketing di Monster.it? "Le aziende dovrebbero incentivare un impegno maggiore da parte dei dipendenti tramite riconoscimenti più alti".
Ma aggiunge che "non è un caso che i partecipanti al sondaggio abbiano votato in numero nettamente inferiore rispetto a quella che è la normale media dei Monster Meter: l’argomento è delicato e non tutti i partecipanti all’indagine hanno voluto rischiare di ammettere che durante le ore di lavoro il proprio profitto è ridotto a causa di altre distrazioni”.

Anche in Europa è stata riscontrata la stessa situazione: sugli oltre 10 mila "job seeker" partecipanti al sondaggio, proprio come in Italia le attività personali che vengono svolte tra le mura d’ufficio vedono al primo posto la navigazione in Internet (l’Ungheria si colloca al primo posto con il 48% dei voti, seguita da Paesi Bassi e Norvegia con il 46% delle risposte), mentre al secondo posto la partecipazione a chat online è preferita rispetto alla pausa sigaretta.

Il network Monster ha infatti riscontrato che i lavoratori che maggiormente prediligono il dialogo via internet sono i francesi, col 38% delle preferenze, seguiti da inglesi (33%), irlandesi (30%) e belgi (20%).

Non si distaccano di molti punti percentuali altre attività che gli europei ammettono di svolgere a discapito dagli impegni dettati dalla propria mansione, ovvero scrivere mail private, per il 17% dei partecipanti all’indagine, e fare una pausa sigaretta per il 16%.
All’ultimo posto delle preferenze, con appena il 7% dei voti, fare telefonate private, forse l’attività extra lavorativa più intercettabile, che però non provoca alcun tipo di preoccupazione ai lavoratori spagnoli, il 14% dei quali non si pone alcun tipo di problema.
E voi, che cosa fate durante l'orario di lavoro quando non lavorate?

Fonte: La Stampa


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30 marzo, 2007

A chi non piacciono gli utenti Hotmail?

Lavoro & Internet

Usare un comune e popolare provider di posta può costare il posto di lavoro. E aumentano i reclutatori che googlano sui candidati prima di decidere dell'assunzione

Occhio, i responsabili del personale hanno scoperto Google, e lo usano con sempre più frequenza per fare ricerche sui possibili candidati per un posto in azienda. E parrebbe esservi un peccato mortale da evitare a tutti i costi: usare Hotmail per la propria corrispondenza quando si è in cerca di un posto di lavoro.

Chi infatti usa lo storico email web service, in circolazione da 11 anni e ora proprietà Microsoft, rischia di essere considerato una sorta di paria telematico incapace di sfruttare tutte le potenzialità della rete. La segnalazione arriva da Catorze.blog che parla di Criterio Hotmail: un dipendente del reparto Risorse Umane di una società di consulenza sostiene che, durante un processo di selezione in cui, tra le altre cose, si richiedeva ampia esperienza nelle cose della Rete, le candidature collezionate sono state 50, 30 delle quali provenienti appunto da Hotmail.

Le 30 sfortunate proposte sono state cancellate nel momento stesso della loro ricezione, dice il consulente, perché secondo i criteri aziendali non è possibile essere esperti di Internet e usare un account Hotmail allo stesso tempo. Anche se magari, come nel caso chi scrive, l'account è stato registrato parecchi anni prima di Gmail e compagnia, quando il gestore rappresentava un'ottima alternativa gratuita per una inbox sul web utilizzabile da chi non aveva la possibilità di connettersi da casa.

Motivazioni che, con tutta l'evidenza del caso, non interessano agli esperti di recruting della società incriminata. Certo, si potrebbe obiettare che nessun esperto di rete sia tanto sprovveduto da non usare servizi gratuiti come appunto è quello base offerto dall'attuale MSN Hotmail, ma le vie della rete e, pare, dell'assunzione in azienda sono veramente infinite.

Talmente infinte che, suggerisce ars technica, oggi più che mai è necessario prestare attenzione ai contenuti personali sparsi online su forum, blog e compagnia: secondo una ricerca condotta a marzo, cresce il numero dei datori di lavoro o comunque dei responsabili delle assunzioni che usano Google per raccogliere informazioni sui potenziali impiegati.

Lo studio, che ha interessato 600 reclutatori e circa 2.000 adulti attivi online, ha stabilito che il 59% degli arruolatori ha usato le varie fonti disponibili in rete per farsi un'idea un po' più precisa su chi stavano valutando o assumendo, mentre un sostanzioso 25% di essi ha dichiarato di aver rifiutato una candidatura proprio in base a tale idea.

In un caso, un candidato è stato bocciato perché pare abbia l'abitudine di bere un po' troppo, in un altro il potenziale impiegato era stato un po' troppo ciarliero riguardo l'azienda e in un altro caso ancora le abitudini di posare in topless di una candidata sono state considerate poco consone all'etica aziendale, rigorosa e magari un po' troppo bacchettona.

Ma non sempre le possibilità di fare ricerche online si rivelano negative per gli interessati: un buon 13% dei datori di lavoro dice di aver deciso per l'assunzione dopo essersi imbattuto nelle informazioni personali dei candidati. In questo caso, la dimostrazione di successi personali o di particolari capacità attraverso un blog o un sito di social networking, hanno giocato tutte a favore dell'interessato.

Fonte: Punto Informatico


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27 marzo, 2007

Cerchi lavoro online? Clicca Yahoo! lavoro

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Da oggi l'incontro online tra domanda e offerta è più semplice: sul nuovo canale si possono effettuare ricerche specifiche e registrare il proprio curriculum che le aziende possono consultare

Cerchi lavoro? Naviga in rete. Da oggi l'incontro sul web di domanda e offerta è più semblice: Yahoo!, l’azienda leader nell’offerta completa di prodotti e servizi online, presenta Yahoo! Lavoro (http://it.lavoro.yahoo.net/home.asp), il nuovo canale in partnership con Monster.it, primo sito in Italia e nel mondo nella selezione del personale su Internet.
Yahoo! Lavoro si apre con una home page chiara e ben organizzata dove chi è interessato a offerte e nuove opportunità professionali potrà effettuare ricerche specifiche navigando all’interno delle sei principali sezioni.

Nell’area “Cerca lavoro” gli utenti avranno la possibilità di accedere a moltissime posizioni aperte, suddivise per categoria e regione. “Cercaformazione” è la sezione dove sarà invece possibile cercare corsi di formazione o master di specializzazione in base a rilevanza, data e regione.

Non manca una sezione “Carriere” dove verranno evidenziate le notizie principali in campo lavorativo, ad esempio su normative e riforme. Su Yahoo! Lavoro sarà inoltre possibile registrare il proprio curriculum vitae per rispondere alle offerte di lavoro più interessanti con un semplice click ed essere sempre visibili dalle aziende.

Proprio alle aziende è dedicata, infine, una sezione contenente un database consultabile per la ricerca dei profili più idonei alle posizioni ricercate. Tutti i contenuti del canale Yahoo! Lavoro sono forniti da un partner accreditato e affermato, Monster.it, il portale leader nella ricerca e offerta di lavoro on line e l’osservatorio privilegiato sul mondo dell’occupazione con 2,7 milioni di visite mensili, 1 milione di utenti registrati e 1 milione e duecentomila CV inseriti nel proprio database.

Il nuovo canale rappresenta un punto d'incontro efficace tra candidati e Responsabili delle Risorse Umane, con prodotti e servizi che offrono una vasta gamma di opportunità e soluzioni personalizzabili per aiutare i candidati a cercare il primo lavoro, una nuova occasione professionale o a realizzare al meglio le proprie aspirazioni e per aiutare le aziende a trovare in modo rapido ed efficace i migliori talenti disponibili, tra oltre un milione di CV qualificati presenti nel solo Database italiano.

“Con il nuovo Yahoo! Lavoro utenti e professionisti da oggi hanno a disposizione uno strumento di ricerca di opportunità lavorative completo e aggiornato”, dichiara Massimo Martini, General Manager di Yahoo! Italia.
“Quella con Yahoo! Lavoro – commenta Nicola Rossi, Direttore Marketing di Monster.it – è un’iniziativa volta a unire le eccellenze del Web nei rispettivi ambiti di riferimento per offrire agli utenti finali servizi di elevata qualità”.

Fonte: Il Resto del Carlino


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21 marzo, 2007

Vietato controllare il web dei dipendenti, le norme

Lavoro & Internet

Il Garante della Privacy fa finalmente chiarezza su quali controlli può praticare un datore di lavoro sulle email professionali e sulla navigazione in Internet dei dipendenti in orario di lavoro.

E' vietato al datore di lavoro monitorare i siti Internet che un dipendente visita perché da questi si potrebbe risalire a idee politiche, sindacali, religiose, a orientamenti sessuali, a dati riservati e tutelati dallo Statuto dei Lavoratori.

Il datore di lavoro può prevedere precise norme per evitare usi impropri, privati e non autorizzati, di Internet e delle email professionali, può escludere con filtri e altri sistemi i siti web non di interesse professionale e aziendale oppure il download di musica e immagini.

Il datore di lavoro può quindi prevenire usi impropri da parte del lavoratore, ma non può controllare la sua navigazione in Internet o accedere alla sua casella di posta elettronica aziendale.


Fonte: Comincia l'Italia


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22 dicembre, 2006

Professioni web, Web Skills Working Group al lavoro

Lavoro & Internet

Sono iniziati i lavori del Web Skills Working Group, iniziativa che coinvolge aziende, esperti e rappresentanti di enti pubblici e che mira a definire i requisiti formativi per le professioni del Web. Ad annunciare l'avvio dei lavori è IWA Italy (International Webmasters Association Italia).

"Questi profili - spiega IWA - garantiranno maggiore chiarezza alle aziende che assumeranno personale specializzato nell'ambito del Web e forniranno supporto alle organizzazioni e professionisti che nell'ambito della formazione sapranno operare meglio le proprie scelte".

Il lavori del gruppo, spiegano i promotori, dureranno circa 3 mesi. Il risultato sarà un documento che delineerà i profili dei professionisti del Web, che sarà pubblicato e divulgato a cura di IWA Italy.

Fonte: Punto Informatico


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06 dicembre, 2006

Giornali e internet i mezzi più usati per cercare un lavoro

Lavoro & Internet

Solo il 3% dei giovani trova lavoro grazie alla scuola. Decisamente più utile, invece, il supporto informativo offerto sia dai tradizionali giornali che dall’innovativa internet: i dati provengono dalla terza indagine sulle agenzie per il lavoro con circa 3.000 lavoratori coinvolti. A realizzarla è stata Metis e AB Research, una società specializzata in ricerche di mercato.

Appena il 3% dei giovani italiani reputa l’ambiente scolastico e universitario un valido riferimento nella ricerca del posto di lavoro; decisamente più utile, invece, il supporto informativo offerto, oltre che dalle agenzie addette alla ricerca di lavoro, dai tradizionali giornali e dalla rete internet. I dati provengono dalla terza indagine sulle agenzie per il lavoro ed ha riguardato circa 3.000 lavoratori: a realizzarla è stata Metis e AB Research, una società specializzata in ricerche di mercato con l'obiettivo di indagare il livello di soddisfazione dei lavoratori rispetto alla somministrazione di lavoro e agli altri servizi offerti dalle agenzie per il lavoro.
Dall’indagine è emerso anche che le agenzie hanno un pubblico prevalentemente giovane (52% tra i 21 e i 30 anni) e istruito, il 67,8% ha un titolo di studio superiore (di cui il 19% con laurea, del vecchio ordinamento). Il 52,6% dei lavoratori è impiegato nell'industria, il 23% nel terziario, il 10,9% nella telefonia, il 7,3% nel credito, il 6,2% nella grande distribuzione. Il 43% sono impiegati, mentre il rimanente 57% sono operai. Per quel che riguarda la durata dell'impiego, il 24% “regge” 1 mese, il 32% da 1 a 3 mesi, il 24% da 3 a 6 mesi e il 20% oltre 6 mesi.
"La nostra indagine - spiega Piermario Donadoni, amministratore delegato Metis - conferma l'utilizzo, da parte dei giovani, delle agenzie per il lavoro come strumento per muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Il 35% di questi giovani, al termine della prima missione, viene confermato a tempo indeterminato dall'azienda utilizzatrice. Con gli altri programmiamo un percorso di carriera che dopo 3 o 4 missioni portano il giovane ad inserirsi a tempo indeterminato nel mondo del lavoro".
"Negli tre ultimi anni - continua Donadoni - abbiamo notato una crescita anche degli over 40 anni che sono passati dal 6% del 2003 al 10% del 2006. Questa crescita dipende da due fattori: la trasformazione in agenzie per il lavoro, che ci ha consentito di offrire opportunità lavorative anche a tempo indeterminato e quindi di rivolgerci anche a coloro che già lavorano ma che vogliono cambiare o migliorare la loro posizione; inoltre, si rivolgono a noi anche molti over 40 e soprattutto over 50 usciti dal mondo del lavoro per riqualificarsi e reinserirsi nel mondo del lavoro".
In merito agli strumenti di ricerca del lavoro maggiormente utilizzati c'è una sostanziale equità di utilizzo della carta stampata (26,2%) e di internet (che ha fatto registrare un buon 26%, decisamente in crescita nei confronti del 19% registrato nella precedente rilevazione). Canali alternativi quali eventi e fiere dedicati al lavoro e volantini raccolgono, insieme, il 15% delle preferenze. Davvero desolante registrare che l'ultimo posto delle preferenze che, sempre secondo il campione di intervistati, aiuterebbero sufficientemente i giovani nel passaggio al mondo del lavoro è occupato da scuola e università.

Fonte: La Tecnica della Scuola


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24 novembre, 2006

ICT skills: finalmente la standardizzazione per le professioni del Web

Lavoro & Internet

L'Associazione IWA Italy (International Webmasters Association Italia) è stata recentemente nominata organo preposto alla creazione di un gruppo di lavoro che definisca gli skills profiles per le professionalità del Web. L'incarico proviene dal CEN, Comitato Europeo per la Standardizzazione, che indica l'Associazione IWA/HWG come unica struttura al mondo in grado di fornire certificazioni sui percorsi formativi relativi al settore del Web. Per questo motivo IWA/HWG ha demandato al suo chapter Italiano, l'Associazione IWA Italy, di definire le competenze ed i relativi percorsi formativi in ambito nazionale. La partecipazione al gruppo di lavoro è aperta a tutti i professionisti, le organizzazioni e le aziende Europee che operano sul Web e che intendono offrire un contributo con la loro esperienza.
Candidarsi è semplice: basta di inviare una email al responsabile IWA Italy per gli Skills Pasquale Popolizio [comunicazione@iwa.it ], con una breve presentazione personale ed il contributo che ci si prefigge di offrire: verrà poi proposta al coordinamento l'accettazione o meno del candidato. Il gruppo, una volta creato, avrà una durata di circa 3 mesi e svolgerà i suoi lavori con teleconferenze obbligatorie per i partecipanti - che avranno cadenza quindicinale - e con una mailing list privata. Al termine dei lavori verrà stilato un documento che rappresenterà l'elenco completo dei profili professionali destinati ad operare nel Web, corredato dalle relative competenze ed esperienze richieste a ciascuna figura.
Il gruppo di lavoro in fase di creazione ha dunque come obiettivo la definizione dei profili professionali del Web utili a supportare tutte quelle attività formative che verranno ideate e realizzate allo scopo di fornire al mondo del lavoro professionisti che possano muoversi con una adeguata preparazione nel settore. Un inquadramento professionale che sinora mancava e che vuole dare un contributo positivo e decisivo all'incontro fra professionisti e aziende, seguendo la strada del Progetto EQF (European Qualifications Framework), iniziativa Europea per facilitare una maggiore coerenza per la lifelong learning, in applicazione degli obiettivi di Lisbona. Questi profili garantiranno così maggiore chiarezza alle aziende che dovranno assumere personale specializzato nell'ambito del Web e forniranno supporto a quelle organizzazioni, ma anche ai singoli, che si occupano di formazione e che in questo modo sapranno meglio operare le proprie scelte. Ed è per questo che hanno già colto l'opportunità di partecipare al gruppo alcune realtà fra le quali Adobe, il Ministero per le Innovazioni e l'Università di Bologna, nonché l'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

Fonte: e-Margherita


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20 novembre, 2006

Il lavoro adesso si trova su Internet

Lavoro & Internet

Parte ‘Miojob’, un sito realizzato dal gruppo Espresso che si propone come luogo ideale per l’incontro di domanda e offerta professionale: molte le novità e i servizi a partire dalle notizie sul mondo dell’impiego

Un nuovo sito dedicato al lavoro è online dalla settimana scorsa: www.miojob.it. L’ha realizzato il gruppo L’espresso, forte dell’esperienza delle sezioni dedicate di Repubblica.it e Kataweb. Il portale si propone in una veste moderna e ricca nei contenuti dedicati agli utenti. Con Miojob si punta ad un sito di ricerca di personale qualificato che punti a candidati fidelizzati oltre che inserzionisti a cui offrire servizi a valore aggiunto. Fornirà news aggiornate e fruibili attraverso una navigazione facile e intuitiva, una grafica più nitida e tanti accorgimenti tecnici che rendono più veloce l'incontro fra domanda e offerta. Se fino al 2001 il mercato delle ricerche di personale sul mezzo stampa era presidiato dai più importanti quotidiani nazionali, ora i nuovi competitor fanno sentire la loro pressione. Le cifre dimostrano la tendenza a cercare lavoro online: a giugno 2006 il totale degli utenti iscritti al servizio lavoro di Kataweb e Repubblica.it ha raggiunto quota 185.384. I nuovi iscritti nel solo settembre sono stati 1.913. Nel 2005 è avvenuto il mercato della ricerca di personale della stampa scritta valeva 28 milioni, quello online era di 16 milioni.
Il Gruppo Espresso, vantando una offerta multimediale fra le più complete, ha deciso di mettere a disposizione la sinergia dei propri mezzi affiancando all'offerta stampa per la ricerca del personale il nuovo sito. Dal 15 novembre sono online tutte le offerte di lavoro, tutti i servizi per i candidati, tutti i servizi di visibilità per le aziende. Entro fine mese si aggiungeranno l’area riservata per le aziende, con l’ecommerce attivo con carta di credito, e il canale dedicato ai neolaureati, in collaborazione con AlmaLaurea. Entro la prima metà di dicembre saranno online le sezioni regionali, raggiungibili dai link attivati sui siti dei quotidiani locali. Miojob è stato concepito sulla base di 8000 interviste a utenti e aziende, nonché sullo studio dei siti del mondo dedicati al lavoro: modelli di riferimento il New York Times, il Los Angeles Times, il Financial Times, ognuno dei quali ha un suo specifico servizio. Il risultato dell’analisi ha portato a migliorare la parte riservata agli utenti: non basta la quantità di annunci e inserzioni, ma occorre che siano facilmente accessibili e che sia disponibile un percorso guidato nella direzione più appropriata per il candidato. Allo studio, un canale noprofit, uno per gli over 45, uno sui lavori all'estero.
Dal punto di vista delle aziende, la struttura dell’homepage consente di razionalizzare gli spazi promozionali affiancandoli a canali specifici come quello dedicato ai neolaureati. Le aziende alla ricerca di personale, oltre a pubblicare i propri annunci, possono richiedere spazi di forte visibilità con le offerte della settimana, o con le ‘aziende in primo piano’. Possono classificare i profili dei candidati in funzione dei requisiti dell'annuncio velocizzando il processo di screening e attivando un servizio di raccolta e di classificazione di CV mirato. Punto di forza è la creazione di un database di curricula. Sarà possibile abbinare alla pubblicazione degli annunci un servizio di raccolta e classificazione dei CV: per rispondere all'inserzione, i candidati accederanno ad un sito personalizzato con i loghi dell'inserzionista, e il loro curriculum sarà inserito in un database a disposizione dell'azienda per la consultazione. C’è poi un entry point per canalizzare il traffico delle offerte regionali sui siti dei quotidiani locali del gruppo (16 testate con 470.000 copie). Unica nel suo genere la sezione dedicata alle informazioni sul mondo del lavoro redatta da una redazione dedicata di giornalisti di Repubblica e Kataweb, che ogni giorno aggiorna gli utenti sulle novità del settore, dalle normative alle indagini statistiche: tutto quanto può essere utile a chi è alla ricerca di un impiego.

Fonte: La Repubblica


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16 novembre, 2006

EU CV ONLINE

Lavoro & Internet

Il modo più rapido ed efficace per far conoscere il vostro curriculum vitae ai servizi della Commissione europea

DA QUALCHE TEMPO SUL SITO DELLA DIREZIONE GENERALE “PERSONALE E amministrazione” della Commissione europea è possibile inserire on line il proprio curriculum vitae. I vostri dati potranno essere consultati dai dirigenti e dai responsabili delle risorse umane della Commissione per la ricerca di profili adatti alle esigenze dell’istituzione. È bene tener presente, però, che l’inserimento del curriculum nella banca dati non implica l’obbligo per la Commissione di offrire un impiego ai candidati.
Il servizio CV on line è disponibile nelle tre lingue di lavoro della Commissione: inglese, francese e tedesco. Tuttavia, nei campi a testo libero è possibile utilizzare qualsiasi altra lingua comunitaria.

Qualche informazione utile su EU CV on line

Chi consulta la banca dati?
La banca dati è gestita dalla Commissione europea e sarà in futuro accessibile ad altre istituzioni europee e internazionali. Ogni volta che una nuova organizzazione entrerà a far parte del sistema, sarete avvisati in modo da poter scegliere se consentire o meno l’accesso ai vostri dati.

Sono già iscritto in un’altra banca dati della Commissione per la raccolta di candidature spontanee (ad es. ELSA): devo iscrivermi nuovamente?
Sì, è necessario inserire di nuovo tutti i dati. È tuttavia in corso un consolidamento delle varie banche dati: presto saranno integrate o collegate a EU CV on line.

Per quanto tempo saranno conservati i dati?
Una volta registrato, il curriculum resterà su EU CV on line a condizione che consultiate regolarmente la banca dati (almeno una volta ogni sei mesi). In caso di mancata consultazione nei primi sei mesi, il curriculum sarà disattivato e ne sarete informati. Qualora non provvediate alla riattivazione nei sei mesi successivi, il CV sarà eliminato dalla banca dati.

Protezione dei dati personali
La Direzione generale “Personale e amministrazione” della Commissione europea si attiene al più rigoroso rispetto delle norme in materia di trattamento dei dati personali, in conformità del regolamento CE n. 45/2001. Vi invitiamo a leggere attentamente la dichiarazione sulla tutela dei dati personali.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI
http://ec.europa.eu/italia/news/10e326a8460.html


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08 novembre, 2006

Curriculum on line con Blus della Sapienza

Lavoro & Internet

Una banca dati telematica dove gli studenti de La Sapienza possono inserire il loro curriculum e le aziende le loro proposte di lavoro: un punto d’incontro di domanda e offerta, nato per facilitare e ridurre i tempi d’ingresso dei laureati nel difficile mercato del lavoro. Con questo obiettivo l’ateneo romano lancia il portale Blus, la Borsa lavoro dell’università la Sapienza, una guida professionale che nel 2007 permetterà a più di 30000 neo-dottori, attraverso una rapida procedura di registrazione, di essere aggiornati su opportunità di lavoro e di stage, sfruttando anche il servizio di orientamento al lavoro presente in una sezione del sito. Il nuovo sistema informatico, che ha superato una prima fase di sperimentazione ed è in fase di aggiornamento, rispetta le garanzie di privacy degli utenti: grazie alla posta elettronica ci sarà un filo diretto tra azienda e studente, che rimarrà l’unico responsabile della diffusione dei propri dati personali.

Fonte: Intrage


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07 novembre, 2006

TFR. UN SITO INTERNET SULLA RIFORMA DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Lavoro & Internet

Dal 6 novembre è on line l'aggiornamento del sito Internet www.tfr.gov.it che il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha dedicato alla previdenza complementare. All'interno sono consultabili i contenuti della riforma della previdenza inseriti nel decreto legislativo 252/2005 e le modifiche in corso di approvazione. Fra le principali novità l'anticipo dell'entrata in vigore della Previdenza complementare al 1° gennaio 2007. Il sito è strutturato in sette sezioni principali dedicate ai seguenti argomenti: Lavoratori interessati; Forme pensionistiche complementari; Scelta sulla destinazione del TFR; Finanziamento fondi e investimento contributi; Prestazioni; Agevolazioni fiscali; Commissione di Vigilanza - Covip. E', inoltre, disponibile una pagina dedicata alla normativa e un'altra contenente un glossario della terminologia più utilizzata per illustrare gli argomenti trattati nel sito.

Fonte: AGO


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Riparte la consulenza on-line per gli atipici

Lavoro & Internet

Riprende il servizio di consulenza online per i lavoratori atipici, offerto attraverso il sito www.atipici.net dell'Assessorato al lavoro della Regione Emilia Romagna, in grado di fornire consulenza contrattuale, fiscale e previdenziale e per l'autoimprenditoria a tutti coloro che svolgono un lavoro con contratto flessibile.
Per richiedere la consulenza occorre semplicemente compilare il modulo presente nella pagina web http://www.centrorisorsefad.it/atipici/progetto/default.asp presentando il quesito che si vuole porre: risponderanno gli operatori dei centri per l'impiego provinciali entro tre giorni lavorativi, e in collaborazione con un pool di esperti (Inps, Nidil Cgil, Alai Cisl, Cpo Uil).

"I lavoratori flessibili faticano ad orientarsi e ad individuare quali sono i diritti di cui possono avvalersi - spiega l'assessore regionale al Lavoro, Paola Manzini - La Regione con questo sito mette a disposizione della comunità dei lavoratori atipici informazioni importanti. Il valore aggiunto della consulenza on line è di unire diverse competenze consulenziali che il lavoratore potrebbe ottenere solo spostandosi da uno sportello all'altro: quella di tipo sindacale, quella previdenziale e quella fiscale".

Alcuni quesiti particolarmente rappresentativi, vengono trasformati in 'domande frequenti' e resi consultabili sul sito, in modo da costituire una sorta di patrimonio comune di conoscenze sul tema.
Il servizio di consulenza online è stato avviato nel 2004 nell'ambito di un progetto promosso dall'assessorato al Lavoro della Regione Emilia-Romagna e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo.

Fonte: Romagnaoggi.it


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31 ottobre, 2006

Quando il Web fa la spia e ti fa perdere un'occasione di lavoro

Lavoro & Internet

Occhio a quello che scrivi su Internet, perché tra qualche anno potrebbe sbarrarti la carriera. Secondo un sondaggio svolto dal sito di offerte di lavoro CareerBuilder, sono sempre più numerosi i manager che prima di assumere nuovi dipendenti vanno a scandagliare su Google il loro passato, alla ricerca di scheletri e altarini.

Sugli oltre mille manager americani intervistati dal sito, almeno un quarto segue quest’abitudine. E nel cinquantuno per cento dei casi, scarta i candidati a causa di materiale compromettente trovato su Internet: bugie nel curriculum, mancanza di abilità comunicative, fedina penale sporca, rapporti troppo intimi con alcool e droghe, foto osé, tendenza a parlar male dei propri datori di lavoro, e così via.

Poi c’è anche il rovescio virtuoso della medaglia, cioè quelle assunzioni facilitate da un’ottima e rispettabile presenza online: se il candidato ha un sito professionale, mostra creatività e carisma e magari cura un blog molto apprezzato, allora il manager sarà più portato ad aprirgli le porte dell’azienda.

La lezione è chiara: meglio non sottovalutare Internet. Sfavillante, libertaria, disponibile a ospitare qualsiasi testo, foto o video, la grande Rete ha un'altra caratteristica che la rende davvero speciale: non dimentica niente. I messaggi sui forum, i post e i commenti dei blog, gli articoli scritti sulle webzine universitarie, non scompaiono con il tempo. Nella maggior parte dei casi sono sempre reperibili in qualche antro digitale, pronti a cedere alle richieste di qualche zelante manager.

Sebbene molti siano convinti del contrario, Internet non è uno stadio, dove si possono urlare le peggio cose sulla mamma degli arbitri, dei carabinieri e dei tifosi avversari, sapendo che nessuno verrà mai a chiedertene conto. Se si scrive un messaggio infuocato contro il proprio datore di lavoro, inserendo nomi e cognomi, quello non svanirà nel giro di poche ore. Rimarrà lì, potenziale bomba atomica in grado di distruggere una futura possibilità di assunzione.

Le aziende lo stanno imparando e il loro controllo è sempre più stretto. Oltre ai responsabili del personale a caccia di segreti nascosti nel passato dei candidati, ci sono anche i dirigenti che setacciano le attività online dei propri dipendenti. A qualsiasi livello. Giusto ieri Xeni Jardin raccontava su Wired le tristi sorti dei “mil-bloggers”, i blogger militari americani, che se la devono vedere con un Pentagono sempre meno contento delle loro testimonianze dirette sull’Iraq.

E’ la doppia faccia della comunicazione online. Praticamente impossibile da zittire, a meno che tu non viva in Corea del Nord, ma anche molto difficile da nascondere, soprattutto se affrontata con troppa disinvoltura. Se avete dubbi sulla moralità della mamma del vostro capo o se ieri sera avete fumato uno spinello con alcuni compagni di università, magari pensateci due volte prima di scriverlo su un blog. Tra qualche anno potreste pentirvene.

Fonte: La Stampa


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25 ottobre, 2006

Telelavoro sempre più diffuso, dalle case italiane si lavora con meno distrazioni

Lavoro & Internet

'Sotto accusa', sul posto di lavoro, le chiacchiere coi colleghi alla navigazione sul web, alla pausa sigaretta o l'email scambiate con gli amici

È ufficiale: lavorare a casa propria è una scelta sempre più diffusa tra gli italiani che, secondo una nuova ricerca pubblicata da Lexmark, passano in media 62 minuti al giorno lavorando direttamente dalla propria abitazione. Lo studio, condotto su un campione di 500 dipendenti italiani che lavorano in ufficio, dimostra come sempre più spesso venga privilegiata la scelta di operare da casa allo scopo di evitare le distrazioni fornite dall'ambiente di lavoro che ammontano a un significativo 13% della giornata lavorativa. Le chiacchiere con i colleghi e la navigazione internet sono i maggiori colpevoli, seguiti dalle pause caffè. Lexmark ha stilato quindi la classifica delle prime cinque fonti di distrazione.

Al primo posto, col 53% delle preferenze le chiacchiere con i colleghi, seguite dalla navigazione sul web (53%) dalla pausa caffé (29%), dalle email scambiate con gli amici (24%) e dalla classica pausa sigaretta (20%). Di conseguenza, il 24% degli italiani che lavorano in ufficio ammette di essere più produttivo a casa propria piuttosto che in azienda.

La ricerca ha evidenziato come l'87% degli italiani consideri produttiva la propria giornata lavorativa, un dato che rientra nella media europea. Il Regno Unito presenta il valore più basso di tutta Europa, il 78%, mentre all'altro estremo della produttività si afferma la Germania con l'89% delle risposte. Sempre dalla ricerca, è emerso che il 7% degli italiani afferma di essere maggiormente produttivo la sera. Al contrario, il 12% si sente al meglio non appena alzato, prima ancora di aver messo piede in ufficio. L'Italia segue il resto d'Europa come nazione di 'mattinieri', con il 12% che si sente più produttivo prima di pranzo e all'inizio della giornata lavorativa.

Spagnoli e italiani sono più produttivi prima di pranzo, nel pomeriggio solo il 15% degli italiani e il 13% degli spagnoli toccano la punta massima di performance rispetto a una media europea del 20%. Entrambi concordano sul fatto che il lavoro termini non appena si esce dall'ufficio, con il 6% di risposte, la produttività serale è la più bassa. Gli austriaci rendono di più nel pomeriggio: uno su quattro (27%) tocca il picco di produttività dopo pranzo.

Professionisti del marketing e avvocati sono i più produttivi di tutti dopo pranzo: queste due categorie toccano infatti la punta massima della produttività durante il pomeriggio rispettivamente nel 32% e nel 30% dei casi, contro una media generale di una sola persona su cinque (19%).

Nel contempo, in termini di attitudine al lavoro da casa, i meglio disposti sono coloro che lavorano nel settore delle telecomunicazioni: il 31% di essi si dichiara ugualmente o maggiormente produttivo a casa rispetto al 26%, una persona su quattro, che rende di più in ufficio.

Fonte: IGN


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13 ottobre, 2006

Il lavoro? Meglio a casa..

Lavoro & Internet

Chiacchierare coi colleghi, scambiarsi le email sull’ultima giornata di campionato, fare pause più o meno lunghe alla macchinetta (con ulteriore chiacchiericcio).
Tutto piacevole, per carità, ma forse da evitare; per lavorare meglio e di più è preferibile lavorare a casa. Lontani da ogni distrazione. Questo, secondo una ricerca di Lexmark (che con la ricerca supporta il lancio della stampante home/office X5470) condotta da Ipsos su un campione di 4600 dipendenti di vari paesi europei, 500 gli italiani, il ragionamento che fa un numero crescente di italiani, per i quali è più facile distrarsi al lavoro che a casa; dove passano in media 62 minuti della giornata lavorativa. Una scelta giustificata dal “monte distrazione” che occupa un buon 13% dell’intera giornata lavorativa. Le chiacchiere e la navigazione Internet (entrambe indicate dal 53%; chissà poi cosa vedono su internet..) sono le maggiori cause di distrazione, seguite dalle pause caffè (un 29%, se si pensa a quelli che ne bevono più di 5-6 tazzine al dì, viene da pensare a situazioni tipo Camera Cafè), le email ad amici e conoscenti (24%), la pausa sigaretta (20%, ma se si pensa a quelli che ne fumano tante, ecc. ecc.). Nonostante tutto, l’87% degli italiani considera produttiva la propria giornata lavorativa, “navigando” tra l’89% dei tedeschi e il 78% degli inglesi (inciderà per caso il rito del tè?).
Gli orari in cui si è produttivi sono segnati da abitudini e tradizioni. C’è forse da meravigliarsi che, soprattutto nel sud Europa, la produttività cada dopo pranzo (non di rado abbondante, e poi il clima aiuta)? E che solo il 7% degli italiani affermi di essere più produttivo alla sera (dopo lasciato l’ufficio? può darsi..) contro un 12% che al mattino si sente un leone? Gli austriaci rendono di più nel pomeriggio: uno su quattro (27%) tocca il picco di produttività dopo pranzo. Curioso andare a scavare tra le categorie. Per esempio, i professionisti del marketing e gli avvocati sono i più produttivi di tutti dopo pranzo: queste due categorie toccano infatti la punta massima della produttività durante il pomeriggio rispettivamente nel 32% e nel 30% dei casi, contro una media generale di una sola persona su cinque (19%). La spiegazione? Forse che al mattino gli uomini di marketing fanno riunioni o pensano (cosa che in generale non è considerata produttiva), mentre gli avvocati svolgono la routine del tribunale, per ricevere dopo pranzo i clienti nello studio. Nel contempo, in termini di attitudine al lavoro da casa, i meglio disposti sono coloro che lavorano nel settore delle telecomunicazioni: il 31% di essi si dichiara ugualmente o maggiormente produttivo a casa rispetto al 26%, una persona su quattro, che rende di più in ufficio. E il futuro quale sarà: casa o ufficio? Il 57% degli europei e quasi la metà degli italiani (48%) ritengono che nell'arco dei prossimi dieci anni la maggior parte dei lavoratori potrà decidere di lavorare direttamente da casa.

Fonte: Il Sole 24 Ore


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29 settembre, 2006

Il lavoro del webmaster

Lavoro & Internet

Realizzare siti per la grande rete

Ormai non c'è (quasi) azienda, ente o istituzione, di grandi e piccole dimensioni, che non abbia il suo indirizzo Internet. La presenza on line è diventata irrinunciabile. Il sito, a seconda della sua complessità, può essere una semplice vetrina, una modalità per comunicare e interfacciarsi con i clienti-utenti, uno strumento per offrire servizi e altro ancora. In un contesto simile, assume un'importanza decisiva una figura professionale molto particolare, che in Italia ha cominciato a farsi largo alla fine degli anni '90, con il boom dell'Ict (Information and communications technology): il webmaster.

Ma chi è il webmaster? Cosa fa? Premesso che non è facile inquadrare in confini rigidi questa figura, una definizione utile è quella fornita dall'Isfol: "Il webmaster - si legge nella banca dati delle professioni dell'istituto - è colui che progetta e cura lo sviluppo di un sito Internet, adottando soluzioni che garantiscano il necessario equilibrio tra i contenuti che si vogliono comunicare e le esigenze di natura estetica e tecnica. Il ruolo del webmaster dipende molto dall'organizzazione aziendale e dall'ambito nel quale opera. In tutti i casi, comunque, egli rappresenta, nei confronti dell'utente, la figura di riferimento per ogni informazione, tecnica e non, che riguardi il sito".

Il webmaster è, in sostanza, il realizzatore e il gestore del sito. "Quello del webmaster - osserva Massimiliano Valente, presidente di html.it, il portale di riferimento per il settore con 25 milioni di pagine viste al mese -, ed in particolare del webmaster specializzato in grado di progettare, realizzare e gestire sistemi complessi, è un profilo molto richiesto dalle aziende. Un professionista bravo e preparato può guadagnare piuttosto bene. Oltretutto, spesso il cliente, oltre alla costruzione del sito, chiede un supporto formativo per i propri dipendenti. In questi casi il webmaster viene quindi impiegato anche come formatore".

Questa figura non è inquadrata in un Albo. Nel settore esistono, sostanzialmente, tre categorie: quelli che lavorano in proprio, quelli che operano per conto di una web agency e quelli inseriti direttamente nelle aziende (spesso le imprese più grosse dispongono di personale interno che si occupa del sito). I percorsi formativi che conducono alla professione non sono ben delineati, non esiste un corso universitario ad hoc e non è richiesto alcun titolo di studio particolare, anche se gli ingegneri e gli informatici "partono favoriti". L'offerta si basa su un'ampia (e non sempre valida) gamma di corsi a pagamento proposti da istituti e centri di formazione privati. Molti webmaster sono autodidatti. Ma il canale formativo più utilizzato è proprio Internet: in rete si trova di tutto e le informazioni (l'aggiornamento continuo è indispensabile) circolano liberamente tra community e forum.

Fonte: Formalavoro Magazine


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26 settembre, 2006

Scarsa la ricerca di lavoro in Rete

Lavoro & Internet

Solo la metà degli italiani usa Internet per trovare un’occupazione. La media dell’Unione Europea si attesta invece sul 68 per cento.

Internet rivoluziona i costumi, ma certe consuetudini in Italia rimangono radicate. Prendiamo ad esempio la ricerca di un’occupazione: le agenzie del lavoro costituiscono ancora l’interlocutore principale. Secondo un’indagine internazionale condotta da Kelly Services, soltanto il 47% degli abitanti del Belpaese si affida al web per trovare un impiego. E la maggioranza (51%) è rappresentata da uomini.

La situazione in Europa è ben diversa. Nell’Unione l’utilizzo della Rete per cercare lavoro è un’abitudine più consolidata: la maggior parte degli interpellati dalla società di rilevazione, il 68% per la precisione, ha annoverato Internet tra gli strumenti utilizzati per il reperimento di un’occupazione. Sempre su scala europea, alle opportunità online seguono quelle offerte dalle agenzie (54%), quelle derivate dal contatto diretto con il datore di lavoro (43%), quelle esposte dagli annunci sui giornali (40%), quindi vengono le possibilità ricavate dagli approcci professionali (28%) e dai suggerimenti di familiari e amici (24%). I “primi della classe” nell’utilizzo di Internet sono i Paesi nordici quali Danimarca, Belgio, Olanda e Germania.

In Italia il ricorso alle agenzie per il lavoro coinvolge il 48% degli intervistati. L’approccio diretto con i datori di lavoro è scelto dal 40%, i contatti professionali dal 35%, le inserzioni sui quotidiani dal 31% e le indicazioni di familiari e amici dal 23%. L’utilizzo della Rete è cresciuto soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 44 anni e per le aree professionali dell’information technology e dell’ingegneria.

Fonte: RaiNet News


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25 settembre, 2006

Regione, 14mila posti di lavoro da scegliere con un clic

Lavoro & Internet

Basta digitare www.borsalavorolombardia.net e forse una occupazione tra le 14.820 offerte in rete è possibile trovarla e persino a tempo indeterminato. Un dato interessante perché da più parti si afferma abitualmente che oggi chi entra nel mondo del lavoro lo fa da precario e precario rimane nel resto del percorso lavorativo. Il portale internet della Regione dedicato al mondo del lavoro on line mette in comunicazione chi offre una occupazione con chi la cerca. Il servizio è gratuito per imprese, società interinali, enti e operatori pubblici e privati, lavoratori, disoccupati, precari o dipendenti che vogliono migliorare o cambiare la propria posizione lavorativa.
Il portale funziona come una grande piazza del mercato ed è abbastanza semplice da utilizzare. Dopo una registrazione guidata il cittadino può compilare il curriculum che viene messo in rete a disposizione delle aziende. E la stessa cosa fanno le imprese e le società di lavoro interinale per comunicare le offerte. Il sistema on line, infatti, permette di incrociare i dati e mette in contatto chi cerca con chi offre posti di lavoro. Ma il portale serve anche a consultare la banca dati dei mestieri e delle professioni. Sul sito ci sono oltre 300 schede che indicano quali posizioni lavorative sono state maggiormente richieste nell'ultimo anno. Questo servizio non è da sottovalutare: sapere cosa serve al mercato è utile per scegliere il corso di aggiornamento o di riqualificazione professionale e fornisce una chance in più per trovare una collocazione. In ogni scheda è descritto dettagliatamente lo svolgimento della professione, le modalità del lavoro, se viene richiesto un part-time, se sono necessarie competenze informatiche e altro ancora. I giovani, inoltre possono contare anche su un servizio di orientamento per il percorso formativo più adeguato per impadronirsi del mestiere scelto. E chi non ha confidenza con internet può chiamare l'840.011.222, un call center telefonico che fornisce le informazioni essenziali ma se richiesto si occupa anche di inserire il curriculum o le offerte di lavoro. Il 35,8% delle offerte di lavoro in rete riguardano le professioni operative dei servizi e delle vendite, il 30,1% appartengono a quelle specialistiche tecniche, il 20% alla produzione industriale e circa il 14% la gestione d'impresa. Cittadini e imprese possono anche utilizzare i 200 sportelli informativi in funzione nei Comuni, in alcuni enti, presso le associazioni di categorie, i sindacati e negli uffici di Spazio Regione dove è possibile collegarsi gratuitamente a internet e farsi dare una mano dal personale per l'utilizzo della rete e per inserire domande e offerte di lavoro. In due anni i cittadini che si sono registrati sul portale sono stati oltre 116mila, 3.639 le imprese che si sono collegate per offrire posti di lavoro e 332 le società di lavoro interinale. Poco meno di 62mila sono invece i curriculum inseriti nel portale in due anni e 7.934 quelli attualmente presenti in rete. Di questi, 5.408 sono stati inseriti direttamente dai cittadini e 2.526 dalle società di lavoro interinale.
Le 14.820 offerte di lavoro presenti oggi in rete sono costituite per la maggior parte da posti di lavoro fissi e sono 1.695 contro i 1.258 a termine; 730 sono contratti a progetto e 7.894 sono incarichi a tempo determinato assegnati dalle società interinali. Il 41% delle imprese che usufruisce dei servizi della Borsa ha tra i 50 e i 250 dipendenti, il 21% tra i 10 e i 49 e il 12% ne ha più di 250.

Fonte: Il Giornale


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18 settembre, 2006

Borsa nazionale del lavoro: "Una scomessa ormai vinta"

Lavoro & Internet

Facciamo il punto sullo stato della Borsa nazionale del lavoro con il responsabile Bcnl di Italia Lavoro. A che punto siamo con la Borsa continua nazionale del lavoro (Bcnl)? E' entrata a regime? E' efficace? E' utilizzata dagli utenti? Ne parliamo con Mauro Boati, responsabile programma Bcnl di Italia Lavoro.


Dottor Boati qual è il quadro attuale?

La scommessa di costituire un adeguato sistema informativo nazionale basato su standard che favoriscono il rapido incontro tra fabbisogni, servizi e soluzioni contrattuali sembrerebbe ormai vinta. Sono 14 le Regioni che hanno aderito al network della Borsa, tra cui Friuli Venezia Giulia, Marche e Toscana nel corso dell'ultimo mese. Mancano Liguria, Lazio, Campania, Umbria, Valle d'Aosta e Trentino che stanno ultimando i test tecnici per l'interoperabilità dei sistemi. Entro l'anno comunque tutte le Regioni saranno in rete, ma dal punto di vista della completezza dei servizi e dell'universalità dell'offerta la Borsa è già a regime.


Quanti visitatori ha avuto il portale della Bcnl? E in quanti si sono registrati?

Più di 2 milioni sono le visite effettuate ai portali nazionale e regionali (Abruzzo, Basilicata, Puglia, Molise, Calabria, Veneto, Sicilia) e al portale della Borsa Lavoro della Lombardia. Più di 84 mila sono invece le registrazioni on line effettuate da cittadini, aziende e intermediari dall'avvio della Bcnl nel luglio del 2005 ad oggi (escludendo le registrazioni alla Borsa Lavoro della Lombardia). A differenza delle visite, che descrivono i livelli di contatto, le registrazioni consentono di valutare il primo livello di utilizzazione dei servizi, indicando il numero di utenti che hanno richiesto user name e password.


Quanti sono i curricula inseriti?

Ad agosto risultavano iscritti 56.605 utenti di cui 27.797 donne e 28.808 uomini, con un incremento rispetto al mese precedente dell'11%, pari a più di 6.000 iscritti, ugualmente divisi tra uomini e donne. L'utenza appare prevalentemente giovane tenendo conto che oltre il 19% degli iscritti è al di sotto dei 24 anni, ma è rilevante anche l'aumento degli iscritti di età compresa tra i 45 ed i 64 anni. Peraltro, l'incremento degli iscritti avviene in assenza di un ruolo portante dei Centri pubblici per l'impiego. Si tratta, quindi, di incrementi spontanei dovuti soprattutto all'intraprendenza degli operatori privati e degli utenti.


Quante sono le offerte di lavoro?

Di grande interesse sono anche i dati relativi agli annunci pubblicati dalle aziende e quelli connessi alle risposte fornite dai lavoratori iscritti, informazioni queste che descrivono il grado di utilizzazione di alcuni dei servizi offerti dalla Borsa. Complessivamente ad agosto erano presenti poco più di 24 mila annunci, con un incremento di circa 2.300 segnalazioni nell'ultimo mese.


Quali sono le professionalità più richieste?

Le professioni tecniche risultano le più richieste (35%), seguite dalle qualifiche operaie, artigiane ed agricole (28%). Gli annunci riservati alle professioni amministrative rappresentano una quota pari a circa il 15%, mentre i profili specialistici e quelli relativi alle vendite coprono rispettivamente circa il 7% ed il 10%. I dati, quindi, sembrerebbero indicare che la Borsa venga utilizzata per la ricerca di profili intermedi, alcuni dei quali verosimilmente di difficile reperimento.


Si può affermare che la Bcnl è uno strumento già efficace?

Ad oggi i dati disponibili supportano questa valutazione: dopo un anno di prove sul campo la Bcnl è stabile e accettata. La rete dei nodi federali è in completamento e funziona. Se poi invece consideriamo il fatto che la Borsa nasce per rendere visibile ciò che prima esisteva, ma era sottratto alla conoscenza, allora è un vero successo. Ovvio che la dinamica del traffico a livello nazionale è legata principalmente alle azioni di comunicazione intraprese. Altro dato interessante è la quota di lavoratori iscritti. E' cresciuta solo nell'ultimo mese dell'11% e rispetto a gennaio dell'85%, raggiungendo le 56.605 candidature. E' altresì in aumento il numero di imprese che utilizzano i servizi della Borsa. E mentre si consolida, la Borsa inizia un percorso di evoluzione. I primi passi sono lo sviluppo di aree specializzate e la personalizzazione del servizio sulle esigenze dei diversi utenti. L'idea di fondo è quella di creare "piste logiche" che propongano l'insieme delle opportunità sia di sbocco occupazionale sia di accesso ai servizi. Pensando ai filoni professionali è il caso delle professioni del mare, dello spettacolo nonché di quelle legate alla vocazione turistica del territorio.


Ma quali problemi restano ancora da risolvere?

Anche se il quadro rappresentato testimonia che la Bcnl esiste e funziona, bisogna prendere atto che, dopo l'incremento iniziale e qualche picco in concomitanza con i lanci della campagna di comunicazione, l'utilizzo dei servizi della Bcnl si mantiene sostanzialmente "piatto". Anche l'ingresso progressivo di nuovi soggetti non produce incrementi significativi. L'interesse dimostrato dalla visita alle pagine non si traduce in un congruo volume di comportamenti attivi, di iscrizione e di conferimento di profili e vacancy da parte degli utilizzatori diretti: cittadini e imprese. Gli intermediari privati non utilizzano ancora la Bcnl come un serbatoio di informazioni che può ridurre i costi di ricerca e ampliare la loro visibilità nel mercato del lavoro. Rimane marginale il volume dei conferimenti anche dove la loro presenza è più consolidata, come in Lombardia. Anche le Regioni e le Province hanno ancora una visione della Bcnl piuttosto marginale, come dimostra la bassa diffusione di "Punti Borsa" nei Centri per l'impiego e negli spazi pubblici gestiti direttamente. Prevale, verso la rete, un'attenzione "amministrativa" che la interpreta come il completamento della infrastruttura informativa, certamente necessaria, ma non come canale per l'erogazione di servizi a valore aggiunto. Altri soggetti, istituti scolastici, Comuni, forze sociali, sono al momento alla finestra, anche per motivi legati ai ritardi nelle legislazioni regionali per gli accreditamenti.


Le università stanno collaborando?

Le università hanno manifestato grande interesse per la Bcnl, individuando nella partecipazione ad un network l'innalzamento della qualità dei servizi offerti. Infatti con l'ingresso nella Borsa, l'università diviene un agente di borsa qualificato, offrendo ai suoi studenti un supporto mirato per l'ingresso nel mondo del lavoro. La loro attività di intermediazione, riconosciuta dalla riforma Biagi, consiste nell'offrire una serie di servizi funzionali all'incrocio di domanda/offerta rivolti anche alle aziende che all'università si rivolgono per trovare personale qualificato. Quindi l'università acquisisce un valore aggiunto di visibilità nel mercato del lavoro, come ulteriore punto di riferimento per chi cerca e chi offre un target di alto livello. In numeri l'adesione è stata ad oggi di 27 università, mentre altre 20 hanno manifestato interesse. Se da un lato questo potrebbe sembrare un risultato non molto brillante, c'è da tener presente che molto spesso si sono riscontrati problemi organizzativi e di scarsità di risorse.


Qual è il ruolo svolto dalle agenzie per il lavoro private?

La partecipazione delle agenzie per il lavoro al network della Borsa si è svolta con un entusiasmo più cauto rispetto alle università: i risultati sono, tuttavia, di rilievo. Sono complessivamente 949 gli intermediari che operano: 787 privati autorizzati, 27 università e 151 intermediari pubblici. E' evidente come la presenza degli operatori privati sia attualmente assai maggiore di quella degli intermediari pubblici, aspetto questo che, se da un lato evidenzia il lento processo di interconnessione da parte degli attori pubblici, conferma parallelamente il riscontro crescente che ha la Bcnl presso gli operatori privati ed il ruolo potenziale che essa può svolgere come ambiente naturale di integrazione tra le diverse tipologie di servizi. Analogo ragionamento vale per gli intermediari autorizzati (pubblici e privati) che successivamente alla registrazione possono operare. Le aziende registrate ad agosto nel sistema centrale risultano complessivamente 1.534.


E i Centri per l'impiego pubblici?

La Borsa è una grande opportunità per lo sviluppo qualitativo e per migliorare l'efficacia dell'azione dei servizi per l'impiego pubblici che sono da sempre i principali punti di raccolta dell'offerta anche per ragioni di adempimento amministrativo. Chi cerca lavoro ed ha difficoltà a trovarlo transita con buona probabilità da un Centro per l'impiego. Ciò che spesso è mancato è stata la possibilità di intercettare una platea ampia di opportunità lavorative, di mettere in adeguata evidenza le professionalità e le disponibilità dei cittadini che arrivano a questi servizi, di fare sistema della capillarità della presenza degli sportelli pubblici sul territorio. La Borsa apre questa possibilità.

Fonte: Formalavoro Magazine


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05 settembre, 2006

In crescita il telelavoro: si produce il 30% in più, ma servono regole

Lavoro & Web

Ancora non esiste una legislazione specifica per il telelavoro, un tipo di professione che occupa in Europa 80 milioni di persone

Secondo gli ultimi dati, il telelavoro è sempre più richiesto perchè consente di lavorare comodamente da casa, di evitare quindi una buona dose di comune "stress da ufficio", di non spostarsi continuamente da casa al luogo di lavoro.

E' conseguentemente un metodo per produrre di più (si stima attorno al 30% in più) e lavorare più volentieri.

Gran parte delle aziende, però, non mettono ancora a disposizione dei dipendenti strumenti tecnologici per lavorare a casa.

Esistono però alcune prospettive in questi senso per i portatori di handicap nel Veneto. E' stata stipulata una convenzione per l'avvio di un progetto sperimentale di telelavoro dalla Provincia e dall'Associazione Industriali di Vicenza.

Saranno predisposti tutti gli strumenti necessari per rendere la casa dotata e accessoriata come un ufficio (computer, internet e linea telefonica).
Un altro progetto simile, a favore dei disabili, è stato approvato a Taranto, con la collaborazione dell'Asl.

Senza dubbio il telelavoro è una realtà destinata ad allargarsi, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori semplificando la vita e riducendo gli oneri quotidiani.

In un prossimo futuro saranno messe in atto concrete disposizioni e tutele rivolte a questo moderno modo di lavorare.

Fonte: Business Online


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30 agosto, 2006

Lavoro: Borsa Nazionale, l’impiego si trova on line

Lavoro & Web

La Borsa Nazionale del Lavoro è oggi il punto d’incontro pubblico delle offerte e domande di impiego provenienti dalle agenzie del lavoro, centri per l’impiego, aziende e università italiane. Entro fine anno, nel database implementato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, saranno integrate tutte le Regioni. Oltre ai canali informativi su news, progetti e ricerche, quotidianamente aggiornati, questo servizio Internet offre opportunità per tutti i soggetti del panorama lavorativo: cittadini, imprese e datori di lavoro, intermediari pubblici e privati autorizzati e accreditati. Tra gli intermediari, le università, in particolare, possono utilizzare i servizi della Borsa per azioni di placement di neolaureati e studenti. Come funziona la Borsa? Il sistema si basa sulle informazioni immesse liberamente dai lavoratori, dalle imprese e dagli operatori pubblici e privati, e raccolte in una rete di nodi regionali che cooperano fra di loro attraverso un canale di interscambio e integrazione delle banche dati locali. La procedura di candidatura presente sul sito, nell’area "Iscrizione", è molto funzionale e intuitiva. Inoltre, telefonando al Numero Verde del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 800-196-196, attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 20.00 è possibile avere ulteriori informazioni sul funzionamento della Borsa Lavoro.

Fonte: Intrage


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24 agosto, 2006

Lavoro, sempre più distratti

Lavoro & Web

Bombardati continuamente da e-mail, telefonini, istant-messenger. E la produttività precipita

Il Financial Time ha dedicato un ampio servizio ad un fenomeno in via di sviluppo. Questo si basa sul fatto che sul lavoro, e non solo, non ci si può più concentrare; lo impediscono le e-mail, telefonini, istant-messenger...
Jeremy Rifkin parlava di "era dell'accesso", ora qualcuno parla di "era dell'eccesso"! Eccesso di informazioni, eccesso di invasività, dei mezzi di comunicazione. Non si parla solo di media, ma anche di scambi di informazioni personali.
Il problema riguarda oramai anche la produttività lavorativa, che sta calando rapidamente al crescere delle continue interruzioni cui si è sottoposti durante le ore lavorative. E-mail, telefonini, istant-messenger... sempre maggiori gli stimoli, sempre più difficile rimanere concentrati.
E c'è l'aggravante che chi è abituato alle continue interruzioni si aspetta di essere interrotto anche quando è in pausa, quindi vive in una specie di continuo stato di allerta che non permette mai di "staccare" davvero. Si parla proprio di "dipendenza da interruzione"! E tu come sei sul lavoro?

Fonte: Libero.it


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11 agosto, 2006

La città più fannullona del mondo? Parigi

Lavoro & Web

Indagine dell’Ubs sul tempo dedicato all’ozio e al lavoro in 71 metropoli La più sgobbona è Seul. E Roma e Milano si piazzano sotto la media

PARIGI - Lo dicono (e scrivono) all’italiana, ma lo praticano alla francese: far niente. Uno studio della banca Ubs, svizzera e perciò neutrale, rende giustizia all’Italia: non è lei la madre di tutti gli ozi. E neppure la Spagna, con la sua irriducibile siesta. La regina del tempo libero è Parigi. Nessun’altra città al mondo, tra le 71 analizzate dai ricercatori svizzeri, si adatta meglio ai lazzaroni: 1.481 ore di lavoro all’anno, le 35 ore settimanali giuste giuste. Se appare scontato che, in confronto, a Seul o a Hong Kong ci si ammazzi di fatica (con, rispettivamente, una media di 2.317 e 2.231 ore di lavoro a testa ogni anno), è meno ovvio che il parigino riesca a riposarsi perfino più del messicano, che sgobba 2.266 ore all’anno, e del catalano (1.758 ore d’ufficio a Barcellona). Ma è vero che neanche Roma e Milano brillano per operosità, con 1747 e 1744 ore di lavoro annuale pro capite. Ben sotto la media mondiale di 1.844 ore e appena sopra quella europea (occidentale) di 1.687, cioè 39 a settimana.

L’orgoglio della scansafatiche Marianna è ferito: «Parigi, campionessa mondiale del farniente» titolava ieri, sopra una foto di Paris «Plage», Le Figaro. Che, nello stessa edizione, attribuiva ai francesi anche il record della creazione dei blog: oltre tre milioni di siti attivi in Internet, consultati da più di sette milioni di internauti. Volendo trarne conclusioni, si potrebbe quindi ipotizzare che una fetta dell’abbondante tempo libero sia impiegato, oltralpe, navigando nel cyberspazio.

Ma il sondaggio dell’Ubs si ferma ai raffronti tra tempo di lavoro, salari e prezzi: le vacanze più lunghe spettano ai brasiliani, con 30 giorni all’anno, ma anche i parigini hanno diritto a 27 giorni di ferie pagate, un paio in meno dei tedeschi, a Berlino, e un paio in più dei milanesi. Mentre i romani, sempre secondo la banca svizzera, si accontentano di tre settimane.

Va da sé che la quantità di lavoro non corrisponde sempre all’entità dello stipendio. È vero che gli statunitensi, inchiodati al posto di lavoro oggi come 25 anni fa, guadagnano mediamente 12 euro netti l’ora, contro gli 11 degli europei occidentali, ma la media mondiale è di poco più della metà, 6,5 euro, e nell’Europa dell’Est crolla addirittura a 2 euro. Per trovare un’unità di misura che spieghi meglio il rapporto fatica- beneficio, gli studiosi svizzeri hanno scelto l’hamburger più global: il Big Mac. Per degustarselo, a un giapponese di Tokio bastano 10 minuti di lavoro, ma un colombiano di Bogotà dovrà sgobbarne 97. Restando nell’Europa dell’ovest, lo stesso panino costa 25 minuti di lavoro a un romano, 32 a un portoghese di Lisbona e 21 a un pigro parigino, mentre un milanese se la cava con 20.

Da questa cascata di cifre, gli analisti dell’Ubs hanno ricavato alcune convinzioni che valgono non soltanto per le cicale di Parigi: la tendenza degli europei, negli ultimi vent’anni, è di privilegiare il tempo libero, a svantaggio della crescita economica potenziale di Paesi come la Svizzera, la Germania e la Francia. Le formiche statunitensi, invece, non si sono adagiate sugli allori, per non parlare di quelle asiatiche, che pretendono il minor numero di giorni di vacanza: 9 giorni, ogni 365, a Pechino, Hong Kong e Shanghai; 10 a Bangkok e a Seul, 13 a Manila e, sorpresa, a New York. Ma non a caso la Douce France è la meta di vacanze preferita dagli infaticabili nordamericani.


Fonte: Corriere della Sera


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02 agosto, 2006

Libri Lavoro e Carriere

Lavoro & Web

Ecco i libri recensiti in cui si parla in modo specifico di come trovare un lavoro, scrivere correttamente un curriculum, affrontare al meglio un colloquio di lavoro:

  • Il colloquio di lavoro. Come prepararsi e affrontarlo. Le domande tipo e le risposte migliori. I test e l'analisi grafologica
    Il colloquio di lavoro. Come prepararsi e affrontarlo. Le domande tipo e le risposte migliori. I test e l'analisi grafologica. Autore: Barbara Demi, Rosanna Santonocito. Editore: Il Sole 24 Ore. Anno: 2001
  • Scoprite le vostre attitudini
    Scoprite le vostre attitudini. Autore: James Barrett, Geoffrey Williams. Editore: Franco Angeli. Anno: 2001
  • Centouno risposte vincenti per il colloquio di lavoro
    Centouno risposte vincenti per il colloquio di lavoro. Autore: Ron Fry. Editore: Tea. Anno: 2005
  • Mettersi in proprio
    Mettersi in proprio. Autore: Giancarlo Modolo. Editore: Buffetti. Anno: 2005
  • Carriere internazionali. Dall'ONU alle istituzioni comunitarie, dagli organismi non governativi alle multinazionali: cosa offrono, cosa chiedono, quanto si guadagna
    Carriere internazionali. Dall'ONU alle istituzioni comunitarie, dagli organismi non governativi alle multinazionali: cosa offrono, cosa chiedono, quanto si guadagna. Autore: Stefano Baldi, Antonio E. Bartoli. Editore: Il Sole 24 Ore. Anno: 2006
  • Come scrivere il proprio curriculum. Le regole d'oro per trovare il lavoro giusto. Nuova edizione aggiornata
    Come scrivere il proprio curriculum. Le regole d'oro per trovare il lavoro giusto. Nuova edizione aggiornata. Autore: Paola Crimini, Edoardo Giusti. Editore: Franco Angeli. Anno: 2002
  • Il tuo curriculum vitae. Come scriverlo e presentarlo
    Il tuo curriculum vitae. Come scriverlo e presentarlo. Autore: Barbara Demi, Rosanna Santonocito. Editore: Il Sole 24 Ore Norme & Tributi. Anno: 2004
  • Come trovare lavoro in America. Una guida preziosa per affermarsi nel Paese delle grandi occasioni
    Come trovare lavoro in America. Una guida preziosa per affermarsi nel Paese delle grandi occasioni. Autore: Sacha DeVoretz. Editore: Gremese. Anno: 2006

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    31 luglio, 2006

    Quali sono i rischi per chi usa Internet in orario di lavoro?

    Lavoro & Web

    Navigazione a scopi personali? Dallo statuto dei lavoratori, alle direttive del Garante ecco gli strumenti da conoscere

    Una recente vicenda di cronaca proveniente dagli USA ci fornisce lo spunto per tornare ad affrontare un argomento di forte attualità anche in Italia. La notizia riguarda le vicissitudini di Toquir Choudri, un dipendente del Dipartimento dell'educazione di New York, "scovato" dai superiori a navigare in orario d'ufficio sul Web. Tale comportamento si sarebbe poi ripetuto nonostante i divieti imposti dagli stessi. Infine, come accade sovente oltreoceano, la disputa si è protratta fino a giungere in Tribunale, dove un Giudice non troppo zelante con il dipendente avrebbe dato ragione proprio all'intrepido navigatore.

    La sentenza emessa stabilisce infatti che, per la natura dei siti Internet visitati, ovverosia di informazione e di viaggio, la navigazione quotidiana di Toquir equivaleva alla lettura di un quotidiano qualsiasi, pratica quest'ultima tollerata in considerazione delle mansioni ricoperte dallo stesso all'interno del Dipartimento. In definitiva, nel caso concreto, la giustizia statunitense non ha considerato legittimo licenziare Toquir, il quale, al massimo, poteva unicamente essere rimproverato dai propri superiori.

    Questa sentenza, in un eventuale caso italiano, sarebbe così permissiva? Anche gli italiani, infatti, si sono da tempo imbattuti in queste problematiche che, di recente, hanno visto pronunciarsi anche il Garante della privacy con un provvedimento del 2 febbraio 2006, che non ha mancato di sollevare interesse.

    Nella sostanza, il Garante ha dato ragione a un dipendente che, vistosi contestare una navigazione in Internet non autorizzata, ha a sua volta contestato il comportamento del proprio datore di lavoro, a suo modo di vedere le cose "troppo invasivo".

    Il Garante non ha infatti riconosciuto legittimo il comportamento dello stesso datore di lavoro che, in violazione dell'art. 145 del codice della privacy, avrebbe indagato sul contenuto dei siti Internet visitati dal proprio dipendente, spiegando infine, nella stessa pronuncia, che il datore di lavoro si sarebbe dovuto limitare ad accertare gli indebiti accessi e non anche dove era solito navigare l'incauto dipendente.

    Tali informazioni riguardano infatti la sfera personale di un individuo, per ciò stesso tutelata dalla legge. è doverosa tuttavia una precisazione. Nel caso deciso dal Garante, infatti, il dipendente non aveva alcuna necessità di accedere alla rete per svolgere le diverse mansioni a lui affidate. In altre parole, visionare da parte del datore di lavoro il contenuto dei siti Internet visitati si è dimostrato un comportamento non solo lesivo della privacy del lavoratore, ma anche assolutamente superfluo per poterlo redarguire. Il dipendente non poteva infatti navigare durante le ore di lavoro, indipendentemente dai siti visionati.

    E se al contrario il dipendente in questione avesse avuto accesso alla rete, quale strumento per poter espletare una parte o la totalità del proprio lavoro? Come si sarebbe pronunciato ipoteticamente il Garante? In questo caso arriva in soccorso lo statuto dei lavoratori che, all'art. 4, stabilisce il divieto dei controlli a distanza degli stessi lavoratori. Divieto che risulta assoluto, in merito all'uso "di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori", ma che può essere superato nel caso in cui gli impianti e le apparecchiature di controllo siano richiesti da esigenze organizzative e produttive, ovvero dalla sicurezza del lavoro. In questo secondo caso, tuttavia, tali impianti possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna.

    Dalla lettura congiunta della norma da ultima citata e della pronuncia del Garante si possono trarre alcune conclusioni.Alla domanda se sia legittimo o meno che un datore di lavoro controlli gli accessi via Internet dei propri dipendenti, dovremo dare necessiariamente una risposta articolata.

    Innanzitutto possiamo dire che un datore di lavoro può, in ogni caso, legittimamente compiere un'attività di monitoraggio degli accessi alla rete da parte dei propri dipendenti. Tuttavia, a seconda dei casi, questo controllo potrà essere più o meno approfondito.

    Se un ipotetico dipendente accede alla rete utilizzando un computer aziendale, senza che questo gli sia consentito o che gli risulti necessario per le specifiche mansioni ricoperte, per essere trovato in "fallo" dal datore di lavoro dovrà essere dimostrato che lo stesso navigava in rete, e non anche in quali siti specifici navigava. Tale indagine si dimostrerebbe infatti non necessaria, oltre che lesiva del diritto alla privacy del dipendente.

    Nel caso contrario, in cui al dipendente l'accesso alla rete sia consentito per ragioni di lavoro, si renderà necessario per il datore consultare anche il contenuto specifico dei siti visitati, per verificare l'attinenza o meno di tali contenuti con le mansioni del dipendente oggetto di indagine e, di conseguenza, la sua eventuale infrazione. é evidente che in questo caso il controllo, per risultare efficace, si dovrà spingere necessariamente a monitorare "dati sensibili" del lavoratore in questione, come appunto i suoi gusti personali, eventuali gusti sessuali e via dicendo.

    Tuttavia, in ragione delle disposizioni contenute nello statuto dei lavoratori, lo stesso datore di lavoro, per iniziare la propria attività di indagine, dovrà preventivamente munirsi di un'autorizzazione concordata con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna, come dispone la legge.

    Fonte: PC Open


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    23 luglio, 2006

    Con il telecomando si cerca lavoro

    Lavoro & Web

    Borsa Lavoro Lombardia è il portale Internet di Regione Lombardia curato dall'Agenzia Regionale per il Lavoro. Borsa Lavoro Lombardia consente a chi cerca lavoro di consultare e rispondere alle numerose offerte di impiego presenti nella banca dati del portale, inserire il proprio curriculum vitae e metterlo a disposizione delle aziende. Borsa Lavoro Lombardia offre anche indicazioni e approfondimenti sul mondo della formazione, dell'istruzione e del lavoro, utilissimi per orientare i giovani nelle loro scelte scolastiche e lavorative.

    Borsa Lavoro Lombardia si può consultare on line all’indirizzo www.borsalavorolombardia.net e sul portale interattivo di Rai Utile. Informazioni: call center 840 011 222.

    Fonte: Rai Utile


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    20 luglio, 2006

    Licenziata per colpa di un blog

    Lavoro & Web

    Una giovane donna inglese in trasferta a Parigi ha perso all'improvviso il posto di lavoro perché, a detta dei suoi superiori, ha diffamato l'azienda dal proprio sito

    Sta diventando un caso legale senza precedenti quello che ha come protagonisti Catherine e "La Petite Anglaise", il suo blog.

    Catherine - che tiene a non rivelare il proprio cognome - è una segretaria inglese di 33 anni che tempo fa affidò al diario online il racconto della sua vita a Parigi, città in cui era stata trasferita per lavoro dalla propria azienda; la stessa azienda che, proprio a causa dei contenuti di quel blog, ha intimato a Catherine di lasciare la città, la propria scrivania, il proprio posto di lavoro.

    La ragione: comportamento scorretto nei confronti del datore di lavoro perpetrato attraverso i contenuti del blog, dice la controparte a sua difesa, dopo essere stata chiamata in causa in tribunale.

    Lo stile del blog, per la stessa ammissione dell'autrice, è sempre stato ficcante e scanzonato, ma mai e poi mai ha preso di mira i datori di lavoro.

    Sotto choc e incredula, la vittima ha chiesto tramite i suoi legali un risarcimento pari all'equivalente di due anni di salario, circa 75 mila euro.

    Fonte: Panorama


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    18 luglio, 2006

    Crowdsourcing, l'iperprecariato è on-line

    Lavoro & Web

    Qualcuno probabilmente si ricorderà della specie dei Borg nella serie Star Trek: si trattava di umanoidi (in parte umani ed in parte macchine) che possedevano una struttura sociale molto particolare.

    Ogni individuo faceva parte di un’unica, grande mente collettiva e non aveva pensieri indipendenti, ma ragionava secondo un progetto superiore e comune.

    Le moderne multinazionali, che per loro natura hanno molto intuito in fatto di affari e guadagni, sembrano aver capito che questo modello di società Borg può funzionare, con le dovute restrizioni e modifiche, anche nella vita reale.

    Lo chiamano crowdsourcing e sembra essere la nuova strada che seguono le grandi imprese per fare profitti con il minimo investimento possibile.

    In sostanza funziona così: si tratta di affidare all’esterno dell’azienda mansioni prima riservate ai dipendenti, risparmiando così seggiole, scrivanie, problemi di assenze per malattie e stipendi fissi. Una sorta di telelavoro.

    Dove sta allora l’idea rivoluzionaria?

    In un dettaglio di non poco conto risiede tutto il potere dirompente di questa idea: le mansioni o i problemi da svolgere, non vengono dati dalle aziende a singoli individui definiti, ma bensì a comunità indefinite di utenti.

    Il nuovo disegno su una T-shirt, la risoluzione di un insieme di complicati problemi chimici, matematici o di qualunque natura, la foto-videocronaca di un qualunque evento: tutto può essere appaltato, “dato fuori”.

    Secondo i sostenitori di questo innovativo sistema del lavoro, si sollevano i lavoratori dal problema degli spostamenti e del traffico. Non si costringono persone a convivere con colleghi che non si sopportano. Si dà la possibilità a chiunque, anche all’ultimo individuo frustrato ma geniale, di diventare ricco ed importante.

    I detrattori dell’idea invece sostengono che si sta prefigurando un mondo del lavoro svilente a livello umano e personale, alienante, ipercompetitivo ed iperprecario.

    In più la situazione sarebbe di difficilissima gestione da parte dei sindacati: un vero incubo da contrattazione insomma.

    Per avere le idee più chiare sul sistema bisogna fare qualche esempio.

    YouTube (ormai notissimo sito internet) è uno dei casi più eclatanti di crowdsourcing: chi crede di avere un filmato interessante lo invia al sito, i responsabili del portale lo vagliano e se decidono che è abbastanza interessante lo pubblicano online e l’autore guadagna qualche centinaio di dollari.

    La multinazionale Lego ha chiesto agli appassionati di tutto il mondo nuove ed innovative idee per la creazione dei famosissimi giochi con i mattoncini di plastica.

    Ma esistono esempi anche molto più “alti” a livello intellettuale.

    InnoCentive è una banca dati composta da circa 90mila ricercatori delle materie più disparate: qui aziende come Boeing o la farmaceutica Eli Lilly lasciano in una sorta di bacino di raccolta, problemi tecnici molto complessi da risolvere.

    La percentuale di soluzione è altissima (attorno al 30%) e chi li risolve ha un guadagno che sta tra i 10 e i 100mila dollari.

    Un ottimo investimento per chi lo svolge come doppio lavoro: un investimento ancora migliore per le aziende che non devono spendere soldi per riempire di scienziati dei costosissimi laboratori di ricerca.

    È inimmaginabile il potenziale di una mente collettiva come quella creata dal crowdsourcing: l’importante è, come al solito, non farsi sfuggire la situazione dalle mani e soprattutto che a guadagnarci non siano sempre le solite grandi imprese multinazionali.

    Fonte: Estense.com


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    11 luglio, 2006

    Lavoro: un software per misurare competenze dipendenti presentato da cisl toscana

    Lavoro & Web

    Un software per misurare e valorizzare le competenze acquisite dai lavoratori. Si chiama Metoim il nuovo strumento informatico realizzato dalla Cisl Toscana e presentato oggi a Firenze in anteprima italiana dal segretario regionale del sindacato, Maurizio Petriccioli. Il programma consente un' autovalutazione delle competenze attraverso una serie di questionari in base a cui viene stilato un profilo del lavoratore. Il profilo viene poi correlato con i requisiti richiesti dall' azienda di appartenenza, per capire potenzialità inespresse o eventuali bisogni formativi.

    Metoim è stato messo a punto dall'Università di Timisoara in Romania e finanziato nell' ambito del progetto europeo Leonardo Da Vinci. Al progetto hanno collaborato anche la Fit, sindacato trasportatori Cisl, e Ial, agenzia formativa del sindacato, della Toscana, insieme a partner pubblici e privati di Austria, Francia, Grecia e Ungheria. Per testare il programma, in Italia è stata avviata una sperimentazione su un campione di 80 lavoratori fiorentini operanti nel settore dei trasporti.

    Come spiegato da Maurizio Petriccioli "Meteoim è liberamente scaricabile on line e permette di rendere i lavoratori maggiormente consapevoli. Ciascuno di noi durante la propria attività acquisisce infatti ulteriori conoscenze trasversali, la cui misurazione a fini, salariali, di carriera e formativi è molto difficile". (ANSA).

    Fonte: Toscana Oggi


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    02 luglio, 2006

    Capacità informatiche: le donne si sottovalutano

    Lavoro & Web

    Uomini e donne di fronte al computer: se si tratta di un campione scelto in modo casuale sembrano non esserci significative differenze di genere. Se però si bada alla capacità di autovalutazione, le donne ritengono di essere molto meno abili di quanto in realtà siano. È questo il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista “Social Science Quarterly”, il primo teso a valutare le competenze informatiche e in particolare quelle che riguardano la navigazione in Internet, vere o presunte, di uomini e donne.
    Questa minore autostima del sesso femminile è consistente con precedenti ricerche che hanno avuto come oggetto le capacità matematiche e scientifiche, secondo Eszter Hargittai ricercatrice della Northwestern University e coautrice dello studio. “Anche in quelle aree disciplinari – ha commentato – spesso ci si trova di fronte a una percezione delle proprie capacità che non hanno corrispondenza nella realtà. Per quanto riguarda il Web, la sottostima delle proprie capacità porta a limitare l’utilizzo della Rete e, in ultima istanza, a sentirsi inadeguate alle opportunità di lavoro che il mercato offre.”

    Fonte: Le Scienze.it


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    21 giugno, 2006

    Se il capo ti maltratta, denuncialo in rete

    Lavoro & Web

    Sul sito “My bad boss”, il maggiore sindacato americano raccoglie i racconti-denuncia dei lavoratori. Il migliore vincerà un viaggio premio

    Mobbing, stress da lavoro, vessazioni di ogni tipo, stipendi da fame e orari disumani: se il tuo capo ti maltratta, denuncialo sul sito “My bad boss”. L'iniziativa, lanciata dal maggiore movimento sindacale americano (l'AFL-CIO), vuole spingere i lavoratori a raccontare on line le proprie disavventure professionali: il pezzo più votato dalla comunità di intenet vincerà un viaggio premio.

    Le storie sono tantissime. Mike racconta che nel suo ufficio c'è una perdita dal tetto: “Abbiamo chiesto alla compagnia di ripararlo, ma ci hanno risposto che se avessero speso soldi per il tetto avremmo dovuto dimenticarci ogni ipotesi di aumento”, un anonimo del Missouri confessa invece che non può assentarsi dal lavoro nemmeno per partecipare a un funerale. Per ragioni legali, il sito pubblica nomi e cognomi dei cattivi capi, ma i lavoratori possono sperare di vincere un bel viaggio raccontandone peste e corna. Sempre che il boss conceda loro le ferie.

    Fonte: VipLine


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    20 giugno, 2006

    Lavoro, Mavitra: domanda-offerta on line

    Lavoro & Web

    Si chiama Mavitra (March virtuel du travail) e punta a facilitare l’incontro di domanda e offerta di lavoro nel bacino del Mediterraneo, puntando a creare una rete on line di cooperazione euromediterranea composta da autorità regionali e locali.
    Il progetto è stato presentato nell’ambito di Euro-Pa, il salone delle Autonomie locali che ha chiuso i battenti due giorni fa alla Fiera di Rimini.
    Capofila del progetto è l’Agenzia ellenica Eetaa per lo sviluppo e per il governo locale e partner principali sono, tra gli altri, il Formez, Fundeun (Fondazione Imprese e Università Alicante - Spagna); Adep (Impresa Municipale di Patrasso di Progettazione e Sviluppo); Ente Nazionale per la Formazione Ingegneristica (Tunisia); Agenzia Nazionale Lavoro e Sviluppo competenze (Marocco).
    L’obiettivo è quello di creare strumenti capaci di far confluire le domande e le offerte di lavoro, presenti nei paesi del Bacino Mediterraneo, considerando proprio questa duplice realtà e cioé regioni caratterizzate da disoccupazione di lunga durata e regioni più sviluppate che richiedono manodopera in settori specifici.
    Il Salone delle Autonomie Locali Euro-PA di Rimini, giunto alla sesta edizione, è l’unico appuntamento nazionale interamente dedicato al mondo delle Autonomie locali e rappresenta l’occasione migliore per confrontare esperienze e creare autentica innovazione nelle Autonomie locali.
    Il Formez ha vinto nel 2005 la gara di partecipazione al progetto, che si concluderà nel 2007.
    L’intervento del Formez è stato elaborato nell’area di Giuseppe Raviglia ed è stato illustrato dai responsabili Domenico Guidi e Santino Luciani.
    March virtuel du travail si inserisce nelle iniziative di cooperazione transnazionale finanziate dal Programma Interreg III B Mediterraneo occidentale.
    Il seminario di lancio del progetto Mavitra si é svolto ad Atene il 19 e 20 settembre.

    Fonte: Il Denaro


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    17 giugno, 2006

    Lavoro: portale per domanda-offerta

    Lavoro & Web

    Il suo nome e' Mavitra, il suo obiettivo creare un portale in cui s'incontrino domanda-offerta di lavoro nel sud Europa. Il progetto Marche' virtuel du travail e' stato presentato nell'ambito di EuroP.A., il salone delle Autonomie locali che ha chiuso oggi i battenti alla Fiera di Rimini. La rete on-line Mavitra sara' composta da autorita' regionali e locali.

    Fonte: Studiocelentano.it


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    12 giugno, 2006

    La borsa del lavoro in linea

    Lavoro & Web

    Marche, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia hanno recentemente aderito al progetto Borsa continua nazionale del lavoro.

    Sono così diventate tredici le Regioni che si sono inserite in un sistema previsto da un decreto interministeriale del 13 ottobre 2004. Attualmente, oltre alle tre suddette, le Regioni già aderenti sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto.
    Va anche ricordato che tutte le Regioni, nel corrente anno, utilizzeranno la piattaforma telematica per l’incontro tra la domanda e offerta di lavoro che sarà arricchita con nuovi servizi, come la consultazione in linea di tutti i tirocini disponibili nel Paese e il collegamento con Eures, la rete europea dei servizi per l’impiego. Nella Borsa troveranno spazio anche i lavoratori dello spettacolo e i marittimi, con il sistema di collocamento gestito direttamente dal ministero.
    La Borsa in questione, promossa oltre che dal ministero anche da tutte le Regioni, è un nuovo servizio Internet per l’incontro domanda-offerta di lavoro rivolto a cittadini, imprese, intermediari pubblici e privati e liberamente accessibile da qualsiasi punto della rete.
    La Borsa può essere liberamente visitata da chiunque collegandosi al sito www.borsalavoro.it. Infatti, si tratta di un sistema sperimentale, aperto e gratuito, per inserire il proprio curriculum, candidarsi a offerte di lavoro o ricercare personale per la propria impresa.
    In particolare, va ricordato che il sistema, in fase di progressivo completamento, prevede l’attivazione di nuovi nodi regionali, l’inserimento di altri servizi e l’ingresso delle università come intermediari. Tra i collegamenti più interessanti va detto che la Borsa, dallo scorso 30 dicembre, è in linea anche con il network europeo Eures.
    Vediamo qualche dettaglio sul sistema. I singoli cittadini o i datori di lavoro che accedono alla Borsa, autonomamente o attraverso un operatore, possono scegliere il livello territoriale interessante (provinciale, regionale o nazionale) sul quale proporre la propria candidatura o offerta di lavoro.
    La Borsa continua nazionale del lavoro, nel garantire un più rapido incontro tra fabbisogni, servizi, soluzioni contrattuali, costituisce uno dei pilastri della riforma Biagi. Essa, soprattutto, sancisce la trasformazione del mercato del lavoro e il superamento del monopolio pubblico del collocamento. In questo modo favorisce l’allargamento della funzione di mediazione tra domanda e offerta di lavoro a una pluralità di operatori pubblici e privati autorizzati e accreditati.
    Per quanto concerne il funzionamento del sistema si può dire che esso è alimentato da tutte le informazioni immesse liberamente dai lavoratori, dalle imprese e dagli operatori. Cioè la Borsa è basata su una rete di nodi regionali che cooperano fra loro attraverso il livello nazionale realizzato dal competente ministero. Tale rete, mediante un canale di interscambio e di cooperazione applicativa, consente la corretta integrazione delle differenti banche dati del sistema e la circolazione delle informazioni necessarie per il processo di incontro fra le diverse informazioni.
    Il principio base è che i cittadini e le imprese possano fruire dei relativi servizi attraverso i nodi regionali. Però, in via temporanea e sussidiaria, fino a quando non saranno attivi tutti i nodi regionali, coloro che sono domiciliati in Regioni ancora non collegate potranno accedere al sistema attraverso il portale nazionale.
    Passiamo ora all’esame dei differenti servizi offerti dalla Borsa. I cittadini possono: consultare liberamente le offerte di lavoro, ricevere informazioni sul mercato del lavoro (normativa e contratti, indirizzi, materiali e strumenti per il lavoro), inserire direttamente (senza necessità di intermediari) la propria candidatura, rispondere a offerte di proprio interesse, aggiornare e stampare il proprio curriculum in formato europeo e il libretto formativo, richiedere servizi agli intermediari.
    Le imprese e i datori di lavoro possono consultare le candidature dei cittadini, ricevere documentazione relativa alla normativa del settore, pubblicare annunci di lavoro, ricevere le candidature dei cittadini, ricercare e selezionare lavoratori il cui profilo soddisfi il proprio fabbisogno professionale, richiedere, attraverso la compilazione di un apposito modulo in linea, nuovi codici Inail di accesso qualora ne siano sprovvisti o li abbiano persi.
    Infine, gli intermediari pubblici e privati possono: visualizzare e pubblicare annunci relativi alle richieste di personale da parte delle imprese, utilizzare le candidature dei lavoratori per ricercare personale e segnalare i profili alle imprese, conferire i dati relativi alle candidature e alle offerte di lavoro raccolte, sviluppare i servizi in cooperazione con la rete pubblica, condividere informazioni, notizie, documentazione e soluzioni operative.

    Fonte: Il Sole 24 Ore


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    06 giugno, 2006

    La Corte dei Conti sanziona l´uso illecito di Internet sul lavoro

    Lavoro & Web

    Due dipendenti pubblici sono stati condannati per aver infettato il sistema informatico interno navigando su siti pornografici

    Avendo riscontrato un virus nella rete informatica, la Direzione Provinciale del Lavoro di Potenza ha incaricato una ditta specializzata di effettuare una bonifica del sistema e di accertare la causa dei problemi insorti. Attraverso queste indagini, è così emerso che i computer erano stati infettati a seguito dell´istallazione di giochi e software non autorizzati e a causa dell´illecita navigazione su siti Internet a carattere pornografico, effettuata da dipendenti. Il virus si era poi successivamente propagato nell´ambito della Lan dell´Amministrazione.

    La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Basilicata, ha perciò condannato i due dipendenti pubblici al risarcimento sia del costo che l´Amministrazione ha dovuto sostenere per ripristinare il sistema informatico interno, sia del danno da disservizio, inteso come risorse finanziarie e strumentali della Pubblica Amministrazione impiegate ad altri fini.

    Occorre ricordare che la Corte dei Conti, già in occasione di un analogo caso di navigazione illecita su siti non istituzionali da parte di un dipendente della Pubblica Amministrazione sul luogo di lavoro, ha avuto modo di chiarire che non viene violata la normativa a tutela della privacy in caso di utilizzo di apparecchiature finalizzate a svolgere un controllo a distanza dei lavoratori. In entrambi i casi, infatti, non si è trattato di «un´ispezione invasiva preordinata al controllo rendicontivo dell´attività del proprio dipendente, ma semplicemente di una verifica a posteriori, che si è resa necessaria a seguito di significative anomalie rappresentate da incursioni di virus provenienti da siti sospetti».

    Fonte: Apogeo Online


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    05 giugno, 2006

    Telelavoro e banca ore per conciliare professione e famiglia

    Lavoro & Web

    Al via quattro progetti finanziati dalla Regione Toscana

    Bambini da accompagnare e riprendere da scuola, anziani da assistere e curare, pranzi e cene da preparare, il tutto facendo lo slalom fra gli orari di uffici e mezzi pubblici, negozi e servizi vari. Una vita sempre più complicata, quella di uomini e donne, ma soprattutto donne, alle prese con il lavoro dentro e fuori casa. Un autentico rompicapo, di fronte al quale in molte rinunciano. E' per evitare che l'impossibilità di conciliare vita lavorativa e familiare si traduca nell'abbandono da parte di tante donne che potrebbero invece restare nel mondo del lavoro, che la Regione ha deciso di finanziare progetti prototipali di formazione continua (in base alla legge 53 del 2000) finalizzati alla formazione di lavoratori e lavoratrici e legati, in particolare, ad accordi contrattuali che prevedano la riduzione o la rimodulazione dell'orario di lavoro.

    Il bando per il finanziamento di questi progetti, riservato a imprese pubbliche o private, è stato aperto nel gennaio scorso. Qualche giorno fa l'approvazione dei quattro progetti vincitori, che saranno finanziati complessivamente per 588 mila 146 euro. I lavoratori coinvolti, nella stragrande maggioranza donne, sono circa 1000, di cui oltre metà donne, dipendenti di aziende pubbliche e private o cooperative che operano in campo socio-sanitario.

    I progetti finanziati affrontano il problema della flessibilità del lavoro all'interno di processi di riorganizzazione delle imprese, con l'obiettivo migliorare la qualità della vita dei lavoratori e delle lavoratrici senza diminuirne la produttività ma anzi, accrescendo la loro partecipazione e valorizzando il loro apporto professionale. Filo conduttore dei quattro progetti, l'intervento sulla flessibilità nell'organizzazione del lavoro, che passa principalmente attraverso la promozione e sperimentazione di strumenti come il telelavoro, (cioè la possibilità di svolgere da una postazione domestica, tutto o parte del lavoro assegnato) e la banca delle ore (una gestione flessibile delle ore di lavoro eccedenti l'orario),o anche l'analisi organizzativa dell'impresaper definire una mappatura dei bisogni di lavoratrici e lavoratori. Tutti questi strumenti sono quasi sempre integrati fra loro e mai usati in maniera univoca e riochiedono necessariamente interventi formativi per preparare i lavoratori alle trasformazioni prevuste.

    "Gli interventi finanziati grazie a questo bando – spiega l'assessore all'istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini – si inseriscono all'interno di una più vasta azione politica per promuovere la conciliazione fra vita familiare e professionale. Il nostro obiettivo è quello di favorire una maggiore partecipazione delle donne al lavoro, ma anche quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini, tenendo conto anche di come è cambiata, in questi anni, la fisionomia della famiglia, con l'accentuarsi di fenomeni come l'invecchiamento della popolazione e la crescita di nuclei monoparentali. In questa direzione vanno anche i recenti interventi per potenziare la rete degli asili nido e dei servizi all'infanzia e il fondo per incentivare il rientro al lavoro delle donne over 35".

    Fonte: Primapagina - Toscana


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    01 giugno, 2006

    Lavori 2.0

    Lavoro & Web

    Segnalo con molto piacere un annuncio di lavoro molto ma molto interessante trovato su Infojobs:

    Web 2.0 Trend Hunter

    Riporto un paio di caratteristiche richieste:
    "Il candidato si occuperà di trovare, osservare e analizzare e le novità e le nuove tendenze nel Web 2.0 [...]
    Gli strumenti di lavoro sono la ricerca evoluta su Google e la frequentazione continua delle fonti informative del settore sia on line (adverblog, micropersuasion, marketingVOX ecc) che off line (stampa specializzata e inserti nei quotidiani)"

    Mi sembra fantastico che si inizino a cercare persone appositamente per questo tipo di incarichi. Significa che la nuova tendenza del web sta diventando sempre di più una realtà di cui anche le aziende si rendono conto.

    Fonte: IMlog


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    Web in ufficio: "tentazione diabolica"

    Lavoro & Web

    Una notizia che non farà piacere ai datori di lavoro: Websense pubblica il settimo studio annuale Web@Work che illustra le cattive abitudini degli impiegati (il 61% dei dipendenti con possibilità di accesso a Internet ha ammesso di passare un po' di tempo su siti non attinenti al proprio lavoro.). Secondo Websense il tempo medio trascorso su Internet per scopi extra-lavorativi è di 3,06 ore a settimana su 12,8 ore destinate alla navigazione lavorativa. In altri termini, in media, il 24% del tempo viene trascorso su Internet per scopi personali. Ma per fare cosa? Le risposte a questa domanda potrebbero anche stupire e bisogna anche notare che non sempre quanto riferito dai dipendenti corrisponde a quanto rilevato dai loro superiori. La prima discrepanza riguarda proprio il tempo dedicato alla navigazione per scopi extra lavorativi, che secondo questi ultimi ammonterebbe a 5,7 ore a settimana, più di due ore in più di quanto ammesso dagli impiegati. Tra quelli che hanno ammesso di visitare siti non inerenti al proprio lavoro, l'83% ha riferito di navigare alla ricerca di mappe digitali (83%), di news (80%) e di previsioni del tempo (76%).

    Un'altra netta discrepanza, però, è a monte della lista: se infatti il 93% degli impiegati sostiene di aver visitato siti di lavoro, secondo i dati di a disposizione dei loro capi, solo il 58% ha, nella lista degli ultimi siti visitati, indirizzi legati all'attività lavorativa. Un'ultima differenza, ma sostanziale, è riscontrabile quando si va ad analizzare quali sono i siti extra-lavorativi effettivamente più frequentati. Ad esempio, solo il 3% ha ammesso di aver visitato siti di dating - quelli, per intenderci, sui quali si cerca l'anima gemella - ma per gli amministratori di sistema la percentuale reale sale al 18%. Anche la frequentazione di siti per soli adulti, evidentemente, intimidisce: solo l'1% ammette di visitarli, ma la percentuale reale sarebbe dell'11%. Stesso discorso vale per i siti dedicati alle scommesse e al gioco d'azzardo e per i siti che incitano all'odio razziale…nessuno ammette di esserci andato, ma a smentire restano evidenti le tracce di navigazione.

    E le aziende, di fronte a questo fenomeno come reagiscono? Molte non hanno adottato regole precise sull'utilizzo di Internet che, secondo un giudice americano dovrebbe essere equiparato alla lettura di un giornale o a una telefonata personale, quindi dovrebbe essere consentito. Bisogna tuttavia - dice ad esempio Microsoft - mettere dei paletti perché anche se il web è uno strumento di lavoro indubbiamente utile, può causare seri problemi e, in ultima analisi, una riduzione della produttività. Chi naviga il Web può essere identificato da coloro che gestiscono i siti e che sono in grado di rilevare la pagina di provenienza, utilizzare i cookie per stilare un profilo dell'utente e installare spyware sul suo PC, il tutto a sua completa insaputa. Attraverso i browser, inoltre, il sistema può essere violato da worm distruttivi. Oltre alle attività dolose provenienti dall'esterno, le aziende sono poi esposte al comportamento dei dipendenti che si dedicano ad attività illecite o comunque sgradite durante le ore di lavoro e utilizzando i PC aziendali ed è dunque necessario, nella creazione di una normativa aziendale che regoli l'uso di Internet, stabilire con chiarezza gli orari in cui ai dipendenti è consentito utilizzarlo a scopo personale; decidere se e in che modo monitorare la navigazione e comunicare in modo dettagliato e preciso quali sono i comportamenti ritenuti inaccettabili (download di contenuti offensivi, minacce o comportamento violento, attività illecite, sollecitazioni di carattere commerciale).

    Fonte: Interfree


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    La Borsa del Lavoro in Televisione

    Lavoro & Web

    Il portale lombardo è ora accessibile anche dal piccolo schermo su Rai Utile

    La Borsa Lavoro della Lombardia "approda" in televisione grazie alla piattaforma digitale terrestre. Da due giorni il portale internet della Regione su lavoro, istruzione e formazione professionale, è infatti accessibile anche direttamente dal piccolo schermo sul canale di "Rai Utile". L'iniziativa, avviata l'anno scorso a livello sperimentale, permetterà ai possessori dell'apposito decoder (circa 320mila famiglie in Lombardia) per il sistema digitale terrestre di usufruire, sostanzialmente, degli stessi servizi oggi offerti via web. Compresa, ovviamente, la possibilità di fare incontrare domande e offerte di lavoro.

    Alla base del progetto c'è l'idea di ampliare la gamma di strumenti che permettono di accedere alla Borsa, al fine di facilitarne l'utilizzo e di raggiungere il più ampio pubblico possibile. Gli utenti potranno collegarsi e interagire con le pagine dedicate attraverso il semplice uso del telecomando. Oltre ad informazioni, notizie e riferimenti utili sul mondo del lavoro, dell'istruzione e della formazione professionale, che verranno aggiornate a ciclo continuo, sarà possibile visionare una "bacheca" con i sedici annunci più recenti e, soprattutto, fare "job matching" (il servizio si chiama "Trova Lavoro"), incrociare cioè il proprio profilo con le numerose proposte di lavoro offerte dalle aziende.

    Mentre tutte le altre opzioni sono consultabili liberamente, quest'ultima è riservata alle persone che hanno inserito il proprio curriculum nella banca dati della Borsa (questa operazione può essere svolta direttamente sul portale, collegandosi all'indirizzo www.borsalavorolombardia.net; chiamando il call-center al numero 840 011 222; rivolgendosi ad uno dei "Punti Contatto" diffusi in tutta la regione). L'accesso al servizio "Trova Lavoro" può avvenire in due modi: utilizzando la password ricevuta al momento della registrazione, oppure con la Carta regionale dei servizi (Crs). L'utente riceverà l'elenco e il dettaglio delle offerte coerenti con il proprio curriculum tramite il cosiddetto "canale di ritorno".

    La Borsa Lavoro della Lombardia, nodo regionale della Borsa Continua Nazionale del Lavoro prevista dalla legge Biagi, è on-line da oltre due anni. Al 15 maggio scorso risultavano registrati 102.616 persone, 3.274 imprese e 310 operatori. I curricula attivi erano 9.134, le offerte di lavoro presenti nella banca dati 11.062. Tra gli utenti che hanno inserito la propria candidatura nella Borsa, il 55% sono uomini, il 48% ha un'età compresa tra 27 e 35 anni, il 40% ha un diploma di scuola superiore e un altro 40% una laurea. Le dieci professioni attualmente più ricercate sono manovale generico, tecnico commerciale, addetto contabilità generale, venditore rappresentante, operatore di call-center, magazziniere, addetto assemblaggio macchinari/macchine elettriche/elettroniche, operatore help desk, operatore telemarketing, segretaria.

    Fonte: Formalavoro Magazine


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    25 maggio, 2006

    Emilia-Romagna quinta in Italia tra chi cerca lavoro sul web

    Lavoro & Web

    MODENA - Monster.it, leader nel recruiting online, ha reso noti i dati sulla domanda e l’offerta di lavoro in Emilia Romagna, tracciando l’identikit di chi cerca un’occupazione attraverso Internet e indicando quali sono le figure maggiormente ricercate dalle aziende nella regione.

    L’Emilia Romagna è una delle prime regioni per numero di utenti che, tramite Monster.it, utilizzano il web come mezzo per trovare o cambiare occupazione: sono infatti 78 mila gli Emiliani che hanno inserito il loro curriculum sul sito, cifra che colloca la regione al quinto posto in Italia, dopo Lombardia, Lazio, Campania e Piemonte.

    Il dato assume una rilevanza ancor maggiore se si pensa che, rispetto a marzo 2005, il numero di persone che utilizzano Internet per trovar lavoro è più che raddoppiato. L’incremento di cv provenienti dall’Emilia Romagna registrati su www.monster.it è stato, infatti, pari al 130% in 12 mesi.

    Affidarsi a Internet per cercare un’occupazione o per trovare i candidati più adatti alle esigenze di un’azienda sta, infatti, prendendo sempre più piede in Italia. Quasi l’80% delle aziende utilizza Internet per trovare nuovi talenti, siano essi neolaureati o candidati con esperienza. Le caratteristiche di velocità ed efficacia dello strumento Internet sono, infatti, sempre più apprezzate dalle aziende, anche in Emilia.

    Sul sito www.monster.it sono stati inseriti nell’ultimo anno quasi 7.500 annunci di aziende che ricercano personale in Emilia Romagna, cifra che va a rafforzare la media mensile di oltre 16 mila annunci pubblicati su Monster.it. per ricerche in tutta Italia.

    Gli Emiliani sembrano aver ben compreso le potenzialità di Internet come strumento per trovare lavoro. Il capoluogo si posiziona al quarto posto tra le città italiane per numero di accessi per anno al sito Monster.it, dopo Milano, Roma e Torino.

    La categoria che, tra gli Emiliani, sembra utilizzare maggiormente Monster.it per trovare lavoro è quella di coloro che operano nelle vendite (9%), seguiti dagli oltre 6.200 che aspirano a lavorare nel mondo del marketing, nella pubblicità e nelle pubbliche relazioni (8%).

    Sono 3.700 coloro che vogliono, invece, lavorare nel settore Engineering (5% del totale), seguiti dagli oltre 3600 Emiliani che cercano un’occupazione nell’ambito dell’ITC.

    Ma quali sono in Emilia Romagna le figure più ricercate dalle aziende tramite Internet? Quasi tutte le figure professionali, in realtà. Prevalgono le figure legate all’area vendita (20% del totale), seguite dall’area ITC (11%). Interessante anche il numero di ricerche per figure appartenenti all’engineering (6% del totale).

    Delle 7.480 offerte pubblicate quest’anno su www.monster.it, 410 si riferiscono a quest’area e 820 sono relative all’Information Technology. Il canale Engineering di Monster, specificatamente dedicato a questo settore, raccoglie oltre 33mila visite al mese e conta 21mila iscritti alla newsletter. L’Emilia Romagna è inoltre la quarta regione più attiva nella ricerca di figure ingegneristiche.

    Tra le aziende che hanno già usato Monster.it per cercare in Emilia Romagna i candidati migliori figurano Pirelli RE, Tetra Pak, Volvo, Henkel, bTicino, Esselunga e tante altre.

    Fonte: Romagnaoggi.it


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    24 maggio, 2006

    Cercare lavoro online con Jobtel

    Lavoro & Web

    Jobtel è un portale web nato dalla collaborazione tra Unioncamere e Ministero del Lavoro che si propone come un valido ausilio per i giovani in cerca di lavoro. Si articola in una serie di aree e sezioni che guidano il lettore attraverso una disamina ragionata delle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e della formazione negli ultimi anni. Tra i temi trattati: la formazione on line, il business plan, il progetto professionale, il colloquio di lavoro, il curriculum vitae. Non mancano approfondimenti in percorsi di autoformazione, in particolare nell'apprendimento della lingua inglese, dell'informatica di base e addirittura su come creare la propria impresa o inserirsi in un franchising.

    Per saperne di più è sufficiente andare sul sito www.jobtel.it

    Fonte: Rai Utile


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    UE: convergenza digitale per il rilancio del lavoro

    Lavoro & Web

    I paesi dell’UE possono e devono sfruttare di più le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). E’ questo un requisito essenziale per la crescita economica e il rilancio dell’occupazione. Dalla prima relazione annuale della Commissione Europea sui progressi compiuti nell’ambito dell’iniziativa i2010 - la strategia per la crescita e il lavoro attraverso le nuove tecnologie - emerge, infatti, la necessità di migliorare alcuni punti fondamentali della politica europea per l’innovazione: l’accesso alle connessioni internet a banda larga, la circolazione dei contenuti digitali in tutta Europa, la liberazione dello spettro radio per nuove applicazioni, l’ammodernamento dei servizi pubblici attraverso ricerca e innovazione. Anche se gli investimenti nelle reti e gli abbonamenti alla banda larga sono cresciuti del 60% nel 2005, raggiungendo i 60 milioni di cittadini ( il 13% della popolazione dell’ UE), gli investimenti complessivi in TIC da parte dell’Europa sono la metà di quelli degli Stati Uniti. Se pensiamo che le TIC sono all’origine di almeno il 45% degli incrementi di produttività realizzati dall’Unione Europea nel periodo 2000-2004, non è difficile capire che il futuro dell’occupazione e dell’economia è legato alla convergenza delle reti, dei contenuti e dei dispositivi digitali.

    Fonte: Intrage


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    23 maggio, 2006

    Amministrazione pubblica e privata: ci pensa il web

    Lavoro & Web

    PA@lfemminile (www.palfemminile.it) è il nuovo portale dedicato alle donne della pubblica amministrazione. Un luogo virtuale che intende valorizzare il ruolo delle donne nelle PA attraverso le possibilità offerte dalla tecnologia. Videocomunicazione, chat e weblog, registrazioni video, norme di riferimento, siti utili, formazione tecnologica: sono questi alcuni dei servizi offerti dal Portale tesi a migliorare la qualità del lavoro e della vita delle donne.

    PA@lfemminile è un esempio di come il web possa proporsi strumento di democrazia paritaria su due livelli: diminuendo il divario tra le donne e la tecnologia e contribuendo a risolvere i problemi della conciliazione fra tempi di vita e di lavoro delle donne. E' un’iniziativa di Futuro@lfemminile, un progetto di responsabilità sociale avviato da Microsoft in collaborazione con Accenture e Hewlett-Packard per promuovere le pari opportunità. Si tratta di un investimento concreto e su più fronti – lavoro, formazione, vita quotidiana – affinché anche in ambito IT il potenziale femminile possa esprimersi e contribuire alla crescita economica e sociale del Paese.

    "L’obiettivo" - spiega Paola Andreazzi di Microsoft - "è quello di promuovere la familiarizzazione delle donne della PA con le tecnologie al fine di valorizzare l’aspetto del sapere tecnologico ancora quasi ad uso esclusivo degli uomini". Il portale si inserisce in un quadro di rinnovamento delle istituzioni regionali, provinciali e locali che si aprono, seppur con particolare gradualità, ai modelli di e-government, e-democracy e che si pongono maggiormente, rispetto alle istituzioni nazionali, l’obiettivo di una effettiva eguaglianza tra donne e uomini nella sfera pubblica.

    Infine c'è una forte connotazione di genere: l’idea nasce proprio dall’esperienza di una donna, Roberta Cocco (Microsoft) che, ad un certo punto della sua vita, ha dovuto conciliare la sua posizione professionale di manager con le esigenze di mamma (ha tre figli) e di moglie.
    Pensare al web e alle tecnologie digitali come strumenti per agevolare l’ingresso e la permanenza delle donne nella res pubblica appare essere un’operazione possibile e produttiva e PA@lfemminile potrebbe costituire un modello ideale e concreto per esperimenti futuri.

    Fonte: ADV News 24h


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    19 maggio, 2006

    Dipendenze: meglio il web che il caffè

    Lavoro & Web

    Rinunciare a navigare durante il lavoro? Mai! piuttosto si rinuncia al caffé del mattino. Lo rivela un recente studio

    NEW YORK – Le abitudini dei lavoratori cambiano. Ventiquattrore, tailleur, cravatta e contegno serioso forse resteranno gli stessi, ma la classica – e idealmente irrinunciabile, almeno per gli italiani – pausa caffé, no: quest’abitudine sempre un po’ in bilico fra reale dipendenza da caffeina e scusa per fare due chiacchiere staccando lo sguardo dal Pc, negli Stati Uniti perde colpi. Sempre più impiegati americani, infatti, quando sulla propria scrivania hanno un computer connesso all’internet preferiscono rimanere seduti a spulciare la rete.

    PAUSA CAFFE’ O PAUSA WEB? – A rivelare l’inversione di tendenza è un sondaggio telefonico condotto da Harris Interactive, che, fra marzo e aprile di quest’anno, ha indagato fra 500 impiegati appartenenti ad aziende con almeno 100 lavoratori, con questi risultati: la maggior parte dei dipendenti approfitta del computer dell’ufficio per navigare a scopi extra-lavorativi, e la metà di questi preferirebbe rinunciare per sempre al primo caffé ristoratore della giornata piuttosto che perdere la possibilità di frugare in rete durante le ore di lavoro. Ben il 61 per cento degli intervistati ha ammesso infatti di usare la rete a scopi personali, soprattutto per consultare mappe, notizie sul tempo atmosferico, e news giornaliere. Una nuova abitudine che può far discutere gli appassionati dei dilemmi: è meglio tutelare il biancore dei denti dalle macchie di caffè, la vista dagli schermi dei Pc, oppure la dedizione al lavoro, che vede nuvole all’orizzonte se non sa ben quantificare e contenere i momenti di svago dei lavoratori?

    POLITICHE AZIENDALI – Ben 3,1 ore in media a settimana, contro le 12,8 dedicate alla navigazione lavorativa: queste le cifre della nuova dipendenza sostitutiva, quella che induce a cercar musica, videoclip, fotografie, informazioni più o meno utili, a dimostrazione del fatto che, anche nella concentrazione che dovrebbe caratterizzare le ore lavorative, rimane sempre un po’ di spazio per la voglia di svago e divertimento. Tutto questo, però, porta con sé alcune conseguenze. Molte aziende si dotano di software per filtrare e monitorare l’accesso alla rete, ma non tutte adottano le stesse restrizioni: la «politica internet» per lo più bandisce i siti a contenuto pornografico e permette altri tipi di accesso, soprattutto quando sono ragionevolmente seri: generalmente è non solo tollerato, ma anche accettato, mandare una e-mail al proprio medico per un appuntamento, oppure comprarsi un piccolo dono, forse perché è parere condiviso da tutti che gli impegni quotidiani lievitano a tal punto da fagocitare il tempo libero.

    Fonte: Corriere della Sera


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    Troppo lavoro? La soluzione è Internet!!

    Lavoro & Web

    Secondo una recente indagine condotta da Harris Interactive e Websense, gli impiegati che hanno la possibilità di accedere alla rete sul posto di lavoro, si sentono più autorizzati ad evadere…

    I dipendenti che hanno a loro disposizione il Web per fare ricerche di lavoro, passano circa un quarto del loro tempo online visitando siti di news o altro.
    Secondo l’indagine sulle abitudini dei navigatori, il 61% dei dipendenti che usano Internet al lavoro ha ammesso di passare molto tempo navigando tra siti poco inerenti la loro professione.
    I lavoratori passano circa 12,8 ore al giorno online di cui il 24% visitando siti dedicati ad argomenti completamente estranei al loro impiego.
    Sebbene siano molte le persone timorose di essere scoperte durante le loro piacevoli distrazioni, il 16% degli uomini e l’8% delle donne intervistate, ha ammesso di aver visitato siti pornografici durante l’orario di lavoro (principalmente in modo accidentale), pur consapevoli del possibile licenziamento una volta scoperti.
    Ma cosa cercano principalmente questi furbi dipendenti?
    I più visitati sono siti di news o di informazioni meteorologiche: probabilmente per sapere in anticipo come organizzarsi per le gite domenicali.
    Dalla ricerca emergono però dati preoccupanti per quanto riguarda i pericoli di spyware e “phishing” , in particolare il fatto che molti di questi impiegati abbiano visitato siti contenenti programmi spyware e che solo il 42% dei lavoratori il cui computer è stato infettato ha chiamato l’assistenza per sistemare il pc.
    Inoltre il numero delle persone colpite da “phishing” è passato dal 33% del 2005 al 49% nel 2006.
    Sempre secondo le ultime indagini sarebbero le donne a cadere maggiormente, durante le ore di lavoro, nella trappola spyware.
    La nota positiva però è che le donne sono più inclini a chiamare immediatamente l’assistenza ( il 64% delle donne chiama l’assistenza IT contro il 30% degli uomini).
    Gli uomini invece non solo sono i maggiori navigatori durante l’orario di lavoro ma sono anche i meno inclini a chiedere aiuto per paura di essere scoperti.

    Fonte: Data manager online


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    07 maggio, 2006

    Naviga in internet dall'ufficio e il comune di New York lo licenzia

    Lavoro & Web

    Pugno di ferro dell'amministrazione Bloomberg contro le distrazioni Toquir Choidhri, dipendente da 14 anni, cacciato dal suo dipartimento Ma il giudice si era detto contrario: "Il web come il telefono o il giornale"

    NEW YORK - Navigare in internet per fini personali durante l'orario di lavoro è davvero un motivo valido per licenziare un impiegato? L'amministrazione cittadina di New York ne è convinta, tanto che ha messo alla porta uno dei veterani del dipartimento dell'educazione della Grande Mela, Toquir Choudhri, in servizio da 14 anni.

    A nulla è valso il parere contrario del giudice John Spooner, che qualche giorno fa, in merito alla stessa vicenda, aveva equiparato l'uso di internet alla lettura di un giornale o a una conversazione telefonica, pronunciandosi quindi negativamente in merito alla possibilità di licenziamento. A patto, naturalmente, che le attività 'ricreative' non influiscano sul rendimento del lavoratore: ma nel caso specifico aveva raccomandato di limitarsi alla punizione meno severa.

    La sentenza, però, non ha convinto i collaboratori del sindaco Michael Bloomberg, e Choudhri è stato definitivamente licenziato per "uso abusivo" del web: reo di aver visitato siti dedicati ai viaggi e alle news durante l'orario di lavoro, come è emerso da un controllo sul suo pc.

    "La conclusione del rapporto di lavoro è la scelta appropriata e corretta", ha affermato John Klein, direttore del dipartimento. "L'abuso di internet nel tempo in cui l'impiegato è chiamato ad eseguire il suo lavoro - ha aggiunto - dimostra il suo disinteresse per l'impiego".

    "Una decisione politica", secondo il legale di Choudri, Martin Druyan, che definisce "scorretto, scioccante per le coscienze e contrario ai fatti e alla legge" il duro provvedimento nei confronti del suo assistito.

    Ma non c'è da stupirsi. Solo tre mesi fa la stessa amministrazione Bloomberg aveva licenziato un dipendente che si era 'distratto' troppo spesso davanti al pc: il sindaco in persona, durante un giro di saluto, lo aveva 'beccato' mentre giocava a "Solitario".

    Fonte: La Repubblica


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    28 aprile, 2006

    On-line portale lavoro regione Lazio

    Lavoro & Web

    Cercare lavoro nel web diventa piu' facile con ''Porta Lavoro''. Il primo portale della Regione Lazio interamente dedicato al mondo del welfare. Offerte di lavoro e di stage ma anche corsi di formazione e molto di piu' e' quello che si puo' trovare collegandosi al sito www.portalavoro.regione.lazio.it. Dai canali tematici, sull'incrocio della domanda e offerta di occupazione, alle notizie in primo piano presentate dall'assessorato al lavoro. Inoltre, tra gli approfondimenti e' presente anche la Borsa lavoro, il nodo regionale per conoscere le opportunita' di occupazione e di tirocinio in ambito pubblico e privato. Notizie utili anche sul Reddito garantito, sulle normative e forme contrattuali, modulistica, Centri per l'impiego e Enti di formazione. A presentare il sito e' intervenuta l'assessore al lavoro Alessandra Tibaldi: ''Con il tempo il portale potenziera' le attivita', interagendo i servizi con le altre amministrazioni territoriali che si occupano di problemi del lavoro, come le Province per i Centri per l'Impiego e i Comuni e sviluppando connessioni con il sistema informativo lavoro ed il nodo regionale della Borsa Lavoro''.

    Fonte: MyTech


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    La Liguria cerca lavoro via Internet

    Raddoppiato in un anno il numero di coloro che si rivolgono ai servizi che offrono occupazione

    Affidarsi a Internet per cercare un'occupazione o per trovare i candidati più adatti alle esigenze di un'azienda sta prendendo sempre più piede in Liguria che in un anno ha raddoppiato le richieste. In Italia quasi l'80% delle aziende utilizza Internet per trovare nuovi talenti, siano essi neolaureati o candidati con esperienza. Lo rivela uno studio di Monster.it, leader in Italia e nel mondo per la ricerca di personale online, che oggi sarà presente all' Università degli Studi di Genova in occasione del Monster University Tour, un progetto di formazione dedicato ai laureandi e ai neo laureati.
    Un selezionatore Monster fornirà tutti i dettagli e i segreti per scrivere un curriculum vincente, mostrerà gli errori da evitare, e spiegherà come affrontare un colloquio.
    In un anno su www.monster.it sono stati pubblicati oltre 1.875 nuovi annunci di lavoro (rispetto a 1.300 dello scorso anno) che riguardano specificamente la Liguria. A rispondere a questi annunci ci sono 26.000 liguri che hanno attualmente il proprio curriculum sul sito www. monster.it (raddoppiati nel giro di un anno), e che possono anche candidarsi per le offerte attive sul territorio nazionale (attualmente sono oltre 16.000) e, attraverso il network europeo e mondiale dei siti Monster, anche ricercare il «lavoro ideale» oltre confine.
    Genova ha generato da sola, dall' inizio dell' anno ben 14.000 visite mensili, posizionandosi nella top ten delle città italiane. In Liguria tra coloro che cercano lavoro nel 41% dei casi si tratta di candidati con esperienza che probabilmente hanno voglia di cambiare lavoro, il 18% sono studenti universitari e il 15% è la percentuale che riguarda i neo assunti. La categoria che sembra utilizzare maggiormente Monster.it per trovare lavoro è quella di coloro che operano nel marketing, nella pubblicità e nelle pubbliche relazioni (8%), seguiti da un 7% di persone nella categoria engineering, mentre risorse umane e ITC si attestano rispettivamente intorno al 5-6%.

    Fonte: il Giornale


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    Chi naviga non può essere licenziato

    Lo ha stabilito un giudice americano: «Internet equivale alla lettura dei quotidiani». E in Italia? «Tollerate le piccole pause»

    Un'occhiata alla posta elettronica, uno sguardo alle ultime notizie, una sbirciata ai siti di viaggio. Durante il lavoro si può. Al massimo, si rischia una ramanzina da parte del capoufficio. E' quello che ha stabilito un giudice americano, secondo il quale navigare su Internet equivale a sfogliare le pagine di un quotidiano o parlare al telefono. Se questo non interferisce con le proprie mansioni, non si può essere licenziati.

    LA VICENDA - Il caso riguardava un dipendente del Dipartimento dell'educazione di New York, Toquir Choudri. I suoi superiori lo avevano beccato mentre navigava sul web e gli avevano chiesto di smetterla, ma lui aveva continuato. Il caso è finito così in tribunale. Il giudice John Spooner ha però accertato che Choudri frequentava siti di informazione e di viaggio. Dopo aver spiegato che «Internet è diventato l'equivalente del giornale o del telefono», il magistrato ha stabilito che un giro in Rete non può costare il licenziamento. Al massimo, è ammesso un rimprovero.

    LA SITUAZIONE ITALIANA - E nel nostro Paese? Anche in Italia ci sono state negli ultimi anni parecchie sentenze che riguardavano casi simili. Alcune favorevoli ai lavoratori, altre no. Ma allora: è possibile navigare durante l'orario di ufficio? «Una breve pausa, anche nel pieno dell'orario di lavoro, è sempre tollerata - spiega Pietro Ichino, docente di Diritto del Lavoro presso l'Università degli studi di Milano -. La questione è sempre quella della misura: tanto più le pause di questo genere sono lunghe o frequenti, tanto più ci si avvicina al limite della scorrettezza e dell'inadempimento contrattuale. Dove si collochi questo limite, dipende dalla maggiore o minore severità del giudice». Ma il datore di lavoro può controllare il computer dei propri dipendenti, come è avvenuto nel caso americano? «Sì, perché si tratta di uno strumento di lavoro a disposizione dell'azienda - spiega Ichino -. Come tale la memoria informatica non costituisce spazio protetto dal diritto alla riservatezza del lavoratore. Fa eccezione quello spazio che sia esplicitamente riservato a uso personale: per esempio una particolare directory o una casella di posta elettronica». In sintesi: navigare si può. Ma con un certo controllo.

    Fonte: Corriere della Sera


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    26 aprile, 2006

    Promuovere se stessi e trovare opportunità di lavoro attraverso i blog

    Il Blogging può diventare un’efficace e remunerative strategia di business per i dirigenti senior ed i professionisti in pensione che desiderano mantenersi coinvolti nel loro campo d’interesse.

    I Blog possono diventare strumenti efficaci per la promozione personale, per le Public Relations, per il networking e per mostrare le proprie capacità ed ancora ed ancora ed ancora.

    Margaret Stead, una consulente inglese in comunicazione professionale e carriere, ha la mia stessa opinione sui blog e ne sta ricavando una preziosa fonte di reddito. Margaret aiuta i dirigenti senior a gestire la loro carriera post-aziendale e le opportunità professionali insegnando loro l’uso intelligente dei blog.

    E come lei racconta, dirigenti senior e i professionisti in pensione trovano il blogging eccitante, facile da fare e utile sia a livello di monetizzazione che di autostima.

    Trascrizione dell’intervista con Margaret Stead

    Robin Good: Salve a tutti! Qui è Robin Good live da Roma in Italia e sono insieme a Margaret Stead?

    Margaret Stead: Si.

    Robin Good: Dove sei in questo momento Margaret ?

    Margaret Stead: Sono nella soleggiata Birmingham.

    Robin Good: Birmingham. Gran Bretagna.

    Margaret Stead: Si proprio nel mezzo della Gran Bretagna.

    Robin Good: Ottimo. E’ un piacere parlare con te. Margaret mi ha scritto per parlarmi di un nuovo libro che sta scrivendo. Di che cosa tratta Margaret?

    Margaret Stead: Il libro tratta di Come Sviluppare la Propria Carriera.

    Robin Good: Con le tecnologie new media giusto ?.

    Margaret Stead: Si. Si parla molto di blog.

    Robin Good: Perchè sei così entusiasta dei blog ?

    Margaret Stead: Bene...lavoro da anni con le persone senior per sviluppare il loro CV e da tre anni ho iniziato a mettere i loro CV online all’interno del mio sito.

    In seguito ho scoperto i blog nel 97 ed ho compreso il loro valore. Ho pensato che erano il futuro ma in quel momento avevo appena investito dei soldi in un sito.

    Robin Good: Capisco, Posso chiederti quanti anni hai, Margaret?

    Margaret Stead: Diciamo che sono una signora di mezz’età.

    Robin Good: Non hai 20 anni giusto ?

    Margaret Stead: Non più, no.

    Robin Good: Hai un lavoro ufficiale giornaliero oppure sei una consulente professionista ?

    Margaret Stead: Sono una consulente professionista, ho la mia azienda e lavoro su Internet dal 1996.

    Robin Good: Con le tecnologie new media giusto ?.

    Margaret Stead: Si. Si parla molto di blog.

    Robin Good: Perchè sei così entusiasta dei blog ?

    Margaret Stead: Bene...lavoro da anni con le persone senior per sviluppare il loro CV e da tre anni ho iniziato a mettere i loro CV online all’interno del mio sito.

    In seguito ho scoperto i blog nel 97 ed ho compreso il loro valore. Ho pensato che erano il futuro ma in quel momento avevo appena investito dei soldi in un sito.

    Robin Good: Capisco, Posso chiederti quanti anni hai, Margaret?

    Margaret Stead: Diciamo che sono una signora di mezz’età.

    Robin Good: Non hai 20 anni giusto ?

    Margaret Stead: Non più, no.

    Robin Good: Hai un lavoro ufficiale giornaliero oppure sei una consulente professionista ?

    Margaret Stead: Sono una consulente professionista, ho la mia azienda e lavoro su Internet dal 1996.

    Robin Good: Perciò qual è il tuo suggerimento finale e la tua raccomandazione per coloro che sono motivate abbastanza per spendere 30 minuti per iniziare questa esperienza ? Che cosa vuoi dirci in questi ultimi secondi ?

    Margaret Stead: Vorrei dire in questi ultimi secondi che le parole con cui descrivi te stesso non sono necessariamente le parole che i clienti e la tua audience cercheranno per trovarti. Devi saper usare gli www.careersnet.co.uk o inviarmi una email a margaret [at] careersnet.com.

    Robin Good: Margaret, sei stata fantastica. Ho apprezzato tutto il tempo che hai condiviso con me riguardo alla tua esperienza con i blog con i dirigenti senior ai quali insegni tutti i giorni. Grazie per questa esperienza di apprendimento.

    Margaret Stead: Grazie a te, Robin.

    Robin Good: Grazie Margaret.

    Margaret Stead: Bye bye.

    Robin Good: A presto.


    Fonte: Business Online


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    20 aprile, 2006

    Avvocati cercano lavoro su internet

    Avvocati e praticanti, ma anche neo-laureati in Giurisprudenza della provincia di Como in cerca di collaborazioni si incontrano on line. È nato, infatti, il sito www.studiolegalecercasi.com , un'iniziativa dell'Anpa (Associazione nazionale praticanti e avvocati) della sezione di Como, per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro nel campo legale. Il sito è un sistema avanzato di ricerca basato su una banca che raccoglie i dati autonomamente forniti dagli interessati e che comprende solo coloro che intendono partecipare. La banca dati che così sarà creata consentirà di conoscere le offerte e le domande di collaborazione presso gli studi legali in tutta Italia e ogni Foro in tempo reale.

    Fonte: Rai Utile


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    08 aprile, 2006

    Sito web Eures, trovare lavoro in Europa

    Questo anno pubblicherà un milione di posti di lavoro

    Il 2006 è l’anno europeo della mobilità dei lavoratori. Una serie di eventi ed iniziative si prefiggono l’obiettivo di sensibilizzare e meglio informare i cittadini comunitari riguardo ai vantaggi derivanti dalla mobilità professionale in Europa.

    L’informazione proviene da Antenna Europe Direct - Info Point Europa dellal Provincia di Perugia che ha sede in Piazza Italia. Il sito web Eures (http://europa.eu.int/eures), dedicato alla ricerca di lavoro all’interno dell’Unione europea e rinnovato per l’occasione, pubblicherà durante l’anno circa un milione di offerte di lavoro che proverranno dai servizi pubblici per l’impiego degli Stati membri e di altri paesi.

    Fonte: umbrialive.it


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    05 aprile, 2006

    Borsa Lavoro Lombardia: sono più di 15 mila le offerte di lavoro per chi cerca un'occupazione

    A due anni dal suo debutto su internet il portale www.borsalavorolombardia.net supera quota 15.000. Sono tanti, infatti, a fine marzo, i posti di lavoro a disposizione dei cittadini in cerca di nuova occupazione presenti sul portale di Regione Lombardia dedicato al mondo del lavoro, della formazione e dell’istruzione.
    Circa il 60% dei posti si trova nel territorio lombardo, il restante 40% riguarda sedi di lavoro in altre regioni italiane.
    Le offerte sono pubblicate dalle aziende e dalle agenzie del lavoro private, che utilizzano sempre più frequentemente Borsa Lavoro Lombardia per la ricerca di personale.

    I profili professionali più rischiesti
    Al 31 marzo la professione più gettonata è quella di operatore dei sistemi informativi, con quasi 1.000 offerte di lavoro, seguono gli operatori di call center e quindi i manovali generici.
    Nella top ten delle professioni più richieste troviamo anche addetti alla contabilità, magazzinieri, venditori, operatori macchine a controllo numerico, tecnici commerciali, segretarie.
    A fronte di questa ricca e variegata offerta di opportunità lavorative il portale ospita 12.000 curriculum attivi (un curriculum in Borsa resta attivo per tre mesi prima di scadere, se non rinnovato), il 66% dei quali è stato inserito da lavoratori lombardi.
    In valore assoluto abbiamo quindi un’offerta di posti lavoro superiore alla domanda, un dato questo che sta incentivando un uso sempre più intenso e diffuso del portale da parte di chi cerca lavoro.

    «È davvero significativo il traguardo di 15.000 offerte di lavoro raggiunto da Borsa Lavoro Lombardia - ha affermato l’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia Alberto Guglielmo - a conferma di un impegno costante e crescente dell’Agenzia Regionale per il Lavoro e dell’Assessorato regionale»

    Fonte: L'Eco di Bergamo


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    18 marzo, 2006

    Telelavoro, da casa si produce di più e meglio

    Su 1000 intervistati, il 76% ritiene che lavorare in remoto consenta di migliorare la produttività, mentre il 61% è inoltre convinto che i propri superiori concordino in questo giudizio

    Chi lavora da casa produce meglio. E' il risultato di una indagine resa nota da SonicWall condotta in tutto il mondo su circa 1000 persone che lavorano sia in ufficio che nella propria abitazione. Il 76% degli intervistati, infatti, ritiene che lavorare in remoto consenta di migliorare la produttività, mentre il 61% è inoltre convinto che i propri superiori concordino in questo giudizio. La sicurezza è in fondo alla classifica delle priorità: l'88% degli individui intervistati ammette di tenere le password in posti facilmente raggiungibili, e solo il 12% utilizza file crittografati per memorizzare e amministrare i dati relativi al login. Il 56% afferma di contare sulla propria memoria per tenere traccia delle password di rete, mentre altri utilizzano le stesse password per tutti i dispositivi, memorizzano le informazioni sul telefono cellulare o sul computer.

    Tutti gli intervistati si sono dimostrati rilassati per quanto riguarda le proprie abitudini personali quando lavorano da casa. Mentre circa il 39% dei soggetti di entrambi i sessi sostiene di indossare la tuta da ginnastica quando lavora da casa, il 12% degli uomini e il 7% delle donne dichiara di non indossare proprio nulla. In fatto di pulizia personale la differenza tra i due sessi è più marcata: il 44% delle donne intervistate si fa la doccia nei giorni in cui lavora da casa, mentre per gli uomini aumenta la percentuale di chi si rade (33%) rispetto a chi si lava (30%). Il 18% degli uomini interrompe con regolarità il lavoro per svolgere le faccende domestiche, ad esempio bucato, lavare i piatti o fare la polvere, mentre è maggiore la percentuale di donne, oltre il 38%, la cui attenzione viene assorbita dalla routine quotidiana. Gli intervistati hanno inoltre dichiarato di mangiare e bere al di fuori degli orari standard (circa il 35%); ascoltare musica (45%) o guardare la TV (28%); il 21% di tutti gli intervistati ha dichiarato di schiacciare un sonnellino pomeridiano. Una percentuale molto ridotta di intervistati (9%) ammette di sentirsi in colpa per il fatto di essere fuori dall'ufficio. Anche la percentuale di chi si trattiene più a lungo a tavola rispetto a quando lavora in ufficio è relativamente bassa (12%).

    Fonte: IGN


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    14 marzo, 2006

    On Line Portale Ricerca Lavoro Area Legale

    Presentato Jobjuris il sito di recruiting on-line per chi cerca e offre lavoro in area legale

    E' su internet il primo portale italiano di recruiting on-line dedicato esclusivamente a chi cerca e offre lavoro in materie giuridiche e risorse umane (http://www.jobjuris.it). Con la diffusione di internet chi e' alla ricerca di lavoro incontra difficolta' ad individuare le offerte adatte alle proprie caratteristiche tra i siti di recruiting generalisti. "Jobjuris, con la specializzazione nell'area legale" - si legge in una nota - "si propone di diventare luogo d'incontro tra chi cerca una risorsa, un collaboratore per l'ufficio legale o lo studio professionale e chi nel mondo del diritto vuole lavorare."

    Fonte: Studiocelentano.it


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    23 febbraio, 2006

    Europa: la Commissione presenta nuovo portale per trovare lavoro nei Paesi membri

    "La libera circolazione è un diritto fondamentale nell'Unione europea di cui dovremmo approfittare pienamente, in quanto offre l'opportunità di imparare, lavorare e riqualificarsi. I lavoratori hanno bisogno di nuove competenze e l'Europa ha bisogno di lavoratori che sappiano adattarsi. L'Europa deve quindi cominciare a mettersi in moto". Così Vladimír Špidla, commissario europeo per l'occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, presentando il nuovo portale Eures, dedicato alla ricerca di lavoro e creato nell'ambito del lancio dell'anno europeo della mobilità dei lavoratori. Il 2006, infatti, è stato dichiarato dalla Commissione europea "anno europeo della mobilità"; l'obiettivo è sensibilizzare e informare meglio i cittadini sui vantaggi derivanti dal lavorare in un altro paese o dal cambiare impiego, e su ciò che l'Unione europea fa per incentivare la mobilità professionale.

    Secondo la Commissione, solo il 2% degli europei vive in un paese dell'Ue diverso dal proprio paese d'origine, percentuale rimasta pressoché invariata negli ultimi 30 anni. Altrettanto vale per il posto di lavoro, che gli europei non cambiano molto spesso: la durata media di un impiego nell'Unione europea è di 10,6 anni, a fronte dei 6,5 negli Stati Uniti. Secondo Eurobarometro (l'istituto europeo dei sondaggi) tuttavia, buona parte degli europei riconosce che la mobilità amplia le prospettive di lavoro; secondo la stessa indagine, peraltro, mentre il 59% delle persone in cerca di lavoro al di fuori della propria regione d'origine ha trovato un impiego in meno di un anno, ciò si è verificato solo per il 35% di quelle che hanno scelto di non spostarsi.
    Di qui l'impegno della Commissione e dell'Unione per promuovere una maggiore facilità - dal punto di vista delle opportunità, dell'informazione e della 'burocrazia' - di spostamento per lavoro dei cittadini europei. Il sito EURES conterrà circa un milione d'offerte di lavoro in tutta l'Unione.

    Per l'Anno della mobilità sono stati stanziati 10 milioni di euro, da destinare a progetti di sensibilizzazione e all'organizzazione di manifestazioni su grande scala, quali una conferenza a Vienna sulla mobilità in giugno e la "Job Fair Europa", che a settembre vedrà lo svolgimento di fiere dedicate all'occupazione in oltre 50 città europee. Tra i progetti rientrano anche delle "serate della mobilità", sotto forma di programma televisivo trasmesso su un canale europeo e di iniziativa da tenersi a Parigi in dicembre 2006; una campagna pubblicitaria nelle pagine della rivista Metro distribuita nelle metropolitane delle città europee, nuovi film che promuovano il valore della mobilità e un blog nel sito dell'Anno europeo della mobilità dei lavoratori.
    E' prevista infine, l'attribuzione di un premio europeo all'organizzazione che ha maggiormente contribuito alla mobilità professionale.

    Fonte: Trend-online.it


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    17 febbraio, 2006

    Vietato spiare i dipendenti sul Web

    I datori di lavoro non possono spiare i dipendenti mentre navigano in Rete durante l'orario d'ufficio. E' questa la sentenza a sorpresa del Garante della privacy secondo cui le sempre più diffuse pratiche di monitoraggio del traffico Internet contrasterebbero con i diritti dei lavoratori e la tutela dei dati "sensibili".

    Stando a quanto deciso dall'Authority, chiamata a pronunciarsi su un caso in cui una società aveva impugnato i dati di navigazione di un dipendente per una contestazione disciplinare culminata nel licenziamento, il datore di lavoro non è dunque autorizzato ad analizzare qualitativamente il traffico Web dei lavoratori prendendo nota di cookie e cache di sistema.

    La decisione del Garante, secondo quanto risulta nella sentenza, sarebbe da attribuire non solo a un trattamento di dati eccedente rispetto alle finalità perseguite, ma anche a una mancata comunicazione aziendale del monitoraggio del traffico e della Rete interna. Da un punto di vista tecnico, l'intercettazione dei siti navigati dai dipendenti, può essere parificato al trattamento di dati sensibili, ovvero a informazioni idonne a rivelare convinzioni religiose, opinioni sindacali, nonché gusti attinenti alla vita sessuale.

    "Non è ammesso spiare l'uso dei computer e la navigazione in Rete da parte dei lavoratori - ha spiegato Mauro Paissan, componente del Garante e relatore del provvedimento - Sono in gioco la libertà e la segretezza delle comunicazioni e le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori. Occorre inoltre tener presente che il semplice rilevamento dei siti visitati può rendere noti dati delicatissimi della persona: convinzioni religiose, opinioni politiche, appartenenza a partiti, sindacati o associazioni, stato di salute, indicazioni sulla vita sessuale". Anche in ufficio la tutela della privacy ha le sue regole.


    Fonte: TgCom


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    16 febbraio, 2006

    Trovar lavoro tra rete, agenzie, inserzioni e passaparola

    Cresce in modo significativo l'utilizzo di Internet

    Cambiano gli strumenti con cui si cerca lavoro in Italia. Il cosiddetto "passaparola" resta una pratica molto utilizzata, ma accanto ad essa si stanno affermando modalità più innovative, più in linea con i tempi e con un mercato in rapida trasformazione ed evoluzione. A confortare questa affermazione è una recentissima indagine realizzata da Metis, una delle agenzie per il lavoro più note del Paese. I ricercatori hanno, in particolare, rilevato il forte sviluppo del reclutamento tramite Internet, che è passato dal 13% delle preferenze registrate nel 2004 alle 18,5% del 2005, per un incremento complessivo del 42,3%. Di fatto il ricorso al web è ormai secondo solo alla lettura delle inserzioni sui giornali (20,5%), che ha però subito una consistente flessione rispetto all'anno precedente (33%). Ancora più significativi sono i numeri di un altro studio, condotto (a fine 2005, su dati del 2004) da Interactive advertising bureau, secondo cui gli italiani che mettono la Rete tra i primi strumenti per la ricerca di impiego sono il 35%.

    "In questi ultimi anni - spiega l'amministratore delegato di Metis, Piermario Donadoni - abbiamo registrato un forte cambiamento culturale nell'approccio al web come strumento per la ricerca del lavoro. Un tempo utilizzato solo dai giovani e dagli impiegati, Internet oggi è uno dei principali strumenti per ricercare un'occupazione". L'indagine ha evidenziato che la crescita del reclutamento on-line, si sta accompagnando ad un calo del peso dei canali tradizionalmente utilizzati dalle imprese per reperire il personale di cui hanno bisogno: il "passaparola" è attestato al 14%, mentre i Centri per l'impiego - gli ex uffici di collocamento - stentano a decollare e devono accontentarsi di una quota di mercato di appena l'1%. Pur con tutte le cautele del caso (come si sa i responsi di una ricerca non sono "legge" e possono prestarsi ad interpretazioni tra loro molto differenti e una recente indagine realizzata nell'ambito del progetto Excelsior faceva salire questa percentuale al 39,4%), è un dato che deve fare riflettere sui cambiamenti in atto. In definitiva, è il segno di una nuova tendenza.

    Lo studio condotto dall'agenzia per il lavoro ha prodotto risultati interessanti e, forse, inattesi. Analizzando i contatti sul proprio portale, tra chi cerca lavoro on line Metis ha rilevato una forte presenza delle figure della cosiddetta produzione (12,7%, operai generici e specializzati). A cascata seguono quelle amministrative (impiegati amministrativi e contabili); le persone che desiderano trovare un'occupazione nel settore legale e finanziario; nel turismo; le figure commerciali in genere; quelle in ambito bancario; quindi segretarie, informatici, addetti di call center; le professionalità nelle aree delle risorse umane e del marketing; autisti; operatori sanitari. Tra gli elementi più curiosi va segnalato che il maggior numero di ricerche viene effettuato il lunedì (19%), il minore nel week-end (8% il sabato e 1% la domenica). Tra le province più fedeli alla Rete, spicca di gran lunga Milano (18,5%), con a seguire Roma (6,9%), Cagliari (4,4%), Torino (4%), Napoli (2,9%) e Bologna (2,7%).


    Fonte: Borsa Lavoro Lombardia


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    15 febbraio, 2006

    Lavoro: vietato spiare uso Internet del dipendente

    Il datore di lavoro non può indagare sulla navigazione in rete dei propri dipendenti. È quanto ha stabilito il Garante privacy vietando ad una società l'uso dei dati relativi alla navigazione in Internet di un lavoratore che, pur non essendo autorizzato, si era connesso alla rete da un computer aziendale. L’uso indebito del computer, afferma il garante, può essere contestato senza indagare sui siti visitati, ma verificando gli avvenuti accessi a Internet e i tempi di connessione. "Non è ammesso spiare l'uso dei computer e la navigazione in rete da parte dei lavoratori", commenta Mauro Paissan, componente del Garante e relatore del provvedimento. "Sono in gioco la libertà e la segretezza delle comunicazioni e le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori. Occorre inoltre tener presente che il semplice rilevamento dei siti visitati può rivelare dati delicatissimi della persona: convinzioni religiose, opinioni politiche, appartenenza a partiti, sindacati o associazioni, stato di salute, indicazioni sulla vita sessuale".


    Fonte: Intrage


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    09 febbraio, 2006

    Se potessi avere € 1000 al mese

    Intervista ad Alessandro Rimassa

    Incontriamo il giovane giornalista per discutere di precariato sociale, di tecnologia e comunicazione, in occasione dell'uscita del suo primo romanzo online.
    Sullo sfondo di una splendida mattina ai giardini pubblici di Milano, parliamo con Alessandro Rimassa: co-autore del romanzo “Generazione 1000 Euro”, scaricabile gratuitamente dal sito www.generazione1000.com, che finora ha registrato 15617 accessi in sette settimane.

    Riassumi la tua vita nel tempo massimo di download del tuo libro: 10 secondi.
    Ho iniziato la mia vita post-liceo pensando di dover fare il contabile, poi sono finito a fare l’animatore, ho lavorato in televisione ed infine ho scritto un libro.

    Hai altri dieci secondi per l’argomento del libro.
    Il precariato economico, che si descrive nel libro, in realtà è precariato sociale: stanno uccidendo una generazione.

    Ma quanti sono i 'milleuristi'? Dove sono?
    Sono milioni. E’ un fenomeno generalizzato. Alcuni di loro non sono nemmeno 'milleuristi', ma 'ottocenteuristi', per dirla tutta. A parte quanto è scritto nel libro (con stile dinamico e romanzato), oggi chi ha meno di trent’anni vive di pochi soldi e non sa nemmeno se quei soldi li prenderà ancora il giorno dopo. Quindi non riesci a programmare niente: il precariato non è economico ma, appunto, sociale. E se è sociale, parliamo di un’intera generazione, allora intendiamo un mondo che non ha futuro. Ma questo non accade solo in Italia. Il nostro libro è stato scaricato in Argentina, in Spagna, in Austria: in tanti ci scrivono che la situazione è identica.

    Perché “Generazione 1000 Euro” su Internet e non in libreria?
    Per farlo arrivare in modo immediato e per non perdere tempo con la mediazione di un eventuale editore. Non è una preclusione: ben venga se un editore decide di puntarci sopra, ma deve darci comunque spazio di portare avanti lo stesso discorso su Internet, magari cambiandone la forma (con incontri, oppure implementando nuovi contenuti). Certo, il prezzo deve essere accessibile, altrimenti non arriverà mai ai destinatari per cui è stato pensato. Lo scopo è quello di farne parlare.

    Un 'milleurista' ha tempo per passare in libreria?
    Certo che ce l’ha, però magari ci pensa su due volte prima di acquistare l’ultima novità. Ti faccio un esempio: un mese fa ho visto che è uscita una guida sui viaggi low cost. Il prezzo della guida? 25 Euro. Con quel prezzo organizzi uno dei viaggi segnalati! E’ un’operazione assurda, perché i diretti interessati non l’acquisteranno mai. Un paradosso.

    Tu vieni da esperienze radiofoniche e televisive dove avevi a che fare con un modo di comunicare giovanilistico, a differenza degli ultimi anni. Cosa hai imparato da quelle esperienze?
    Ho imparato a descrivere il mondo in cui vivo: è quello che ho fatto nel libro ed è quello che continuo a fare per i giornali e le televisioni per cui lavoro. Non credo in una postazione privilegiata da cui guardare le cose. Credo nel vivere le cose e raccontarle. Sui miei coetanei, o quelli un po’ più piccoli di me, ho imparato che sono generazioni desiderose di rimboccarsi le maniche, e invece spesso non vengono dipinti così. Di solito si racconta che i venticinquenni son gente che non ha voglia di fare niente: non è vero, sono in difficoltà perché la situazione cui ci si trova davanti è difficile.

    Cosa diresti a un giovane a cui viene ancora insegnato il mito del posto fisso?
    Se ci fosse un sistema meritocratico, uno potrebbe non avere il posto fisso. In America, dove ci sono contratti a termine tutta la vita (non di sei mesi, ma di quattro o cinque anni), non ti serve il posto fisso perché se sei bravo nessuno ti manderà mai via. In Italia, invece, il posto non-fisso viene impostato in questo modo: “attenzione, ti sta per scadere il contratto, devi comportanti in questi termini altrimenti non te lo rinnoverò”. D’altra parte, il mito del posto fisso come starsene sugli allori, per come viene rappresentato, è sbagliato. L’azienda ha tutto il diritto di provarti, ma è il sistema in sé che non funziona. Bisogna reintrodurre un modello meritocratico, non più clientelistico o di conoscenze, come accade qui, per questo il posto fisso è ancora importante. C’è un bisogno di salvaguardare l’azienda: dopo due anni di prova, se il nuovo assunto non produce come dovrebbe l’azienda dovrebbe poter mandarlo via.

    Penso a come fanno i casting per il personale, in America: fanno entrare una decina di persone in una stanza e si da loro un progetto da sviluppare. Alle fine, viene promosso il risultato del singolo team, non l’individuo.
    Nel nostro Paese, se un’azienda che fa marketing, o comunicazione, deve assumere una persona, cerca tra gli amici. Raramente si guardano i curriculum e mai si fanno i colloqui a tappeto. Nella maggior parte dei lavori ‘intellettuali’, o di concetto, dove si dovrebbe scegliere il migliore, qui non si fa. Non devi lavorare ma devi fare pubbliche relazioni, per trovare lavoro. Non dovrebbe funzionare così.

    Le vittime del precariato, però, hanno trovato un possibile modello: ottenere un lavoro part-time, noioso, a tempo indeterminato e allo stesso tempo accettare i cosiddetti lavori 'a progetto', seppur precari, ma che non richiedono necessariamente vincoli di presenza e possibilmente interessanti. Per farla breve: uno stipendio mensile sicuro, da cumulare necessariamente con altri lavoretti, che possono permetterti (anche) di pagarti gli studi. Questa formula può essere un buon centro di gravità semi-permanente?
    E’ difficile trovare il part-time fisso e poi, sai, si passa la maggior parte della nostra vita a lavorare… Se ci annoiamo! Non mi convince, mi sembra un ripiego. Ammesso che ti piacciano entrambi i lavori, allora puoi fare davvero quello che vuoi. Mettiamola così: non è la domanda che apre più possibilità, è l’offerta che andrebbe modificata per cambiare qualcosa. Purtroppo non credo sia una soluzione a breve termine.

    Nelle aziende che si occupano di comunicazione sono nati nuovi ruoli: ora ci sono ventenni che sviluppano strategie di marketing utilizzando le community su Internet, alcuni si specializzano in viral marketing, altri ancora escogitano vie una volta impraticabili per pubblicizzare un prodotto; per esempio, pensare che il consumatore di un servizio è esso stesso una preziosa fonte di contenuti. Un procedimento, ereditato più dalla pubblicità che dalle open source interattive, che vede una generazione strumentalizzarne un’altra (ideale, ma sempre la stessa) come indice di successo di un format, o di un giornale. Questi nuovi orizzonti ‘parassitari’, chiamiamoli così, portati sui tavoli delle aziende, non sono piuttosto un gatto che si morde la coda?
    No, non è fottersene dell’altra parte, è fare il proprio lavoro. Tu offri un prodotto in maniera diversa dal passato. Se uno è bravo e conosce meglio la sua generazione degli altri, perché non sfruttare le sue potenzialità e capacità? Se si ha un’idea in cui credere e da distribuire, e che non fa male a nessuno, non ci trovo nulla di male.

    Forse accade sempre nel mercato delle idee.
    Se vendi i numeri del lotto è chiaro che fai una truffa ed alimenti finte speranze, ma se invece distribuisci un prodotto che può essere della musica, un evento o una promozione di un marchio, semplicemente la proponi e gli altri decidono se acquistarlo o meno. Stai offrendo in una maniera nuova, diversa, cambia la forma di comunicazione. Non ci trovo nulla di male nel proporre prodotto alla propria generazione, anzi trovo buono che esistano delle aziende che scelgano dei venticinquenni per proporre dei prodotti ai venticinquenni. Mi viene in mente un giornale, lanciato qualche mese fa: “News”, diretto teoricamente agli under trenta, ma diretto da cinquantenni: un fallimento! Gli under trenta è un pubblico stranissimo, che si è evoluto grazie ad una tecnologia che si mastica più facilmente delle patatine. Non dico che un cinquantenne non ci deve essere, dico che può essere bravo a coordinare, ma se non circonda di ventenni non arriva ai ventenni! Quindi ben vengano i ventenni ed i venticinquenni che fanno già qualcosa, senza dover far gavetta tutta la vita. All’estero a trent’anni la tua strada l’hai già fatta, qui la gente vive ancora con la mamma.

    E' una malattia dell'Italia?
    Certamente. Tra poco abbiamo le elezioni con due settantenni che si sfidano. Il nuovo leader dei conservatori, in Inghilterra, ha trentanove anni; Bill Clinton ha cinquantaquattro anni ed è già stato Presidente degli Stati Uniti; Bush finirà il suo mandato a meno di sessant’anni; Blair e Zapatero anche. Il futuro sono Fini e Veltroni? Questo non è futuro, questo è passato.

    In televisione si fanno sempre più programmi 'pensati per i giovani', non considerando che i giovani che hanno nella loro testa non esistono. Sono quegli stessi programmi e creare 'quei giovani', successivamente.
    Il sistema televisivo Rai e Mediaset è in mano a vecchi consumati. Tutti sono arroccati e difendono le proprie posizioni, come sul lavoro: il posto fisso oggi non c’è per la stessa logica. Il mondo è cambiato, se quelli più adulti non decidono di cambiare i giovani vengono mangiati, dappertutto.

    Come chiedersi se Mtv ha creato quel pubblico o piuttosto il contrario. E’ problema schizofrenico di paternità, un riflettersi incrociato che fornisce dubbi sullo stesso potere d’immedesimazione, visto dall’esterno.
    Il merito che posso riconoscere ad Mtv è di essere costituita da una squadra di giovani che viene continuamente rinnovata. Tornando a prima: non puoi avere quarant’anni ed impartire lezioni a qualcuno, perché i giovani cambiano canale.

    La generazione di cui parli nel tuo libro sicuramente non vede le ragazze indossare i pantaloni a vita bassa. Però, se puoi attingervi qualcosa, nonostante il salto di dieci anni, senz’altro c’è la venerazione sfrenata per la tecnologia, il gusto per le utilità high-tech. Quanti I-pod hai?
    (ride) Nessuno. La tecnologia non ha nulla di straordinario, fa parte dell’uso e consumo quotidiano. Tu stesso stai registrando con un registratore, neanche digitale ancora. Il cellulare è parte della nostra vita, Internet è imprescindibile.
    Sto pensando di comprare l’I-pod non tanto per ascoltare la musica, ma quanto ai tanti podcast interessanti che stanno circolando in rete, e che mi piacerebbe sentire mentre cammino per strada.

    Ci sono persone che hanno avvertito la dannosità di alcune tecnologie e allora le stanno abbandonando. Quando hai parlato di podcast mi è venuto in mente Daniele Luttazzi, che scrive sul suo sito: “La logica del potere è il numero. Più contatti, più il blog relativo diventa potente. E temuto. E rispettato. E strumentalizzato, soprattutto da chi lo fa. Ho notato che un blog tende ad assecondare le derive populistiche, di chiunque. Per bloccarle sul nascere, questo blog torna a essere slow e one-to-one.” Beppe Grillo non si è ancora convinto a chiudere il suo. Che ne pensi?
    E’ una scelta venirne fuori. Se fai un blog vero, però, non ti ergi a leader. Il blog è interazione totale: inserisci un contenuto e un altro inserisce un commento che anima la discussione. In quello di Beppe Grillo non lo puoi fare: è piuttosto un suo giornale personale, da cui pontifica. E’ assolutamente apprezzabile, ma non è un blog.

    Ti correggo: nel blog di Beppe Grillo i commenti ci sono, quindi è in regola con il termine. Il problema è che ci sono più di mille commenti al giorno e forse diventa impossibile rispondere a tutti.
    Sì, intendevo che non c’è una reale interazione. Se non c’è interazione totale non sei un leader (oppure sì!). Il fatto è che se ti costruisci tutto un discorso e poi lo rinneghi perché non vuoi più fare il leader… Non ha molto senso.

    Anche perché Internet non è un mass-media, ma come giustamente dice Luttazzi è un one-to-one media, dunque si devono scegliere altri linguaggi. L’approccio di Beppe Grillo è sbagliato?
    No, non è sbagliato. Internet è democrazia, in quanto tale non c’è niente di sbagliato. Ben venga che ognuno proponga le sue idee. Il bello è che tutti possono avere un’idea e farla. Io ho fatto un libro e l’ho messo Internet spendendo solo 40 euro per registrare il sito.

    Ballard, nella postfazione di “Crash”, difende la fantascienza come territorio da cui esplorare lo spazio interno a noi. Il ‘fatto’ principale del ventesimo secolo è il concetto di possibilità illimitata. Il mondo che ci circonda è un puro parto fantastico: la tecnologia è un prolungamento delle nostre fantasie, delle nostre ansie; interfacciandoci a nuovi linguaggi, sfoghiamo le nostre patologie. In questo senso l’unico nodulo di realtà che ci rimane è quello che abbiamo nel cervello.
    Qualsiasi ampliamento delle nostre possibilità la vedo come una miglioria, non ci vedo nessun dramma. Se io vado in macchina, ed ho di fronte a me dieci bivi, aumento le mie possibilità: sono io a decidere dove andare. Se ho solo una strada non ho possibilità. Se ho tre canali televisivi la mia scelta è comunque ridotta.
    La tecnologia facilità tutto, quindi è positiva. Se è poi fruibile da tutti, low cost, ben venga. Penso alle tv di quartiere, alla maggiore facilità di produrre un film in digitale, che ne abbassa il costo, alle numerose radio su Internet, etc.
    Se la tecnologia rende le cose meno costose è sempre un vantaggio.

    Dieci anni fa, su Antenna 3, conducevi un programma per bambini. Io avevo telefonato a “Slurpiamo” ed avevo vinto una maglietta. Non mi è mai arrivata a casa. E’ arrivato il momento del riscatto: cosa mi dai?
    (ride) Ti posso offrire il mio giornale!


    Fonte: La Voce di Milano


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    08 febbraio, 2006

    Ricerca del lavoro:cresce l'uso di internet

    Consistente crescita (+42,3% rispetto all'anno precedente) di internet come strumento per cercare lavoro che passa dal 13% delle preferenze del 2004 al 18,5% del 2005. Milano, Roma, Cagliari, Torino, Napoli e Bologna sono, nell'ordine, le città in cui si cerca più lavoro on line. Il web è ormai secondo solo ai giornali (20,5%) che però hanno subito una consistente flessione rispetto al 2004 (33%). Lo rileva l'agenzia per il lavoro Metis Spa, comunicando i dati del suo Osservatorio riguardo ai canali maggiormente utilizzati da chi ricerca un'occupazione. In forte calo il canale tradizionale dei Centri per l'Impiego (1% delle preferenze). Tra le altre fonti di ricerca di lavoro tradizionali in calo anche il passaparola, utilizzato solo dal 14% degli intervistati. Le ricerche, suddivise a seconda del settore, della mansione lavorativa e dell'area aziendale a cui si sono rivolte, hanno mostrato le figure della cosiddetta produzione (operai generici e specializzati), al primo posto con il 12,7% delle ricerche effettuate, seguito dalle figure amministrative (impiegati amministrativi e contabili), seguono gli impieghi dei settori legale e finanziario (11,9%) e quelli del turismo (10,1%). Le figure commerciali in genere hanno poi ottenuto il 9,47%, quelle del settore bancario (8,2%), le mansioni di segreteria il 6,81%, gli informatici (7,23%), le figure della telefonia, in primis call center e promoter il 6,91%, le figure dell'area risorse umane (6,02%), le funzioni del marketing (4,68%), autisti e altre figure del settore dei trasporti (4,66%), le figure dell'ambito sanitario (3,25%), le attività di custodia e portineria (2,8%), le mansioni dell'istruzione (2,68%) e quelle della moda (2,45%).


    Fonte: Rai Utile


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    02 febbraio, 2006

    La Regione Sardegna entra nella Borsa Nazionale del Lavoro

    Il Sistema Informativo del Lavoro della Regione Sardegna, la rete informatica che collega i Centri per l’Impiego del territorio, raggiunge un nuovo obiettivo: i cittadini e le imprese sarde potranno accedere ai servizi della Borsa Continua Nazionale del Lavoro (Borsa Lavoro Sardegna, abbattendo le distanze geografiche e le differenze sociali. Alla base del dialogo tra la Regione Sardegna e la Borsa Nazionale del Lavoro c’è la tecnologia Microsoft .NET che consentirà quindi di portare il servizio a cittadini e imprese da un contesto locale ad uno nazionale.

    Il decentramento su base provinciale dei Servizi Pubblici per l’Impiego e le esigenze legate alla nuova Borsa Continua Nazionale del Lavoro hanno portato, a tutti i livelli, le amministrazioni pubbliche a implementare soluzioni informatiche per favorire il coordinamento delle informazioni a livello nazionale.

    Grazie alla tecnologia Microsoft, la Regione Sardegna ha rinnovato i propri servizi al cittadino, seguendo sia le direttive del Piano Nazionale di eGovernment sia le recenti indicazioni della riforma del mercato del lavoro introdotte dalla Legge Biagi che fanno dell’informatizzazione del sistema una priorità per razionalizzare e facilitare l’incontro tra domanda e offerta.

    Tempi di comunicazione ridotti, forti risparmi, riduzione del carico di lavoro burocratico, apertura del sistema a soggetti esterni come aziende, enti pubblici, agenzie di lavoro interinale: questi i principali vantaggi che l’adozione della piattaforma Microsoft ha garantito dal punto di vista tecnologico.

    Attraverso la rete del Sistema Informativo del Lavoro, in Sardegna domanda e offerta di lavoro si incontrano in modo razionale ed efficace, permettendo agli utenti di usufruire di servizi on line e informazioni sull’impiego e sul mercato del lavoro. Inoltre, grazie all'applicazione di regole certe e trasparenti, il sistema favorisce lo scambio tra offerte e domande di lavoro in un contesto di sicurezza, regolarità e qualità.

    Oggi la Sardegna è in grado di fare un passo ulteriore: il passaggio alla realtà nazionale, con il collegamento alla Borsa Continua Nazionale del Lavoro. In questo modo, tra le prime regioni in Italia, la Sardegna consente a cittadini e imprese di avvalersi di una serie di servizi aggiuntivi e di maggiori possibilità nella ricerca di lavoro o di lavoratori.

    Nel corso della recente presentazione del progetto alle Amministrazioni Provinciali della Sardegna, la Dott.ssa Maddalena Salerno, Assessore regionale del Lavoro, ha dichiarato: “Siamo lieti di annunciare l’integrazione del Sistema Informativo del Lavoro della Sardegna con la Borsa Continua Nazionale del Lavoro, che permetterà di razionalizzare e aumentare ulteriormente la qualità e l’efficienza dei servizi per l’impiego favorendo l’occupazione dei cittadini sardi all’interno di un contesto nazionale”.

    “L’integrazione del Sistema Informativo del Lavoro della Sardegna con la Borsa Continua Nazionale del Lavoro rappresenta un importante passo avanti nella realizzazione di una maggiore continuità territoriale con le altre Regioni d’Italia e contribuisce all’attivazione delle politiche comunitarie in materia di occupazione”, ha dichiarato Giovanni Stifano, Direttore Public Sector di Microsoft Italia. “La tecnologia Microsoft che è alla base del progetto ha permesso di dare un contributo gratificante, dal momento che uno degli obiettivi che ci prefiggiamo in ambito pubblico è proprio di offrire, grazie al supporto della tecnologia, soluzioni che facilitino l’interoperabilità e quindi il dialogo e lo scambio di informazioni tra le varie amministrazioni”.

    In particolare, il progetto ha previsto l’implementazione di porte di dominio – componenti che consentono di collegare le applicazioni all’interno del Sistema Pubblico di Connettività – sviluppate in ambiente Microsoft .NET attraverso EASI II Toolkit. Quest’ultimo è un framework per la realizzazione di infrastrutture di Cooperazione Applicativa nel rispetto delle linee guida tecniche emanate dal CNIPA.
    Il progetto è stato realizzato da un raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Accenture, HP, Metso, Tiscali.


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    01 febbraio, 2006

    Lavorare e guadagnare sul web: soldi facili e truffe

    Stando a quanto dice la rete, i soldi facili sul web sono possibili. Sono decine i siti che vengono fuori digitando la semplicissima richiesta «guadagnare + internet» sulla stringa di ricerca. Basta scegliere tra le infinite proposte che saltano fuori e, seduti comodamente sulla propria poltrona di casa, guardare il conto in banca che cresce spropositatamente.

    Ovviamente, la gran parte, se non la quasi totalità, delle offerte di lavoro nasconde alcune innegabili «sorprese». Molte società dai nomi accattivanti propongono agli utenti della rete di pagarli per leggere mail. Altre, invece, invitano dietro compenso a partecipare a discussioni su blog. Altre ancora sono disposte a pagare per inondare le caselle di posta dei malcapitati di questionari da centinaia di domande, a cui rispondere al compenso di un dollaro.

    Gli sperati guadagni che si profilavano all'inizio, insomma, smagriscono via via che si selezionano le proposte. E non è difficile neppure trovare siti che chiedono soldi nello stesso momento in cui «offrono» soldi. Come è possibile? La ragione dell'esborso è racchiusa in una sola parola: formazione.

    «Formazione» per addetti vendite, per esperti marketing, per manager di filiali. Ce n'è per tutti i gusti, o quasi. Ma la musica è sempre la stessa: se vuoi lavorare e guadagnare attraverso la rete e comodamente adagiato sul tuo divano, devi partecipare ad uno di questi corsi. E pagare per parteciparvi. Dopo di chè la tua attività potrà comiciare senza ostacoli. E dal tuo pc, con una valanga di mail, potrai cominciare ad inondare le caselle di posta dei tuoi amici-nemici con migliaia di messaggi promozionali. Perchè è di questo che spesso si tratta: pura pubblicità. Le reclame non passano più attraverso i normali canali.

    Diventano astute. O meglio «virali», come direbbero i tecnici del settore. E, per riciclarsi e diffondersi all'infinito, si dividono in una serie di «catene di Sant'Antonio» che attraversano il globo. Quale mezzo migliore di internet? Ma sul web corrono anche tante altre insidie. I profitti promessi dalle società che offrono questo genere di lavori a volte possono non consistere in somme di denaro.

    Alcune aziende di promozione, infatti, preferiscono pagare i propri «collaboratori autonomi» non con monete sonanti, ma in premi. O, peggio, in merce. E così è possibile ritrovarsi la casa invasa da una decina di aspirapolveri cinesi o robot da cucina made in Taiwan.


    Fonte: La Stampa


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    Lavoro: Internet è il secondo canale di ricerca

    Internet e' diventato il secondo canale per la ricerca di opportunita' lavorative dopo i giornali, che perdono preferenze rispetto al 2004. E' quanto emerge da un'indagine dell'agenzia per il lavoro Metis sui canali piu' usati da chi ricerca un'occupazione. Dallo studio emerge una consistente crescita di internet come strumento per cercare lavoro (piu' 42,3 per cento rispetto all'anno precedente). Il web e' secondo solo ai giornali (20,5 per cento) che pero' hanno subito una flessione rispetto al 2004, in cui rappresentavano il 33 per cento. In forte calo i canali tradizionali - i Centri per l'impiego (ex Uffici di collocamento) - in passato molto utilizzati, che hanno dovuto cedere il passo alla nuova forma di ricerca occupazionale. Tra le altre fonti di ricerca di lavoro tradizionali in calo anche il passaparola, utilizzato solo dal 14 per cento degli intervistati. La categoria degli operai e' quella che trova piu' lavoro online (12,7 per cento), seguita da quella degli amministrativi (11,9 per cento). E' risultato inoltre che gli italiani cercano lavoro di lunedi' (19 per cento), la domenica solo l'1 per cento e che Milano, Roma e Cagliari sono le citta' dove si cerca piu' lavoro online.


    Fonte: MyTech


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    30 gennaio, 2006

    Parte la Borsa nazionale del lavoro

    E' on line la Borsa continua nazionale del lavoro, un'iniziativa del ministero del Welfare e di quello delle Regioni, è un nuovo servizio Internet per l'incontro domanda-offerta di lavoro rivolto a cittadini, imprese, intermediari pubblici e privati. Www.borsalavoro.it, uno dei pilastri sui quali si basa la riforma Biagi, intende essere un punto di incontro fra domanda e offerta di lavoro. Sul sito le imprese possono consultare le candidature, pubblicare annunci e richiedere nuovi codici Inail di accesso. Al sito accedono anche intermediari pubblici e privati autorizzati o accreditati possono visualizzare e pubblicare annunci relativi alle richieste di personale da parte delle imprese; utilizzare le candidature dei lavoratori per ricercare personale e segnalare i profili alle imprese; conferire i dati relativi alle candidature e alle offerte di lavoro raccolte; sviluppare i servizi in cooperazione con la rete pubblica e condividere informazioni; condividere informazioni, notizie, documentazione e soluzioni operative. Anche i cittadini possono accedere al sito per consultare le offerte o inviare il proprio cv senza l'utilizzo di intermediari. “I cittadini e le imprese - spiega una nota sul sito - possono fruire dei servizi di incontro domanda e offerta di lavoro per il tramite dei nodi regionali. In via temporanea e sussidiaria, fino a quando non saranno attivi tutti i nodi regionali, i cittadini domiciliati e le imprese o intermediari con sede in regioni non ancora collegate al network di Borsa possono accedere ai servizi utilizzando il Portale nazionale Borsalavoro.it”.
    Al momento sono attivi i nodi regionali di Abruzzo, basilicata, Calabria, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia, Veneto, Sardegna e Piemonte.


    Fonte: distrettopmi.it


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    Una proposta di legge sul telelavoro

    Il telelavoro ha progressivamente coinvolto sempre maggiori strati della popolazione e nuove professionalità, crescendo proporzionalmente all’utilizzo di internet e alla sua diffusione come strumento aziendale.
    Il Governo ha introdotto la Delega per il telelavoro, assegnata al Sottosegretario al Welfare ed alle Politiche sociali Roberto Rosso.
    Una proposta di legge orientata alla soluzione dei problemi reali dei telelavoratori è stata presentata dal deputato di Forza Italia Daniele Galli.
    In chiusura di legislatura il deputato novarese ritiene che sia importante presentare un progetto di legge che sia attento ai problemi del lavoro nella sua evoluzione. Galli lancia quest’iniziativa come proposta al prossimo Parlamento.
    «Fino ad ora ci si era limitati agli aspetti infrastrutturali, agli sconti e contributi per l’acquisto di prodotti informatici e per l’accesso in internet, agli aspetti di privacy e tutela dei dati o al mero adattamento delle regole in ambito lavorativo ad un nuovo mezzo di comunicazione e di trasmissione dei dati - dichiara Daniele Galli – In sostanza quando la politica non ha fatto colossali danni al settore: mi riferisco ai casi della privatizzazione Telecom, alla mancata sorveglianza e gestione della bolla speculativa della new economy, alla liberalizzazione dei domini internet italiani e alle leggi conseguenti (...).


    Fonte: corrieredinovara


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    24 gennaio, 2006

    Il Telelavoro nella PA

    Sono molte le nozioni di telelavoro fornite dagli studiosi. Quasi tutte, facendo riferimento al prefisso "tele", che accomuna distanza fisica e sussistenza di strumentazione informatica, hanno in comune il fatto di considerare quali elementi l'utilizzo di strumenti informatici e l'esistenza di una certa distanza fisica tra il telelavoratore e la sede dell'impresa. Ma è possibile capire questo alternativo modo di lavorare anche analizzando cosa non è il telelavoro: innanzitutto non vuol dire stare tutti a casa o lavoro a domicilio. E' solo un diverso modo di lavorare, che a prescindere dalla definizione adottata, deve essere analizzato nelle sue diverse categorie. E', infatti, importante sapere in che modo si può telelavorare. Si possono individuare almeno cinque categorie di telelavoro, a ciascuna delle quali corrisponde una diversa modalità di affrontarlo. In primis, le cosidette forme pure del telelavoro, quali il telelavoro individuale dipendente, il telelavoro individuale indipendente, il telelavoro di gruppo dipendente, l'ufficio mobile e l'azienda virtuale. Esistono anche diverse categorie del telelavoro previste dall'Ue: il telelavoro a domicilio e a tempo pieno per un unico datore di lavoro, il lavoro a domicilio part time, il lavoro free-lance a domicilio e il telelavoro mobile. Infine, bisogna conoscere quali sono i soggetti che caratterizzano tale tipologia di lavoro. Infatti, per individuare quanto un lavoratore e un datore di lavoro possono telelavorare, quindi essere idonei, occorre fare riferimento alle attitudini, allo status giuridico e alle attività telelavorabili. Naturalmente, bisogna tener conto che, come in tutte le tipologie di lavoro esistono vantaggi e svantaggi di cui è importante tener conto.


    Fonte: raiutile


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    14 gennaio, 2006

    Motorelavoro: trovare lavoro in Rete è sempre più facile

    Il motore di ricerca specializzato nel mondo degli annunci professionali online potenzia i suoi servizi

    I motori di ricerca sono sempre più utilizzati dagli utenti, per navigare su Internet e trovare le risorse cercate in Rete. Questo è il dato che emerge dalle più recenti indagini sulle modalità di navigazione e di consultazione del Web.

    Seguendo questa tendenza, il sito , Motorelavoro si sta velocemente imponendo come un’importante risorsa dedicata alla ricerca di lavoro online nel panorama Internet italiano.

    Realizzata su modello del motore di ricerca più importante di Internet, Google, l’interfaccia di Motorelavoro è molto semplice e tutta incentrata sul contenuto specifico del sito.

    Nel ricco data base sono contenuti più di 21.000 annunci di lavoro. Il motore aggrega le informazioni e le risorse dei siti Internet dedicati alla ricerca di lavoro e le mette a disposizione degli utenti, ordinandoli per rilevanza e pertinenza dei risultati.

    Funziona esattamente come Google, ma ha specializzato il suo contenuto nel mondo del lavoro on-line. Per potenziare ancora di più i propri servizi, la società ha introdotto una nuova funzionalità denominata "Sguardo rapido", che permette agli utenti di consultare in pochissimo tempo decine di annunci.

    Una volta effettuata la propria interrogazione, l’utente può usare la nuova funzionalità per scorrere velocemente i risultati trovati, senza muovere il mouse o aprire altre finestre, usando semplicemente le frecce che compariranno sullo schermo.

    Il risparmio di tempo è notevole e, anche senza conoscere i siti Internet del settore, è possibile trovare tutti gli annunci professionali pubblicati online.


    Fonte: apogeonline.com


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    28 dicembre, 2005

    Offerte di lavoro: la Liguria nel mirino dei truffatori on line

    In genere, le offerte arrivano dal Nord Est, il Veneto in particolare, dove sembra che abbiano sede legale quasi tutte le società che mettono a disposizione «formidabili» opportunità di lavoro. Che però, una volta verificate, si rivelano solo formidabili truffe. La Liguria, in questo senso, è diventata terra di elezione. E più ancora che nel resto dell'anno, nel periodo delle festività sono stati tanti i cittadini, soprattutto giovani e giovanissimi residenti da Ventimiglia a La Spezia, che si sono visti recapitare proposte di impiego decisamente allettanti e sicuramente fasulle. In parte via posta, con lettere inviate a destino sulla base di recapiti presi direttamente da mailing list rese, chissà come, di pubblico dominio. Ma la nuova frontiera dell'inganno sembra sia rappresentata da internet: l'esempio più recente - un vero e proprio pacco natalizio - è quello di una pseudo società finanziaria che ha divulgato via e.mail una proposta di lavoro promettendo guadagni che vanno da mille a 5mila euro mensili per un'attività di non meglio specificato «rappresentante finanziario», da svolgere part time, senza obbligo di orario, anche a domicilio. «Non bastava trovarsi di fronte ad annunci-truffa tra le pagine delle rubriche di ricerca del personale sui quotidiani - commenta l'avvocato Sergio Scicchitano, delegato del Comune di Roma alla tutela dei consumatori -. L'ultima novità della truffa viaggia sul web. Le lettere con convocazioni a finti colloqui di lavoro erano già ben note, ma ora si aggiungono anche le bufale spedite via e.mail che in realtà si rivelano come tentativi di estorcere denaro».
    I consigli, per chi riceve questi inviti, sono lapidari: «Non fidarsi è meglio. Gli annunci con proposte di lavoro a domicilio - insistono gli esperti delle associazioni consumatori e utenti - offrono spesso grandi compensi per lavori non qualificati, promettendo comodità e facilità di esecuzione. Ma dietro l'apparenza del facile e lauto guadagno - è la conclusione poco edificante - si cela la delusione di un bidone bene architettato». Guai, in ogni caso, a comunicare ai presunti datori di lavoro gli estremi del proprio conto corrente bancario: «Chi cade nella trappola, finisce per ritrovarsi con il conto inesorabilmente svuotato».

    Fonte: IlGiornale


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    16 dicembre, 2005

    E’ on line un sistema informativo sui contratti di lavoro atipici

    E' on line un importante strumento di consultazione sui contratti di lavoro atipici. Nell'accezione di lavoro atipico si è soliti ricomprendere tutte le forme di impiego che non presentano le caratteristiche della stabilità del rapporto di lavoro e/o dell'orario pieno. Lo strumento di consultazione denominato Sirla , Sistema Informativo sui Contratti di Lavoro Atipici, è on line sul sito della Regione Liguria www.iolavoroliguria.it, sezione "lavoro", contratti atipici.
    Il sistema informativo è di facile accesso, consente di visualizzare immediatamente le informazioni che riguardano i soggetti interessati: Lavoratore o Impresa.
    Dopo aver selezionato il soggetto, si accede alle schede specializzate, relative a ciascuna delle forme di lavoro, che si presentano secondo una struttura definita in base ai principali aspetti connessi all'attuazione di ciascuno di questi contratti di lavoro.
    Le schede consultabili sono:

    Lavoro temporaneo:
    - Contratto a tempo determinato;
    - Contratto di inserimento;
    - Somministrazione di lavoro a tempo determinato.

    Alternanza formazione e lavoro:
    - Contratto di apprendistato;
    - Contratto di formazione e lavoro;
    - Tirocini formativi e di orientamento;
    - Tirocini estivi e di orientamento.

    Lavoro a orario ridotto, modulato o flessibile:
    - Contratto di lavoro a tempo parziale (Part Time);
    - Contratto di lavoro ripartito;
    - Contratto di lavoro intermittente (o a chiamata).

    Lavoro decentrato:
    - Lavoro a domicilio;
    - Telelavoro;
    - Somministrazione di lavoro a tempo indeterminato.

    Lavoro "atipico" in senso stretto:
    - Collaborazioni coordinate e continuative(non a progetto;
    - Contratto a progetto;
    - Collaborazioni occasionali;
    - Collaborazioni occasionali di tipo accessorio;
    - Prestazioni che esulano dal mercato del lavoro.

    Rapporti associativi di lavoro:
    - Lavoro del socio di cooperativa;
    - Associazione in partecipazione.


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    13 dicembre, 2005

    Annunci di lavoro on line e pubblicità ingannevole

    Troppo spesso dietro le offerte di lavoro on line si celano insidiosi annunci pubblicitari di strumenti indispensabili alle attività lavorative proposte, da acquistare obbligatoriamente su siti reclamizzati all'interno del sito contenente tali offerte. A seguito dell'ennesima segnalazione, l'associazione CODICI - Centro per i diritti del cittadino - ha presentato un ricorso all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiedendo la verifica della liceità di simili pratiche.

    In particolare, l'ultima vicenda ha riguardato un'assistita dell'associazione che dopo aver ricevuto un'offerta di lavoro allettante, nella sua casella di posta elettronica, veniva invitata a visitare un'altra pagina web per effettuare acquisti on line. "La proposta di lavoro - recitava l'annuncio - è rivolta a ragazze dai 18 ai 40 anni di età, può essere svolta liberamente da casa e senza alcun limite di orario, con una retribuzione mensile che va dai 500 euro fino ai 5000 euro". Tuttavia, per poter accedere a tale proposta, il candidato sarebbe dovuto essere in possesso di una webcam, acquistabile al costo di 25 euro su un sito accessibile direttamente dalla pagina contenente l'annuncio.

    La richiesta inoltrata al Garante concerne proprio questo punto, ossia se sia lecito persuadere l'utente verso l'acquisto di un prodotto su uno specifico sito mentre gli si offre un'opportunità di lavoro. Secondo l'associazione CODICI potrebbe configurarsi un reato di pubblicità occulta o ingannevole, che vanifica le finalità dell'annuncio orientandolo verso un mero scopo di lucro.


    Fonte: helpconsumatori.it


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    02 dicembre, 2005

    Borsa del lavoro: un'opportunità per chi cerca lavoro

    In otto regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia e Veneto) è già attiva la borsa continua del lavoro, il portale voluto dalla legge Biagi dedicato a privati e imprese.
    Basta digitare www.borsalavoro.it per iscriversi e inserire il proprio curriculum e valutare le proposte lavorative.
    La Borsa Continua Nazionale del Lavoro è un sistema informativo basato su una rete di nodi regionali che cooperano fra di loro attraverso il livello nazionale realizzato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
    Attraverso il network della Borsa i cittadini possono consultare liberamente le offerte di lavoro, inserire direttamente e senza necessità di intermediari la propria candidatura nel portale e rispondere a offerte di lavoro di proprio interesse.
    Per partecipare attivamente alla Borsa del Lavoro è necessario iscriversi inserendo i propri dati anagrafici e il profilo personale e professionale. L’iscrizione permette di rispondere direttamente agli annunci di lavoro pubblicati dalle aziende e di essere trovati ed eventualmente contattati da chi cerca personale.
    I cittadini che hanno domicilio in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia e Veneto, devono iscriversi direttamente attraverso le Borse regionali di appartenenza:

  • Abruzzo
  • Basilicata
  • Calabria
  • Lombardia
  • Molise
  • Puglia
  • Sicilia
  • Veneto


    In attesa della prossima attivazione, i cittadini delle altre regioni possono temporaneamente iscriversi attraverso il portale di borsalavoro.it che attualmente svolge una funzione sussidiaria.

    Qualche settimana fa ho "sperimentato" personalmente i servizi offerti dal nodo regionale lombardo della borsa continua del lavoro (borsalavorolombardia.net): potete leggere e seguire la mia esperienza da questo blog.


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    30 novembre, 2005

    Nuove professioni: Webmaster

    Descrizione:

    Il continuo e rapido sviluppo della tecnologia permette di presentare le informazioni in modi sempre più creativi, innovativi e dinamici. Tale sviluppo ha provocato la nascita di numerose nuove figure professionali, tra cui il webmaster, che progetta e sviluppa applicazioni, parti di applicazioni o servizi per l'ambiente web.
    E' responsabile dello sviluppo di applicazioni aziendali, anche di tipo e-business, basate sull'infrastruttura web. Può creare prototipi, simulazioni ed ambienti virtuali per rappresentare la soluzione proposta. Utilizza grafici, animazioni, audio e video.
    Normalmente opera all'interno di un team, ma può svolgere il suo ruolo anche in telelavoro. Oltre ad una spiccata competenza tecnica il webmaster è dotato di forte creatività che utilizza nell'interpretazione delle necessità degli utenti.

    Il webmaster si occupa dell'ideazione, della progettazione, dello sviluppo e dell'aggiornamento di siti internet. A seconda del livello di esperienza maturato e della realtà lavorativa in cui opera, si può occupare di parte o tutte le fasi di ideazione e sviluppo di un sito internet: definizione delle strategie di comunicazione, gestione e controllo dei contenuti, individuazione delle tecniche da adottare, promozione del sito, sviluppo e aggiornamento di pagine web e manutenzione. A sito ultimato, inoltre, il webmaster in genere rappresenta il punto di riferimento per gli utenti. Spesso lavora in collaborazione e coordina gli altri specialisti che lavorano nel settore (ad esempio, con l'art director per quanto riguarda l'ideazione grafica e contenutistica, con un tecnico web per la scelta delle soluzioni tecniche ottimali di navigazione del sito). In genere è un libero professionista ma può essere anche lavoratore dipendente di software house o aziende che a vario titolo e per diverse finalità gestiscono siti web.


    La figura professionale prevede i seguenti compiti e attività:

    · acquisire dal responsabile del piano editoriale del sito o direttamente dal cliente le specifiche di creazione del sito web;
    · Ideare autonomamente o in collaborazione con il web designer il sito dal punto di vista grafico e contenutistico: definizione della presentazione grafica ed editoriale, della struttura, dei link, etc;
    · Stendere un piano dei costi, dei tempi di esecuzione e delle persone coinvolte;
    · Progettare gli strumenti hardware e software ottimali per la consultazione e le prestazioni del sito;
    · Verificare con il responsabile del piano editoriale del sito (cliente) il progetto nel suo complesso e provvedere ad eventuali modifiche;
    · Gestire il rapporto con gli specialisti coinvolti nel progetto;
    · Sviluppare le pagine web e tutti i collegamenti inerenti;
    · Collaudare il corretto funzionamento;
    · Pubblicare il sito in rete: dopo il collaudo fuori rete, l'intero sistema di pagine html e tutti i collegamenti associati vengono caricati sul server di hosting;
    · Verificare il corretto funzionamento e l'efficienza del sito ed apportare eventuali modifiche;
    · Promuovere il sito: inserimento nei principali motori di ricerca, scambio di link con siti affini, etc;
    · Eseguire aggiornamento, manutenzione del sito;
    · Fornire assistenza e informazioni agli utenti del sito;
    · Occuparsi delle procedure di sicurezza del sito.


    Le competenze

    BASE
    Comprensione dell'architettura di un personal computer
    Comprensione di un architettura di un ambiente di rete
    Comprensione dei principali Web services
    Capacità di utilizzo dei principali motori di ricerca

    INTERMEDIE
    - Conoscenza delle problematiche dell'ambiente web
    - Capacità di realizzare pagine web
    - Conoscenza degli strumenti e dei processi di editing multimediale
    - Conoscenza dei prodotti office automation
    - Capacità di trattare file di immagini, animazioni, audio, video
    - Capacità di implementare software applicativi (spec. per area aziendale)

    AVANZATE
    - Capacità di progettare e modellizzare un'applicazione con metodologie object oriented
    - Capacità di progettare e implementare Data Base
    - Capacità di progettare un'applicazione
    - Capacità di realizzare applicazioni web
    - Capacità di progettare sistemi per la sicurezza
    - Capacità di realizzare siti web di e-commerce
    - Capacità di realizzare web services

    SOFTSKILL
    - Capacità di lavorare in gruppo
    - Conoscenze di "web usability" e architetture delle informazioni
    - Capacità e metodologia nell'affrontare e risolvere i problemi tecnici
    - Conoscenza della Lingua Inglese - livello intermedio


    Fonte:
    borsalavorolombardia.net
    assinform.it


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    28 novembre, 2005

    Quali sono le nuove professioni nell'Ict?

    Cominciamo il primo articolo sulle nuove professioni per il web per capire le reali attitudini e conoscenze richieste e le possibili carriere professionali.
    Secondo il progetto di Europrofiles, sono 17 i profili professionali di cui le aziende dell'information & communication technology (Ict) hanno bisogno.
    Europrofiles è un progetto che parte dall'Unione Europea e in oltre due anni di elaborazione e sperimentazione sul campo in Francia, Italia e Gran Bretagna sono emersi i profili professionali per l'ict ritenuti più interessanti e richiesti attualmente e nel prossimo futuro, con le relative conoscenze e capacità lavorative concrete e i percorsi formativi.
    Ecco i profili richiesti individuati da Europrofiles, divisi in tre macro-aree:

    Area Business:

    - Channel manager
    - Account manager

    Information Tecnology:

    - Consulente e-learning
    - Consulente Erp
    - Project manager
    - Multimedia producer
    - Sviluppatore software
    - Security manager
    - Web developer
    - Specialista di integrazione voci-dati

    Reti e telecomunicazioni:

    - Programmatore operativo di rete (project manager)
    - Progettista di rete
    - Sistemista di rete e servizi
    - progettista di Rete (pianificazione di rete)
    - Operatore di assistenza tecnica
    - Specialista di qualità di rete
    - Tecnico di centro controllo rete

    Negli annunci sui siti di cercalavoro e/o sui quotidiani, le competenze ricercate, oltre a quelle indicate da Europrofiles, sono:

    - Web Master
    - Programmatore Informatico Web
    - Grafico Web
    - Content Manager (o web designer)
    - Web surfer (o data miner)
    - Change manager
    - Information Broker
    - Web Advertiser

    L'elenco non è assolutamente esaustivo anche perché i nuovi mestieri di Internet sono in continua evoluzione.

    Le competenze ed attitudini necessarie da possedere per quasi tutte queste nuove professioni sono saper leggere l'inglese, non è necessario essere laureati anche se è preferibile, ma è assolutamente fondamentale avere un diploma e meglio se accompagnato da significative esperienze lavorative.
    Sono comunque numerose le società che ricercano giovani diplomati in materie tecniche da formare nella propria sede, facendoli specializzare nelle aree strategicamente e tecnologicamente più importanti del proprio business.
    Esempi sono le società di advertising online, per le quali la formazione sul campo è assolutamente indispensabile, non esistendo nessuna scuola che insegni cosa sia una impression o un clicktrough o come gestire un adserver.

    Nei prossimi articoli verranno definite le nuove professioni sopra elencate, spiegando concretamente di cosa si occupano e quali sono le competenze da possedere per le persone che vogliono lavorare o riqualificarsi nell'Ict.


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    24 novembre, 2005

    La struttura del Curriculum

    Fonte: borsalavorolombardia.net


    Il curriculum va impostato per sezioni in sequenza logica:

    Dati anagrafici
    Devono essere indicati nome e cognome, numero di telefono e di cellulare, indirizzo di posta elettronica. Vanno precisati luogo e data di nascita e l'indirizzo.
    Chi ha svolto il servizio militare può scrivere "obblighi di leva assolti".
    Può essere riportato lo stato civile, pur non essendo indispensabile.

    Studi compiuti
    Se si ha una laurea, si mette per prima. Il voto va sempre indicato, a meno che non sia molto basso. Insieme al voto di laurea vanno riportati:
    - anno di conseguimento della laurea;
    - università;
    - facoltà e argomento della tesi.
    Seguono eventuali master e corsi post-laurea. Il diploma superiore si cita solo se può essere significativo per il destinatario.
    Del diploma superiore va indicato l'anno di conseguimento, il voto solo se molto positivo.
    In certi casi può essere opportuno evidenziare se si è seguito un indirizzo di studi specifico.

    Esperienze professionali
    E' la parte più significativa del curriculum. Gli elementi da indicare per ogni esperienza professionale sono:
    - il periodo di tempo occupato;
    - il nome dell'azienda;
    - il settore di mercato in cui opera;
    - la posizione ricoperta

    Partite dalle esperienze più recenti. Per l'ultima esperienza lavorativa, indicate le attività compiute e il grado di responsabilità, le caratteristiche dei progetti sviluppati e i risultati ottenuti.
    Anche le esperienze di stage devono essere evidenziate: breve descrizione dell'esperienza compiuta, dell'ente e delle qualità sviluppate.
    Vanno riportate tutte le esperienze maturate, anche quelle in nero. In caso di colloquio, basta raccontare la situazione reale: il selezionatore è interessato solo alle competenze acquisite dal candidato e non al contratto con cui è stato inquadrato.
    Se le attività lavorative sono molte, evidenziate quella più attinente al campo di attività del destinatario del curriculum.

    Esperienze formative
    Va qui indicato:
    - il titolo del corso;
    - la durata;
    - l'ente organizzatore;- la votazione ottenuta.
    In caso di più attività di formazione è utile evidenziarne una a seconda del destinatario del curriculum.

    Conoscenze informatiche
    In generale è importante indicare:
    - gli ambienti operativi (Windows, Unix);
    - programmi di uso generale (Word, Excel, Power Point);
    - altri programmi fondamentali per la propria area professionale;
    - i corsi di formazione seguiti e la durata;
    - l'utilizzo di Internet con eventuale conoscenza di linguaggi specialistici (java, html).

    Lingue straniere
    Per ogni lingua conosciuta vanno indicate:
    - il livello (scolastico, buono, ottimo, madrelingua);
    - le certificazioni conseguite;
    - i corsi seguiti in Italia e all'estero, indicandone la durata, i periodi di stage all'estero, l'eventuale pratica per motivi di lavoro o scolastici.

    Hobby e interessi personali
    L'indicazione di hobby e interessi personali è utile al selezionatore per tracciare meglio un profilo del candidato. Si possono indicare: sport praticati, interessi per la lettura, la scrittura o il cinema, viaggi, attività di volontariato.
    Non è indispensabile inserire hobby o interessi, ma vale la pena di farlo se si ritengono significativi e collegati in qualche modo all'area professionale a cui ci si rivolge.


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    21 novembre, 2005

    Come scrivere il Curriculum Vitae

    Il curriculum efficace è quello che viene personalizzato, pensato e riscritto per ogni autocandidatura o risposta ad un annuncio.
    Occorre quindi rendere adatti i contenuti del curriculum in funzione dell’interlocutore, cosa che spesso non è semplice da fare.
    Nel svolgere questo compito è sicuramente d’aiuto porsi la domanda: Che cosa si aspetta l'interlocutore? Oppure mettersi nei panni del selezionatore e cercare di rispondere in modo convincente alla domanda: Perchè dovrebbe scegliere proprio te?
    Dal punto di vista pratico, nel compilare il curriculum occorre applicare alcuni accorgimenti. Bisogna mettere in risalto certi aspetti che possono essere importanti per una certa azienda mentre possono risultare insignificanti o addirittura incongruenti per altre. Ad esempio un'esperienza per noi secondaria e poco gratificante può essere invece quella su cui puntare per cogliere l'interesse del selezionatore.
    Allo stesso modo, la lettera di accompagnamento può contribuire a rendere efficace il curriculum scrivendola in relazione alla posizione a cui ci si rivolge.

    Un buon curriculum deve essere inoltre facilmente leggibile e sintetico perchè chi si occupa di selezione del personale di solito impiega poco tempo per guardarlo e valutarlo.
    Il curriculum dovrebbe essere non più lungo di due pagine e curato nell'impaginazione per aiutare chi lo sta leggendo a trovare in modo rapido le informazioni che cerca.
    Conviene inoltre rileggere più volte il curriculum e prestare attenzione all'ortografia perchè un errore d'ortografia oltre ad essere una brutta figura, può far sì che il tuo curriculum venga cestinato.

    Infine, ecco un elenco di errori da non commettere per non penalizzare l’efficacia del curriculum:

    - Allegare certificati e/o fotografie a meno che non sono stati richiesti;
    - Allegare referenze personali;
    - Fare riferimento a questioni di denaro: bisogna proporsi nell’ottica di soddisfare un’esigenza del vostro interlocutore e non di soddisfarne una vostra;
    - Mentire: durante il colloquio si verrebbe immediatamente scoperti;
    - Lasciare vuoti temporali tra un'occupazione e l'altra. Se questo capita, bisogna spiegarne le cause.


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    18 novembre, 2005

    Candidarsi on-line

    In questo articolo vengono dati alcuni suggerimenti ed accorgimenti da adottare per rendere più efficace la propria candidatura on-line.
    Il Curriculum e l'eventuale lettera di presentazione possono essere la risposta ad un annuncio letto su un quotidiano oppure una candidatura spontanea.
    Nel primo caso spesso nell'inserzione viene data la doppia possibilità di inoltrare il curriculum per posta ordinaria o per e-mail. Il vantaggio evidente di rispondere on-line è la velocità perché con un solo click il curriculum è immediatamente disponibile al selezionatore.
    Sia che si tratti di una risposta ad un'inserzione e sia che si tratti di un'autocandidatura, la mail che viene inviata rappresenta la classica lettera di accompagnamento al curriculum.
    Nella mail è importante indicare con precisione l'oggetto della comunicazione, soprattutto se si tratta di un'autocandidatura. Per esempio: "Proposta di candidatura di un neolaureato in fisica per l'area Ricerca e Sviluppo", oppure: "Proposta candidatura vostra area vendite, 4 anni di esperienza nel settore bianco".
    Se si risponde ad un'inserzione occorre indicare invece il riferimento: "Riferimento vostra inserzione 'Analista Quantitativo ', Corriere della Sera del 18 novembre.
    Personalmente quando invio una candidatura spontanea, ritengo indispensabile precisare le motivazioni che mi hanno indotto a candidarmi per quella azienda, sintetizzando le mie competenze o esperienze focalizzandole sia in relazione alla posizione sia in relazione alla realtà a cui mi sto indirizzando.
    Nel caso di una risposta ad un'inserzione, di solito preferisco inviare solo il Curriculum, ma poichè qualcosa bisogna pur scrivere nella mail, la forma che di solito utilizzo è la seguente:

    La presente per rispondere alla Vostra inserzione pubblicata sul "Corriere della Sera" in data 18 novembre 2005, per la posizione di Analista Quantitativo.

    In allegato Vi invio il mio Curriculum Vitae con autorizzazione
    al trattamento dei dati personali (D.Lgs. 196/2003).

    In attesa di un Vostro sollecito riscontro, porgo cordiali saluti.

    Francesco Rossi


    Ecco le cose da non dimenticarsi prima di inviare in allegato il Curriculum:

    - Salvare il Curriculum con il proprio nome e cognome: in questo modo non si rischia di far smarrire il documento tra i molti che arrivano all'ufficio di selezione del personale;
    - Meglio non riportate disegni, illustrazioni o artifici grafici perché potrebbero appesantire la ricezione del curriculum;
    - Ricordarsi di inserire a nota del curriculum la liberatoria per la legge sulla privacy (ad esempio: "Vi autorizzo a utilizzare i miei dati per la vostra ricerca di personale ai sensi del D.Lgs. 196/2003). Il rischio, in caso contrario, è di essere automaticamente scartati da chi si occupa di selezione;
    - Se avete un sito web personale, conviene inserirlo nel curriculum solo se si è veramente esperti e se questo può, in qualche modo, essere ricollegato alla posizione per cui ci si propone. In tal caso impostare il curriculum come ipertesto con collegamenti diretti al vostro sito web;
    - Se l'inserzione richiede l'invio della vostra fotografia, bisogna salvare l'immagine con una risoluzione non troppo elevata e allegare il file compresso perchè alcuni server tagliano i messaggi "pesanti".


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    12 novembre, 2005

    Ladri di curriculum nel tuo blog!

    Chi possiede un blog personale e lo ha arricchito del suo curriculum professionale rischia di diventare preda di un “cooptatore”.
    Sul Corriere della Sera di ieri (11 Nov. 2005) è apparso un articolo che parla di questa nuova pratica che si sta diffondendo in chi fa ricerche di personale senza rispettare le regole e tramite internet.
    Il “cooptatore” saccheggia i blog con lo scopo di stanare i cosiddetti candidati passivi, quelli cioè che non leggono le offerte di lavoro sul web e tanto meno sui giornali, ma si ritiene potrebbero essere interessati a una nuova opportunità di impiego.
    Queste informazioni così raccolte vengono poi proposte alle aziende come profili professionali selezionabili a basso costo. Tutto questo viene fatto infischiandosene della privacy e della riservatezza e soprattutto senza l’autorizzazione a intermediare lavoro e a commerciare curricula, come invece vorrebbe la legge Biagi.

    Come si dice...blog avvisato…curriculum salvato!


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